di Mariavittoria Orsolato

“Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c'era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere”. Se la prende con la “stampa bolscevica” Silvo Berlusconi: dopo l’annuncio dell’innalzamento delle aliquote Iva al 20% per le pay tv e il progressivo calo di consensi sul suo governo, il cavaliere la mette sul personale e rimprovera velatamente Mieli, Anselmi e colleghi di dimenticare che Murdoch è un birbantello conflittuale almeno tanto quanto lui. Ma il cavaliere mascarato ha timore degli spot di Murdoch; nessuno più di lui, che ha dato inizio alla sua discesa in campo utilizzando personaggi tv sulle sue reti, sa quanto lo schermo sia portatore di voti, oltre che d’interessi. E che il suo mezzo preferito nell’occasione gli si rivolti contro, non lo fa stare tranquillo.

di Mariavittoria Orsolato

Cosa si può fare con 1,33 euro al giorno? Si può comprare un biglietto dell’autobus, una barretta di cioccolata in tabaccheria o al massimo una di quelle baguette scongelate e imbustate che si trovano al supermarket. Tutto qui. Non ci deve aver pensato molto il ministro delle finanze creative - il nostro Giulio Tremonti - quando, nel pieno della crisi economica che attanaglia il mondo conosciuto, ha annunciato l’arrivo della “social card”, il bancomat postale che con 40 euro al mese pretende di risollevare le sorti del consumo e di alleviare gli stenti di quel 13% di italiani che vive sotto la soglia di povertà. In molti l’hanno già definita “l’elemosina governativa”, una forma di carità travestita da manovra del welfare, ma il responsabile del dicastero di via XX settembre non ci sta e ribadisce: “Rifiutiamo l’interpretazione della social card quale visione compassionevole della società. Noi pensiamo che a questi soggetti 40 euro servono, fanno la spesa di beni di consumo di base”. Peccato che con 40 euro non si riempia nemmeno metà del carrello della spesa di beni di consumo di base, ma questo a Palazzo non si può sapere.

di Mariavittoria Orsolato

Tra i tanti divorzi celebri del 2008, da quello di Madonna alla nostra personalissima “guerra dei rossi” - parafrasando con spirito cinefilo la querelle correntista del Pd - spicca nel nostro stivale un fenomeno politico che, se ancora divorzio non è, è sicuramente separazione in casa: stiamo parlando del pluriennale ma ormai dissolto connubio della destra italiana con San Pietro. Il Pdl non è nuovo alle tirate d’orecchio vaticane, già a luglio i vescovi avevano giudicato “deprecabile” l’idea di prendere le impronte ai bimbi rom; a settembre poi la Santa Sede ammoniva duramente il governo per la scarsa considerazione nei confronti dei rifugiati. Sulla stessa lunghezza d’onda l’editoriale di Famiglia Cristiana firmato da Beppe Del Colle, con cui l’organo di stampa dei paolini ha aperto l'edizione scorsa del suo settimanale. Nell’articolo si puntava l’indice contro la nuova ed aggiornata versione del fantomatico pacchetto sicurezza targato Maroni: “Indegno di uno stato di diritto”, questo il giudizio che Famiglia Cristiana riserva alla proposta di legge al vaglio del Senato nei prossimi giorni.

di Rosa Ana De Santis

L’abbiamo vista sorridente e composta alle Invasioni Barbariche. Più vigorosa e rigida da Matrix. Un soldato del partito, una tifosa indottrinata a dovere che ha studiato con cura la propaganda delle virtù berlusconiane. Bellissima. E’ il nostro Ministro delle Pari Opportunità. In soli due anni un’ascesa repentina, una cometa nel panorama istituzionale nostrano. Lei, che di stelle se ne intende, a destra. Così titola il suo libro. Pronta a difendersi dalla ferocia - come lei la chiama - delle insinuazioni che le piovono addosso. Quelle per cui sembra strano e suscita dubbi, a tratti ilarità, che in cosi poco tempo una giovane donna, il cui successo mediatico stava nelle sue forme esuberanti ora castigate da abiti d’occasione, con così breve esperienza politica potesse arrivare a fare il ministro. Rimangono dubbi su presunte scorciatoie, ma certezze in un impegno sul campo quasi inesistente. Intercettazioni sì o intercettazioni no. Perché non c’entra nulla l’anagrafica, il genere e la sua indubitabile bellezza. Tornano utili come argomenti di difesa, ma soffrono di un eccesso di ingenuità.

di Eugenio Roscini Vitali

Sacconi e la Marcegaglia hanno vinto e lo hanno fatto grazie al ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, che sul fronte della tutela sul lavoro ha aggirato l’articolo 2112 del codice civile, quello che protegge i diritti dei dipendenti di quelle imprese che in momenti di crisi decidono di cedere interi rami aziendali. Questa la legge in vigore fino a ieri: “Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda: in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento….. Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento…….”. L’assalto è avvenuto come al solito in modo sibillino, davanti agli occhi di un’opposizione divisa ed alienata dai problemi interni, problemi che evidentemente non gli permettono di reagire.


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