Mentre il G7 ha deciso di continuare ad oltranza il loro sostegno militare al moribondo regime di Zhelensky, sta per cominciare l’inutile e farsesca “Conferenza di pace” in Svizzera e il governo italiano precipita definitivamente in confusione, con Crosetto che smentisce la mattina dopo quello che Tajani ha dichiarato la sera prima e viceversa. Una speranza arriva dalla Cina popolare, che ha rilanciato le sue proposte di pace auspicando che le parti belligeranti si incontrino “a metà strada”.

Se i guai legali in cui è invischiato Donald Trump possono rappresentare un qualche problema in termini di consensi elettorali, di certo non lo sono per un lungo elenco di ultra-facoltosi finanziatori che, da Wall Street, vedono l’ex presidente repubblicano come l’opzione più gradita per i prossimi quattro anni. Un articolo pubblicato questa settimana dalla testata on-line Politico ha evidenziato come le riserve espresse in seguito al tentativo di ribaltare l’esito del voto nel 2020 si stiano progressivamente dissolvendo man mano che la prospettiva di un ritorno alla Casa Bianca di Trump si fa più concreta.

La pesantissima lezione impartita nel fine settimana dagli elettori francesi e tedeschi rispettivamente al presidente Macron e al cancelliere Scholz sono la diretta e inevitabile conseguenza delle politiche impopolari e, a tratti, oggettivamente suicide dei governi di Parigi e Berlino soprattutto negli ultimi due anni. I risultati delle europee nei due paesi di maggior peso dell’Unione riflettono la tendenza generale emersa da una quattro giorni di voto segnata, oltre che dall’astensionismo, dall’avanzamento dell’estrema destra populista e dalla flessione dei partiti moderati e, in particolare, dei Verdi.

Ci sono pochi dubbi che il messaggio uscito dalle urne sia di profonda sfiducia nei confronti di governi nazionali e istituzioni europee, percepite sempre più come espressione degli interessi dei poteri forti e impegnate in una vera e propria guerra contro lavoratori, classe media e piccole imprese. Anche dove i partiti di governo sono stati apparentemente premiati, come in Italia, la bassissima affluenza ha comunque confermato lo scarso entusiasmo complessivo. Sempre in Italia, i votanti sono scesi ad esempio sotto il 50% per la prima volta in una consultazione europea, ma i numeri sarebbero stati ancora più bassi se in concomitanza non si fossero tenute le amministrative.

“Tutti voi qui presenti oggi siete stati iscritti nella storia della lotta palestinese. Ci siamo riuniti a Detroit, alla Conferenza Popolare per la Palestina, con oltre 3.500 persone provenienti da tutto il Nord America e decine di migliaia di persone online. Abbiamo reso chiaro il nostro messaggio: noi, il movimento per la Palestina in Nord America e in tutto il mondo, siamo qui per lottare fino alla vittoria.”

L’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia è stato un trionfo di finzione e ipocrisia, un uragano di retorica bellicista che ha spacciato per verità storica la narrativa atlantista sulla seconda guerra mondiale. E’ stata una manifestazione atlantista e anti-russa e non la celebrazione di un avvenimento storico. Parole e musica di un blocco imperiale che, non pago delle prime due, tenta ora di portare l’Europa alla terza e definitiva guerra mondiale.

Invertiti ruoli e meriti, ignorati i fatti storici, si è dato vita ad uno show propagandistico privo di ogni decenza storiografica e politica. Senza nessun pudore, è stata esclusa la Russia che sconfisse l’orrore nazifascista pagando un prezzo enorme: 22 milioni di morti e non i 170.000 statunitensi, valsi poi 80 anni di dominio successivo degli Stati Uniti sull’Europa.

Una celebrazione puramente ideologica del D-day, dove la manipolazione della verità e della memoria sono stati il testo-guida della fiction. Esaltato oltre ogni verità l’apporto degli USA alla vittoria contro Hitler, è stato cancellato il ruolo decisivo ed unico dell’URSS, perché la manifestazione, lungi dal ricordare, serviva solo come spot antirusso.


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