Le immagini e le statistiche ufficiali della strage in corso a Gaza consegnano alla comunità internazionale un quadro devastante della realtà che stanno vivendo da nove mesi i palestinesi nella striscia. La situazione effettiva potrebbe essere tuttavia, anzi è senza dubbio, infinitamente più grave e drammatica, come ha messo in luce un recente studio pubblicato dall’autorevole rivista scientifica medica The Lancet. È il numero complessivo dei morti causati direttamente e indirettamente dall’aggressione israeliana a essere sbalorditivo, soprattutto se si considera che il calcolo proposto dalla pubblicazione inglese appare esso stesso sottostimato.

Come in un noto film di Moretti, dove tutti si svegliano presto per vedere l’alba che sorge però alle loro spalle senza che se ne rendano conto, l’attesa per la vittoria di Marie Le Pen e il suo rassemblement è stata superata da un sole diverso che in pochi avevano visto arrivare. Il Nuovo Fronte Popolare, guidato da La France Insoumise, dai Socialisti e dai Verdi, oltre a forze politiche minori, ha fermato l’avanzata xenofoba e fascista che aveva riunito nel blocco del Rassemblement ogni area dell’islamofobia e del razzismo francese. Sono la terza forza politica in Francia ma tanta forza corrisponde ad altrettanta impotenza per mancanza di possibili alleanze.

Dopo la clamorosa sentenza emessa lunedì dalla Corte Suprema americana, la natura del governo degli Stati Uniti potrebbe cambiare radicalmente. La maggioranza ultra-conservatrice dei giudici ha riconosciuto una “parziale” immunità legale al presidente, trasformandolo di fatto in un soggetto al di sopra della legge e quindi, per quelle azioni compiute nell’esercizio delle proprie funzioni, non perseguibile potenzialmente per nessun crimine. Il caso specifico riguarda Donald Trump e avrà ripercussioni sulla campagna elettorale in corso e le elezioni di novembre, ma le implicazioni sono molto più ampie e gettano solide fondamenta per la creazione di una vera e propria dittatura presidenziale.

Per la seconda volta nell’arco di poche settimane, il presidente francese Macron ha incassato nelle elezioni anticipate di domenica una pesantissima sconfitta che equivale nuovamente a un netto rifiuto delle politiche anti-sociali e guerrafondaie promosse di comune accordo con i vertici europei. L’aritmetica della distribuzione dei seggi nella prossima Assemblea Nazionale sarà decisa dopo il secondo turno del 7 luglio, ma la scommessa dell’inquilino dell’Eliseo risulta già persa in maniera più che evidente. Quella che non è ancora chiara è invece l’identità del nuovo governo. Anche se l’estrema destra dell’ex Fronte Nazionale, ora “Rassemblement National” (RN), è nettamente il primo partito, possibili alleanze tattiche, patti di desistenza e manovre politiche più o meno esplicite potrebbero alterare notevolmente gli equilibri emersi dopo il primo turno.

I risultati elettorali europei, sebbene abbiano indicato un malessere diffuso tra gli elettori, hanno consentito comunque il mantenimento degli equilibri politici del precedente assetto. E’ arrivata dunque la conferma per Ursula Von der Leyen alla guida della Commissione e del blocco di Socialisti, Popolari e Liberali a sostegno. Sfumato l’allargamento a destra verso i Conservatori: le polemiche dopo l’inchiesta giornalistica che ha fatto emergere l’antisemitismo, il razzismo e le nostalgiche fasciste nel movimento giovanile del partito della Meloni, hanno definitivamente sepolto l’idea di un allargamento della maggioranza al gruppo dei Conservatori europei dei quali Fratelli d’Italia è il maggior esponente e che ora assume il suo naturale ruolo di irrilevanza.

L’appoggio dei fascisti, infatti, sarebbe stato in palese violazione della Carta fondativa della UE ed è stato tassativamente escluso da parte dei socialisti, che tutt’al più, ove necessario per rafforzare la maggioranza a Strasburgo, prevedono l’adesione dei Verdi, ormai innocui, ridotti ad un impasto di liberismo ed atlantismo a tinte green.


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