Il bombardamento ucraino pochi minuti dopo la mezzanotte del primo giorno dell’anno contro una caserma che ospitava militari russi nella Repubblica Popolare di Donetsk è stato un chiarissimo messaggio dell’intenzione americana di provocare un’escalation del conflitto nel corso del 2023. Il raid ha causato, secondo la versione di Mosca, più di 60 vittime tra i soldati mobilitati dall’ordine di Putin dello scorso settembre ed è stato portato a termine dai missili HIMARS forniti e, forse, manovrati dagli Stati Uniti. Il bilancio è per la Russia il più grave sofferto in un singolo attacco dall’inizio delle operazioni in Ucraina, ma, nonostante l’aperto entusiasmo con cui è stato accolto a Kiev e in Occidente, sembra avere più un valore simbolico che un reale impatto sull’andamento della guerra.

Il ristabilimento dei rapporti diplomatici tra Siria e Turchia potrebbe segnare una tappa decisiva nella soluzione del conflitto che sta lacerando il paese mediorientale. Per questo motivo, il primo incontro ad altissimo livello dal 2011 tra esponenti del governo turco e di quello del presidente Bashar al-Assad qualche giorno fa a Mosca rappresenta un punto di svolta non solo per Damasco e Ankara, ma anche per la Russia e gli Stati Uniti, sia pure per ragioni diametralmente opposte.

La trattativa per un cessate il fuoco in Ucraina non sembra nemmeno sul punto di nascere ma in realtà tutti gli addetti ai lavori sanno che da tempo ormai gli Stati Uniti, di fronte all’insostenibilità militare e finanziaria del confronto tra Ucraina e Russia, hanno dato luce verde alla CIA per dare vita ad una ipotesi di negoziato con mediazioni varie, ultima arrivata quella indiana.

C’è da essere fiduciosi sull’apertura di un negoziato? Tutto il sistema politico e mediatico scommette sulla sua impraticabilità, pur se in qualche momento di lucidità ne ravvisa l’improcrastinabilità, dato che Kiev è allo stremo e ancor più lo sono le finanze europee. A sostegno deciso di un’ipotesi che vorrebbe la fine della guerra in Aprile, arriva ora una notizia di assoluto interesse.

Il più grande fondo speculativo del mondo, Blackrock, il cui peso è dato dal volume dei suoi affari (ottomila miliardi di Dollari in portafoglio) e dalla rinomata influenza sulla politica statunitense, lavora alla raccolta fondi per la ricostruzione post-bellica dell’Ucraina. Le stime minori per rimettere in piedi il Paese arrivano a 350 miliardi di Dollari, quelle più pesanti si spingono a mille miliardi di Dollari.
Per la Blackrock sarebbe uno dei più colossali affari di questo decennio e, di fronte a questa prospettiva, non c’è afflato ideologico statunitense che tenga il confronto.

Tutto si può dire di Henry Kissinger, tranne che non sia uno stratega e politico accorto, spietato quanto lucido, privo di scrupoli quanto intelligente ed esperto. In genere di Kissinger abbiamo potuto apprezzare, durante la sua lunga reggenza degli affari esteri statunitensi, le qualità negative di portavoce degli interessi dell’Impero, di stratega dei colpi di Stato e dei piani di sterminio degli oppositori come la famigerata Operazione Condor, diretta dal Dipartimento di Stato statunitense e portata a termine dalle giunte militari criminali insediatesi negli anni ’70 ai vertici di vari Paesi latinoamericani.

Un milione e 250.000 Euro nascosti in case e trolley, 3 arresti e indagini in corso che allargano il campo. Lo scandalo dei fondi del Qatar a eurodeputati per produrre una immagine democratica dell’emirato è già stato deglutito e assorbito con un accordo tra socialisti e popolari. Fanno muro per tutelare ognuno la propria parrocchia e monitorano quello che potrebbe assumere, ogni giorno che passa, una dimensione maggiore.


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