Il rinvio del caso Trump al dipartimento di Giustizia per una possibile incriminazione formale dell’ex presidente americano potrebbe mettere seriamente in pericolo la candidatura alle elezioni del 2024 solo poche settimane dopo il lancio ufficiale della sua nuova campagna per la Casa Bianca. La decisione è stata presa dalla speciale commissione della Camera dei Rappresentanti di Washington, incaricata di indagare sui fatti relativi all’assalto all’edificio del Congresso da parte di sostenitori di Trump il 6 gennaio 2021 per cercare di fermare la certificazione della vittoria di Joe Biden nel voto del novembre precedente. La raccomandazione espressa all’unanimità dai membri della commissione non comporta comunque l’automatica incriminazione, la quale dipenderà totalmente dall’esito di un’altra indagine che sta conducendo un procuratore speciale nominato dal ministro della Giustizia dell’amministrazione democratica.

Se da qualche parte nelle stanze del potere in Occidente si è infilato un dubbio sull’opportunità di continuare ad appoggiare “per quanto necessario” il regime ucraino nella guerra contro la Russia, le notizie che filtrano sulla stampa in questi giorni non sembrano fornire molte indicazioni in questo senso. I segnali di allarme per gli sviluppi della situazione sul campo sono in realtà molteplici, come ad esempio gli avvertimenti per il rapido svuotamento delle riserve di armi in Europa e negli Stati Uniti. A tenere banco sono tuttavia due notizie di segno opposto, come l’imminente invio a Kiev di batterie di missili Patriot americani e la conferma dell’impiego in battaglia in Ucraina di uomini dei reparti speciali britannici.

Il nuovo peggioramento della situazione in Kosovo rischia di precipitare l’Europa orientale in un altro pericoloso conflitto armato dopo quello in corso dallo scorso febbraio in Ucraina. Negli ultimi giorni, gli animi si sono surriscaldati in seguito all’arresto di un ex poliziotto serbo che vive in Kosovo, mettendo fine a un periodo di calma durato appena un paio di settimane. L’aggravarsi della crisi nella regione che la Serbia ritiene tuttora parte integrante del proprio territorio ha origine nell’aggressione NATO di oltre due decenni fa, ma è strettamente collegata anche agli eventi russo-ucraini e all’offensiva occidentale in corso contro il governo di Mosca.

La recente visita del presidente cinese Xi Jnping in Arabia Saudita, per presenziare alla prima edizione di due summit multilaterali - uno tra Cina e paesi arabi e un altro tra Cina e Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc) – ha aperto un nuovo corso  nelle relazioni tra Pechino e Ryad con l’ufficializzazione di una partnership sulle Nuove Vie della Seta e su Vision 2030, i rispettivi programmi di sviluppo di lungo termine ideati dai due leader.

I recenti attacchi aerei in territorio russo costituiscono una nuova pericolosa escalation del conflitto ucraino, quasi certamente avvenuti con l’approvazione e il sostegno dell’amministrazione Biden nonostante le smentite ufficiali. Finora sono state almeno tre le incursioni condotte verosimilmente con droni ucraini contro altrettante basi aeree russe. In un’occasione, sarebbero rimasti uccisi tre militari di Mosca, mentre nelle altre due non sembrano invece esserci state vittime. Le operazioni più rilevanti hanno interessato la base di Engels, nella regione di Saratov, a oltre 500 km dal confine con l’Ucraina, e un’altra in quella di Ryazan, a meno di 200 km a sud-est di Mosca.


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