A poco più di un mese dal secondo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblico un rapporto incentrato sul ruolo svolto dagli informatori dell’FBI all’interno dei gruppi di estrema destra che il 6 gennaio 2021 assaltarono l’edificio del Congresso per fermare la certificazione della vittoria di Joe Biden nelle elezioni presidenziali. L’indagine, condotta dall’Ufficio dell’Ispettorato Generale (OIG) del “Bureau”, smentisce in modo clamoroso la testimonianza del direttore dimissionario dell’FBI Christopher Wray, il quale già dopo alcune settimane dai fatti assicurava pubblicamente che la sua agenzia non aveva avuto a disposizione notizie in anticipo o in tempo reale dagli infiltrati tra i rivoltosi sostenitori del presidente repubblicano uscente.

L’amministrazione americana uscente del presidente Biden ha ancora una volta lanciato missili ATACMS sul territorio russo in collaborazione con il regime ucraino dopo circa tre settimane di pausa seguite alla devastante risposta di Mosca con il nuovo missile Oreshnik in dotazione delle proprie forze armate. L’utilità tattica o strategica di queste azioni, ovvero pari a zero, è inversamente proporzionale al rischio di escalation che producono, ma la Casa Bianca sembra determinata a non fare passi indietro nonostante gli avvertimenti del Cremlino. Le ragioni di questo atteggiamento sono con ogni probabilità da ricercare nell’imminente ritorno alla presidenza di Trump e nelle fasi preparatorie, presumibilmente in atto, di un qualche processo diplomatico per mettere fine alla guerra in corso dal febbraio 2022.

Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di eliminare il diritto di cittadinanza per nascita (“ius soli”), sancito dalla Sezione 1 del Quattordicesimo Emendamento della Costituzione americana, attraverso un ordine esecutivo già nei primi giorni del suo secondo mandato alla Casa Bianca. Questa mossa rappresenterebbe un intervento senza precedenti, destinato a scatenare accesi dibattiti politici e battaglie legali. Il Quattordicesimo Emendamento, adottato nel 1868, garantisce la cittadinanza a tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, stabilendo un principio fondamentale di uguaglianza giuridica e respingendo discriminazioni storiche, come ad esempio quelle sancite dalla famigerata decisione della Corte Suprema USA nel caso Dred Scott v. Sandford del 1857.

L’arresto avvenuto lunedì in Pennsylvania del sospettato dell’assassinio dell’amministratore delegato del colosso delle assicurazioni sanitarie americane UnitedHealthcare, Brian Thompson, sta tenendo la vicenda stabilmente al centro dell’interesse dei principali media d’oltreoceano a ormai quasi una settimana dai fatti. Le notizie circolate in queste ore sulle circostanze del fermo del 26enne Luigi Mangione evidenziano alcune incongruenze, ma il giovane nativo del Maryland sembra avesse vissuto un’esperienza decisamente poco soddisfacente con l’industria sanitaria privata degli Stati Uniti, giustificando forse il gesto estremo compiuto lo scorso 4 dicembre.

Damasco è caduta e, come il resto del Paese, lo ha fatto senza combattere, ritirandosi di fronte all’avanzata delle truppe jihadiste a comando occidentale ma guidate sul campo da uno dei suoi funzionari prediletti: Al-Jodani, ex appartenente ad Al queda, poi membro dell’Isis e oggi, miracolosamente, insignito dai media occidentali della qualifica romantica di “Ribelle”. Il rapido arretramento delle forze armate governative davanti all’avanzata dei militanti jihadisti, rende credibili le ipotesi occidentali riguardo i limiti delle intelligence siriana ed iraniana, che non si sono rese conto di ciò che da mesi si preparava, pur se l’attacco da più direzioni lanciato a metà della scorsa settimana, secondo alcune fonti, fosse allo studio da tempo e, in base a quanto scritto dal quotidiano russo Izvestia, fosse stato coordinato tra le intelligence di Turchia, Ucraina, Francia e Israele.


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