Dopo il Colorado, anche il Maine ha dichiarato Donald Trump ineleggibile per le primarie del 2024. Ma in attesa della sentenza della Corte Suprema sull'eleggibilità di Trump, i problemi di Biden continuano senza sosta. Un sondaggio dell'Arab American Institute rivela che il sostegno degli arabi è crollato dal 59% al 17% e il New York Times ha pubblicato un sondaggio secondo cui due terzi degli americani criticano la Casa Bianca per il suo sostegno incondizionato allo Stato ebraico.

Può influire elettoralmente? In Michigan ci sono 300.000 elettori registrati di origine araba. Nel 2020 quasi 146.000 si sono recati alle urne e il 70% ha votato per Biden, che ha sconfitto Trump del 2,4%. Oggi il dato sarebbe ribaltato.

Poco importa che lo stesso Trump, ancora più legato a Israele, aumenti anziché diminuire il sostegno a Tel Aviv. Più importante nel voto popolare è la delusione per le aspettative tradite, e Biden porta con sé il tradimento delle promesse elettorali. La politica estera e quella interna dipingono un quadro fallimentare, e sotto accusa è soprattutto la cattiva gestione dell'economia, che ha visto una nuova stretta creditizia e un peggioramento degli indici socio-economici, laddove ci si sarebbe aspettati maggiore e migliore attenzione e passi avanti nella riduzione del divario sociale.

Con la fine dell’anno è arrivata una nuova raffica di commenti sui media ufficiali americani nei quali si discute di una possibile via d’uscita dal conflitto in Ucraina. La misura della disperazione del governo di Washington per l’andamento del conflitto si deduce facilmente dalle proposte illusorie che vengono avanzate e dalle premesse basate su un’interpretazione dei fatti completamente staccata dalla realtà. New York Times e Politico sono state tra le testate “mainstream” di maggiore rilievo a pubblicare articoli che segnalano il cambiamento del clima negli USA per le sorti del regime di Zelensky.

Il 24 marzo 2016 la Corte Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia nel totale silenzio mediatico, ha scagionato Slobodan Milosevic dalle responsabilità per i crimini di guerra della guerra serbo-bosniaca 1992-1995.Inizio modulo Erano passati dieci anni dal 15 marzo 2006, quando a Belgrado, davanti a 50.000 persone, si celebrava il funerale di Slobodan Milosevic, l’ex-leader della Serbia che fu al potere nel decennio del sanguinoso tracollo della Jugoslavia. Dieci anni fa i suoi fedelissimi in strada gridavano il loro atto di accusa contro il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, gli USA e l’Occidente imperialista che per anni definirono Milosevic il “macellaio dei Balcani”. 

Le circostanze senza precedenti che stanno agitando il panorama politico dell’America sembrano andare di passo con l’intensificarsi della crisi che attraversa la sua classe politica e un sistema che di democratico non ha quasi più nemmeno l’apparenza. Un’altra tappa di questa parabola discendente è la sentenza di martedì della Corte Suprema del Colorado che ha escluso l’ex presidente Trump dalle elezioni primarie del Partito Repubblicano in questo stato, programmate per il 5 marzo prossimo.

Il tribunale ha ribaltato un verdetto di un giudice distrettuale sulle responsabilità di Trump nell’attacco al Congresso del 6 gennaio 2021, basandosi su un’interpretazione differente del contenuto ambiguo della Sezione 3 del 14esimo Emendamento alla Costituzione americana. Questo dispositivo, risalente al periodo successivo alla Guerra Civile, vieta a coloro che hanno complottato per il rovesciamento del governo di assumere cariche pubbliche.

Il governo americano continua a ostentare preoccupazione per l’andamento della guerra genocida di Israele a Gaza, sostenendo di adoperarsi per cercare una de-escalation della crisi e convincere il regime di Netanyahu a ridurre i bombardamenti indiscriminati che stanno facendo strage di civili palestinesi. Nel concreto, tuttavia, l’appoggio dell’amministrazione Biden allo stato ebraico resta fermissimo e si è addirittura concretizzato questa settimana nella creazione di una “task force” navale per contrastare la crescente minaccia, da parte del movimento yemenita Ansarallah (“Houthis”), alle rotte commerciali nel Mar Rosso che interessano Israele e non solo.

La dichiarazione ufficiale con cui lunedì dal Bahrein il segretario alla Difesa USA, Lloyd Austin, ha annunciato il lancio del nuovo progetto (“Operazione Guardiano della Prosperità”) ha fatto riferimento all’imperativo di salvaguardare la libertà di navigazione e i flussi commerciali globali. Isolando alcune frasi del comunicato del capo del Pentagono si potrebbe pensare che le attività da contrastare siano quelle criminali di Israele a Gaza. Secondo Austin, quando sta accadendo mette infatti in pericolo vite “innocenti e viola il diritto internazionale”. Si tratta perciò di una “sfida internazionale che richiede azioni collettive”.


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