Stando all’avvertimento lanciato dal presidente Putin un paio di mesi fa, la decisione presa nel fine settimana dall’amministrazione Biden di autorizzare l’utilizzo di missili americani a lungo raggio “in profondità” nel territorio russo avvicina in maniera drammatica lo stato di guerra a tutti gli effetti tra Mosca e Washington. La notizia è stata diffusa da alcuni dei principali media ufficiali negli Stati Uniti e, se effettivamente confermata dai fatti, rappresenta una scelta sconsiderata e ingiustificabile per una serie di ragioni, la prima delle quali è il rifiuto da parte degli elettori americani nelle elezioni di inizio novembre proprio delle politiche guerrafondaie alla base della tragedia ucraina.

Dalla sua indipendenza nel 1776 e durante il XIX secolo, gli Stati Uniti concentrarono i loro sforzi nella costruzione dello Stato nazionale federale. James Monroe (1817-1825) fu il primo presidente a prendere posizione nei confronti della nascente America Latina, regione ancora coinvolta nei processi finali di indipendenza. La proclamazione "L'America per gli americani" mirava a proteggere il continente da eventuali tentativi europei di restaurare regimi coloniali e, al contempo, a garantire la presenza e l'influenza nordamericana nella vasta regione.

Tuttavia, nonostante il "monroismo", nel XIX secolo si verificarono diverse incursioni europee e, durante la presidenza di James K. Polk (1845-1849), la guerra contro il Messico permise agli Stati Uniti di appropriarsi della metà del territorio messicano. In contrasto, molti paesi dell'America Latina abolirono la schiavitù negli anni 1850 (ad esempio l'Ecuador nel 1851), mentre negli Stati Uniti ciò avvenne solo nel 1863 con il presidente Abraham Lincoln (1861-1865).

In un verdetto che giunge con un ritardo di vent'anni, una giuria federale della Virginia ha finalmente ritenuto la CACI Premier Technology, una società di servizi di difesa statunitense, responsabile delle torture inflitte a tre civili iracheni nel famigerato carcere di Abu Ghraib durante l'occupazione statunitense dell'Iraq. La sentenza, salutata come una vittoria dai difensori dei diritti umani, ha assegnato 42 milioni di dollari complessivi ai tre sopravvissuti per i danni fisici e psicologici subiti. La cifra, tuttavia, non può compensare le atrocità vissute né risarcire le centinaia di altre vittime che rimasero intrappolate nell'incubo di Abu Ghraib.

Nell’appoggiare il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza, l’amministrazione Biden continua a ignorare non solo il diritto internazionale, ma anche le stesse leggi americane e, addirittura, le direttive emesse dalla Casa Bianca in relazione alle operazioni militare del regime di Netanyahu. L’ultima acrobazia retorica del governo di Washington si è registrata martedì con il rifiuto ufficiale del dipartimento di Stato di stabilire che lo stato ebraico sta violando il diritto internazionale umanitario. Una posizione presa nonostante Tel Aviv abbia completamente ignorato proprio i vincoli fissati recentemente dagli Stati Uniti per non interrompere le forniture di armi che consentono i massacri in atto da oltre un anno.

Le prime nomine ufficiali e le voci sui candidati a occupare alcune delle posizioni più importanti nel prossimo gabinetto di Donald Trump sembrano smentire categoricamente le ipotesi di un imminente stravolgimento delle priorità internazionali degli Stati Uniti. La realtà potrebbe alla fine risultare più complessa di quanto appaia, ma i nomi già confermati e quelli circolati finora sui media americani difficilmente fanno pensare a quel futuro di pace prospettato in campagna elettorale dall’appena rieletto presidente repubblicano. L’unica eccezione potrebbe essere – forse – la guerra in Ucraina e la stabilizzazione dei rapporti con la Russia, ma anche in questo caso sarà fondamentale capire a chi saranno affidate le chiavi della diplomazia USA e se esisterà la volontà e il coraggio di prendere atto degli equilibri venutisi a creare sul campo.


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