di Bianca Cerri

Solo la morte poteva fermare la dirompente fisicità di James Brown, che se n’è andato il giorno di Natale per i postumi di una polmonite. Il suo genio puro e il suo orgoglio nero ci mancheranno. Qualcuno ha detto che non era un’icona come Elvis Presley o Ray Charles ma la sua fine è stata una gran brutta notizia. Il regista Spike Lee ha già annunciato che farà un film sulla vita di James Brown e, del resto, lo stesso leggendario padrino del soul aveva detto che gli sarebbe piaciuto dimostrare in un film che anche un perdente come lui poteva farcela nella vita. Qualcuno magari dirà che il termine “perdente” non si addice molto ad un interprete esplosivo del suo calibro ma è proprio così che lui stesso si definiva. Il suo funerale verrà celebrato oggi ed i suoi resti, dopo la veglia di giovedì nel Teatro Apollo ad Harlem, verranno portati per una nuova veglia nella sala dei concerti che porta il suo nome ad Augusta, in Georgia, la città dove nacque.

di Alessandro Iacuelli

La rete Internet italiana ha iniziato a rallentare progressivamente ai primi di dicembre. Ogni giorno è più lenta. A partire dal 10 dicembre è divenuto generalmente più lento sia l'accesso ai siti sia la trasmissione della posta elettronica. Iniziano i reclami degli utenti presso i maggiori provider nazionali, alcuni dei quali non riescono a fornire spiegazioni. Una spiegazione l'ha data Telecom Italia, la quale sostiene che basta cambiare i “Dns” impostati sul computer per tornare a navigare veloce. Ipotesi, questa, che sinceramente fa sorridere chi tecnicamente conosce il funzionamento della rete delle reti. I “Dns”, acronimo di Domain Name Servers, altro non sono che dei grandi elenchi, che ai nomi dei siti associano i reali indirizzi internet (numerici) delle macchine che li ospitano: gli indirizzi IP. Se fosse vera la spiegazione di Telecom, allora basterebbe navigare usando gli indirizzi IP e non i nomi dei siti, per risolvere il problema.

di Agnese Licata

"Qua se ti vedono di colore o sei puttana o fai le pulizie. Non puoi essere altro per loro". Parla a bassa voce, Margaret Edaqe. La forza di questa piccola donna keniana è tutta in due occhi neri che non hanno paura di guardare dritto in quelli di chi ha di fronte. Con questa voce flebile e con questi occhi decisi, Margaret racconta la quotidianità di una donna di colore in una città - Trieste - che fa della multietnicità la sua bandiera, il suo vanto più grande. Racconta di un lavoro, quello di mediatrice culturale, che troppo spesso è confuso con la semplice traduzione. E si sporge in avanti, si avvicina, quasi per essere sicura che la sua voce e la sua rabbia arrivi dall'altra parte, quando parla del suo Paese, del suo continente, di quest'Africa che piano piano "sta morendo".

di Cinzia Frassi

Come accaduto ad alcuni dei suoi predecessori, anche il ministro Mastella si troverebbe nella scomoda posizione di portare la croce della laicità dello Stato, sancita dalla Carta Costituzionale.
Ad investirlo della questione sarebbe il giudice Luigi Tosti, magistrato ordinario di Camerino e imputato in vari procedimenti penali davanti al Tribunale dell'Aquila, tutti riguardanti la sua richiesta di rimozione del crocifisso dalle aule giudiziarie e il suo contestuale rifiuto di tenere udienze alla presenza sul muro alle sue spalle del simbolo religioso. Molti ministri della Giusitizia, da Claudio Martelli a Giovanni Maria Flick ad Oliviero Dilliberto, furono destinatari, tra gli altri, di missive volte ad ottenere risposte circa l'annosa questione crocifisso si, crocifisso no nella lunga vicenda processuale Montagnana, relativa in particolare all'esposizione del crocifisso presso i seggi elettorali. Ancora, l'ex ministro della Giustizia Castelli si trovò a fare i conti con le polemiche legate ai casi di Adel Smith e della cittadina finlandese, vicende giudiziarie simili per la rimozione dei simboli religiosi dalle aule scolastiche.

di Marco Dugini

Mentre la polemica sul testo dell'Ucoii, che ha paragonato le stragi in Libano a quelle di sterminio razziale della Shoah, ha nuovamente infiammato il dibattito sull'integrazione dei cittadini non comunitari, Berlusconi parla in termini nostalgici di "Italia agli italiani", il ministro Amato propone una "Carta dei valori" democratici da sottoscrivere per ottenere la cittadinanza, alcune forze politiche minacciano prossime "invasioni", e si torna pure a parlare di politiche dell'integrazione, assimilazionismo, multiculturalismo, cioè concetti e modelli da lungo tempo dibattuti in sociologia. In questo caso il campo sociologico è assai interessante, in quanto scevro dalle strumentalizzazioni e dall'ideologia della paura più o meno politically correct cui ci ha abituato la politica, in particolare le formazioni dalle fondamenta culturali populiste e/o xenofobe.La distinzione tra i due campi, l'uno sociologico, l'altro politico, si vede bene attraverso le prese di posizione di chi li batte entrambi.


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