di Elena Ferrara

Salta l’equilibrio e s’annuncia il clima del cambiamento. Ed è subito conto alla rovescia per quei ghiacciai dell’Himalaya e del Karakorum – 33mila chilometri quadrati - che dovrebbero sciogliersi in seguito ad uno “tsunami” che si sarebbe già messo in moto a causa dell’innalzamento della temperatura. Le cronache ci ricordano che negli anni cinquanta, accanto al tetto del mondo, c'erano grandi laghi glaciali. Ma oggi sono tutti al limite. Scompaiono. E ancora: nel bacino nepalese del Dudh Koshi, sempre nella regione dell'Everest, ci sono laghi glaciali ad alto rischio. L’allarme generale ecologico viene da cinque paesi della regione - Pakistan, India, Cina, Nepal, Bhutan – che si accingono a coordinare le loro attività per salvare il salvabile. Ad Islamabad si svolge una conferenza scientifica sul tema dell’Himalaya; a New Delhi gli scienziati propongono di far intervenire direttamente le Nazioni Unite; in Cina, tra le tante catastrofi che sconvolgono il paese, l’allarme per l’Himalaya è notevole. Numerose sono già le iniziative scientifiche che sono adottate nell’intera area. Nel Nepal il governo allerta gli “sherpa” che operano nel massiccio del Dhaulagiri e della catena dell’Himalaya. Il problema di questa catastrofe annunciata non è, comunque, solo asiatico: è globale.

di Elena Ferrara

Un falco repubblicano si aggira nel mondo della grande finanza mondiale. E’ un uomo di Bush ed ha, ovviamente, fama di sceriffo; di uno che non molla e che difende coi denti e con le unghie gli interessi dell’economia statunitense. Per non farsi riconoscere, comunque, cerca di travestirsi da colomba. Ma il suo identikit è troppo noto. Ha lasciato in giro molte impronte digitali. E così questo grande sacerdote del tempio della globalizzazione neo-coloniale e del liberismo è il 53enne Robert Bruce Zoellick. Un neocon che viene dall’Illinois da una famiglia tedesca di origini ebraiche. Alle spalle ha una laurea in legge ad Harvard e una carriera presso il Dipartimento del Tesoro sotto Reagan e Bush padre. Si è poi dato alla grande finanza divenendo consulente presso la “Goldman Sachs”. E subito dopo una serie di azioni da falco in un think-tank che chiedeva la testa di Hussein. Ora George W. Bush lo ha scelto per guidare la Banca Mondiale e questo la dice già lunga sul ruolo che avrà d’ora in poi questo personaggio. Ha sostituito Paul Wolfowitz, caduto sotto il peso di uno scandalo di favoritismi, ma il cui destino era stato in realtà segnato dal passato di grande ideologo della guerra in Iraq e da una gestione considerata autocratica dell'istituzione multilaterale dedita alla lotta alla povertà.

di Sara Nicoli

Sarà l’incontro di martedì prossimo a mettere un punto nella vertenza che oppone i lavoratori di Alitalia all’azienda e, di conseguenza, al governo. Mentre diventa sempre più intricata la questione legata alla privatizzazione, la situazione dell'Alitalia appare disperata soprattutto a chi ci lavora; aggravata, se possibile, dal fatto che sia in corso un'asta per assegnare a dei privati il 49,9% delle azioni in mano al Tesoro. Ogni azione di lotta si trova infatti stretta nel ricatto tra l'aggravare la crisi aziendale e perdere ogni diritto di interlocuzione come lavoratori e sindacato. Un ginepraio da cui è difficilissimo districarsi. Al centro della protesta, che ha conosciuto una tregua solo nelle ultime ore in attesa dell’incontro tra azienda e sindacati previsto per martedì 29, ci sono, com'è noto, la richiesta di rinnovare il biennio economico dl contratto (scaduto da 17 mesi) e le violazioni messe in atto dall'azienda (ad esempio sulla composizione degli equipaggi). Nell'ultima settimana l'applicazione puntuale di regolamenti e contratti ha provocato la cancellazione di una trentina di voli al giorno, ma l’audizione delle parti presso la commissione di garanzia ha messo solo in ulteriore evidenza l’inconciliabilità delle parti, con Alitalia che nega qualsiasi violazione e i sindacati a produrre la documentazione in cui i vertici aziendali ammettono di agire in modo contrario.

di Agnese Licata

Quando si parla di concentrazione, in qualsiasi settore economico questa avvenga, la prima conseguenza a cui si pensa è la riduzione della libertà di scelta. Cosa che, in una società basata sulla democrazia e il pluralismo, dovrebbe essere vista come una delle minacce da contrastare con più forza. A maggior ragione, poi, se a concentrarsi nelle mani di pochi non sono aziende qualunque, ma proprio quelle che dovrebbero aiutare i cittadini a svolgere nel miglior modo possibile il proprio ruolo sociale, che è bel altro dall’essere semplici consumatori o appetibili voti da conquistare. Per questo non esiste paese democratico che non abbia introdotto particolari norme anti-trust (dall’inglese trust, concentrazione, appunto) per il settore dell’informazione. Oggi come oggi, però, in un mondo globale e nell’era di Internet, le leggi nazionali hanno sempre meno la forza d’imporsi. Per rendersene conto basta guardare a come nessuno si sia scandalizzato di fronte all’ultimo tentativo di acquisizione portato avanti da Rubert Murdoch, colui che già da anni viene definito “re dei media”, proprietario di una galassia – la News Corporation - con un utile netto valutato in 2,65 miliardi di dollari.

di Alessandro Iacuelli

E' stato firmato un contratto tra la Sogin e la francese Areva per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano, un contratto dal valore commerciale di oltre 250 milioni di euro. L'accordo prevede il trattamento, in Francia, di 235 tonnellate provenienti dalle ex centrali di Caorso, Trino e Garigliano. Le operazioni di trasferimento del combustibile saranno avviate nel 2007 e richiederanno circa 5 anni. Dopo il trattamento, che avrà luogo nello stabilimento di La Hague, i residui rientreranno in Italia entro il 2025. Ricordiamo che la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari SpA) è un'impresa pubblica alla quale è affidato il decomissioning delle centrali nucleari italiane, mentre Areva è il colosso francese delle tecnologie nucleari. Il trattamento del combustibile irraggiato permette di separare le materie valorizzabili - per le quali Areva si è impegnata a individuare un futuro impiego - dai rifiuti finali che saranno restituiti in una forma che ne riduce il volume e ne garantisce, secondo le due aziende, la sicurezza nel lungo termine. In particolare da Caorso partiranno 190 tonnellate di combustibile, da Trino Vercellese 32 tonnellate e, infine, dal Garigliano 13 tonnellate.


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