di Alessandro Iacuelli

Microsoft ha lanciato un'OPA per l'acquisizione di Yahoo! con una transazione valutabile in circa 44,6 miliardi di dollari, pari a 31 dollari per azione. "L'offerta non è soggetta a nessuna condizione finanziaria", ha reso noto Microsoft, "riteniamo che essa possa sviluppare un valore superiore per gli azionisti". "La combinazione delle due compagnie", continua il comunicato di Microsoft, "offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti". Grazie all'acquisizione, Microsoft vede all’orizzonte un volume di affari che genererebbe entrate per almeno un miliardo di dollari l'anno. "Siamo pronti a iniziare le trattative immediatamente ci aspettiamo che il Cda di Yahoo esamini la proposta". La casa di Redmond si è anche impegnata a lavorare fin da subito a stretto contatto con il management di Yahoo!, in modo da arrivare a chiudere l'operazione nel secondo semestre 2008, in linea con le sue previsioni.

di Ilvio Pannullo

Un tempo si diceva che se l'economia americana starnutiva il resto del mondo aveva il raffreddore. Purtroppo per noi l'attuale situazione negli States assomiglia più ad un febbre virale che ad un raffreddore e, questo, nonostante tutte le istituzioni finanziarie, americane ed europee, facciano a gara per diffondere, il più possibile, l'idea che tutto vada bene e che la crisi sia già passata. Nella sola giornata di ieri le borse asiatiche hanno infatti registrato pesantissime perdite per la paura di un recessione negli Usa. Non convince i mercati il piano da 140 miliardi di aiuti fiscali presentato dal presidente americano George W. Bush e si teme anche una nuova ondata della crisi dei mutui subprime. Tokyo è sceso ai minimi da due anni e l'indice Nikkei ha perso il 3,86% a 13.325,94 punti. Giù tecnologici e bancari. La borsa di Shangai è crollata di oltre il 5%. Arretrata quasi del 5% anche Hong Kong, mentre Taiwan ha perso lo 0,9% e Seul ha ceduto il 2,6%. In India l'indice BSE di Mumbai, se possibile, va anche peggio chiudendo in perdita del 7,13% a 17.657,37 punti, trainato al ribasso da Reliance Industries e Icici Bank, registrando un -15 % da inizio anno.

di Cinzia Frassi

Una vendita sui generis quella di Alitalia. Pochi giorni fa il consiglio di amministrazione della compagnia aerea, guidato da Maurizio Prato, ha preso la sua decisione: trattare in esclusiva la vendita della compagnia di bandiera con Air France-Klm. Nel veloce count down verso il fallimento della compagnia dai colori nostrani, arriva la proposta della compagnia franco olandese che, in base alla nota del CdA di Alitalia, “offre ad Alitalia, nell’attuale stato di forte criticità della situazione aziendale, anche riguardo al processo attuativo del piano di transizione-sopravvivenza, la soluzione appropriata per la salvaguardia del complessivo patrimonio dell’azienda”. La privatizzazione di Alitalia è un capitolo apertosi un anno fa circa, con la decisione del Consiglio dei ministri di cedere la fetta di torta del 49,9% della compagnia. Da allora nulla di fatto: la gara aperta a febbraio di quest’anno finisce con il ritiro delle offerte di MatlinPatterson e Air One. Così, mentre giovedi scorso il presidente del Consiglio Romano Prodi stringeva la mano al presidente francese Nicolas Sarkozy, il futuro di Alitalia pareva già delinearsi all’orizzonte. Sul piatto del Tesoro, dopo la decisione del consiglio Alitalia, l’offerta di Air France, una compagnia capofila in Europa e tra le piu solide nel mondo con i suoi 23 miliardi di fatturato.

di Fabio Bartolini

Circa duecento attivisti appartenenti all’associazione Greenpeace hanno bloccato la settimana scorsa gli ingressi dell’edificio che ospita il Consiglio europeo, dove si doveva svolgere un incontro dei ministri europei per la pesca e l’agricoltura per discutere delle quote massime previste per l’anno 2008 per lo sfruttamento delle risorse ittiche marittime da parte dei paesi dell’unione europea. Gli attivisti hanno improvvisato, armati di cazzuola, un muro su cui e stato appeso uno striscione recante le parole “chiuso fino a quando gli stock di pesce si ripopolano”. I manifestanti si sono poi seduti davanti al muro opponendo resistenza allo spostamento forzato messo in atto dalle forze dell’ordine accorse in numero elevato. La protesta di Greenpeace porta in risalto il problema mai risolto dell’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche da parte dell’uomo che sta conducendo ad un collasso dell’ecosistema marittimo in tutto il mondo con il conseguente rischio d’estinzione per molte specie marine.

di Ilvio Pannullo

Ci avevano fatto credere che questa sarebbe stata l'età dell'oro. Ci avevano promesso ricchezza e felicità per tutti: un futuro dove il costo del denaro si sarebbe mantenuto basso e dove i prezzi dei beni al consumo, grazie alla globalizzazione e all'allargamento dei mercati, sarebbero crollati. Ci stiamo, tuttavia, accorgendo che la situazione non è come ce l'avevano descritta e che qualcuno ci ha mentito. Recentemente hanno iniziato a diffondersi notizie alternative circa il futuro che aspetta l'uomo su questo nostro pianeta, l'unico – è bene ricordarlo - che abbiamo. Alternative semplicemente perché difformi da quella omogenea moltitudine di informazioni da cui quotidianamente veniamo bombardati. Grazie anche all'enorme successo del film-documentario “Una scomoda verità”, firmato dal discutibilissimo Al Gore e dal regista Davis Guggenheim, una moltitudine di persone, prima impensabile, ha preso coscienza del pessimo stato e della pessima prospettiva in cui, ad oggi, si trova l'intera umanità. Quello che, tuttavia, sfugge al grande pubblico è che la situazione è di gran lunga peggiore rispetto a come viene descritta.


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