di mazzetta

Mai come nell'anno appena trascorso si è sentito dire che c'è poco petrolio e che è destinato ad esaurirsi; quest'ultima affermazione in particolare va presa e maneggiata con attenzione e circospezione estrema. Il petrolio non finirà tanto presto. L'affermazione corretta è che siamo giunti al punto in cui la produzione del petrolio non può soddisfare una domanda esuberante e in crescita esponenziale, ma questo significa che ai tassi di produzione attuale le estrazioni potrebbero continuare per oltre un secolo. Trattandosi di un fenomeno globale, ha poco senso salutare il calo dei consumi di idrocarburi nei paesi avanzati, principalmente dovuto ai feroci aumenti di prezzo. A prima vista si potrebbe gioirne, posto che significherebbe una drastica riduzione delle emissioni di Co2 ed altri inquinanti nella biosfera, se non fosse che tutto il petrolio prodotto viene comunque bruciato, poco importa se in Europa o in Cina.

di Mario Braconi

Secondo il professor Nouriel Roubini, la devastante crisi finanziaria che, associata a quella economica, minaccia di mettere in ginocchio interi continenti e di modificare per sempre il nostro modo di vivere, ha cause precise che possono essere sinteticamente elencate: un modello di business basato sul cosiddetto “originate and distribute” (“creare [prodotti finanziari complessi] per poi rivenderli immediatamente a qualcun altro - ossia la versione di lusso del gioco del cerino acceso); il fatto che la gran parte dell’intermediazione finanziaria dei prodotti potenzialmente “tossici” transiti ormai attraverso un sistema finanziario parallelo - ad esempio broker, hedge fund, “veicoli” speciali e via dicendo - non soggetto (come le banche) a regolamentazione pubblica; un tipo di regolamentazione incline a far leva su autodisciplina e standard di mercato più che su obblighi di legge; la scarsa capacità delle attuali pratiche contabili a valutare e gestire crisi di liquidità; i conflitti di interesse in cui sono incorse le agenzie di rating facendo gran parte dei loro profitti valutando prodotti finanziari infarciti di derivati complessi ed “esotici”.

di Ilvio Pannullo

Finalmente la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti sta per arrivare nelle aule dei tribunali. Il 19 giugno scorso, assumendo le proporzioni di una vera e propria retata su Wall Street, centinaia di persone sono state arrestate nel corso di un'operazione della polizia federale americana. Le prime due vittime sono due ex manager di Bear Stearns, la banca d’investimenti che appena tre mesi fa fu salvata dal fallimento dalla Federal Reserve e dalla potentissima JP Morgan, nonostante i problemi dell’istituto esplosero, ben prima, alla metà del 2007 scatenati dalla crisi del credito e dei mutui. I due colletti bianchi, Ralph Ciotti e Matthew Tannin, manager di hedge fund falliti che facevano capo a Bear Stearns, sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni a Manhattan e nel New Jersey e ora si trovano a dover rispondere davanti alle autorità del fallimento dei fondi speculativi che hanno acceso la miccia della crisi subprime.

di Alessandro Iacuelli

All'assemblea annuale dell'Unione Petrolifera non si poteva certo evitare di parlare e sparlare della cosiddetta "Robin Hood Tax". Quel che è certo è che i petrolieri hanno ricevuto il sostegno non solo formale, ma anche politico, da parte del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: "Siamo contrari a ogni forma di aumento della tassazione in un Paese che ha le tasse più alte d'Europa", ha detto Marcegaglia nel suo intervento in assemblea, "a maggior ragione lo siamo per un settore assolutamente strategico. Il modo migliore per trovare una soluzione è sedersi attorno a un tavolo". L'Italia spenderà 13 miliardi in più per importare greggio, dichiarato il presidente dell'Unione Pasquale De Vita nel corso dello stesso incontro: "Se le tendenze di prezzo e di cambio dovessero confermarsi", nel 2008 la bolletta petrolifera "potrebbe oscillare tra i 34 e i 44 miliardi di euro, oltre 13 miliardi in più rispetto al 2007. La fattura energetica potrebbe di conseguenza attestarsi intorno ai 65 miliardi, 18 miliardi in più rispetto al 2007)".

di Marco Montemurro

Non sarà facile decidere la nomina di un suo successore per Rupert Murdoch, l’anziano magnate dei media. Il settantasettenne imprenditore australiano vorrebbe consegnare il suo impero ai figli Lachlan e James ma, se ciò avverrà, si rafforzerebbe il potere di Peter Chernin, attualmente la figura più influente nella compagnia dopo Murdoch. Una clausola del contratto con Chernin infatti concederebbe al suo vice, in caso di licenziamento o dimissioni, libertà di produrre film e show per sei anni dal budget della News Corporation, la grande holding multimediale. Il solo modo per Murdoch di evitare tale vincolo sarebbe quindi nominarlo numero uno dell’azienda. Molte sono quindi le incognite sulla successione, soprattutto perché nel corso degli anni la figura di Chernin ha acquisito sempre più potere in quanto è il responsabile di un ramo decisivo.


Altrenotizie.org - testata giornalistica registrata presso il Tribunale civile di Roma. Autorizzazione n.476 del 13/12/2006.
Direttore responsabile: Fabrizio Casari - f.casari@altrenotizie.org
Web Master Alessandro Iacuelli
Progetto e realizzazione testata Sergio Carravetta - chef@lagrille.net
Tutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l'autore e la fonte.
Privacy Policy | Cookie Policy