di Rosa Ana De Santis

In Italia sono 30 mila le bambine che vengono sottoposte a questa pratica selvaggia. A dirlo è il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Giuseppe Mele. Nel protocollo d’intesa con il Ministero della Salute firmato il 18 settembre scorso, l’obiettivo concordato è quello di combattere la circoncisione rituale clandestina, femminile e maschile. Quella che nella scorsa estate ha procurato la morte di due piccoli. Circoncisione e mutilazione femminile sono pratiche sul confine fra tradizione, storia e riti antropologici consegnati di madre in figlio per indiscussa eredità. Si potrebbe indugiare a lungo sulla dialettica tra le ragioni della cultura e quelle del pensiero morale universale. Sapendo già che è una disquisizione malposta o non sufficiente.

di Elena Ferrara

Tedesco doc, aveva servito il suo paese in tutti i fronti. Nel periodo della seconda guerra mondiale l’Armata sovietica entrata in Germania lo aveva preso e rinchiuso in un campo di lavoro. Ma lui, Horst Tappert (classe 1923), non si era dato per vinto ed era arrivato - passo passo - al trionfo nel piccolo schermo divenendo uno dei maggiori personaggi del mondo dei serial. Noto con il nome di “Ispettore Derrick” dopo aver raggiunto decine e decine di paesi con le sue incredibili avventure - è morto due giorni fa in una clinica di Monaco di Baviera. La sua carriera aveva preso avvio con precisi impegni teatrali, ambiziosi e tutti carichi di significato letterario. Aveva debuttato nelle scene nel 1945, subito dopo la guerra in una Germania distrutta. Era stato il Dr. Striebel nella piéce di Helwig “Die Flitterwochen”. Poi ci furono altre prove di rilievo. E tra le sue interpretazioni più famose ci furono quelle in “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, ma anche lavori presi da Shakespeare, Balzac e Moliére. Quindi debuttò nel primo musical tedesco del varietà post-bellico: “Lady in the Dark”. Poi il momento d’oro con la tv.

di Carlo Benedetti

MOSCA. In una Russia dove poche settimane orsono si è scatenato un tormentone televisivo di serial sulla figlia di Stalin (Svetlana) e su quella di Breznev (Galina) e mentre vanno in onda una saga ebraica tratta dal romanzo di Anatoly Ribakov “Sabbia pesante” e un documentario sui momenti della vita di Berija, piomba la notizia di un film che (se andrà in porto...) sarà destinato a far rivivere quello che i “sovietici” erano stati obbligati a studiare sin dai banchi delle elementari. E cioè quell’opera monumentale di Karl Marx: “Il Capitale”, testo chiave del movimento comunista. E questo vorrà dire che per la dirigenza del paese - che sta cercando con tutte le forze di cancellare quello “spettro che si aggira per l’Europa” – si aprirà il fronte del cinema. Perchè a Mosca si apprende che il regista tedesco Alexander Kluge (Leone d'oro a Venezia nel 1969 con "Artisti sotto la tenda del circo: perplessi") si accinge al “ciak” di un suo nuovo film che sarà tratto dall’opera di Marx. Si dovrebbe intitolare "Notizie dall'antichità ideologica" per non impressionare quanti (soprattutto in questa Russia carica di oligarchi e paperoni) vedono ancora in giro lo “spettro”.

di Luca Mazzucato

Il nuovo acceleratore di particelle in funzione a Ginevra è stato progettato per dare la caccia al bosone di Higgs. Tuttavia, le caratteristiche del Large Hadron Collider sono state pensate anche per un altro motivo, molto più eccitante. L'energia prodotta dallo scontro di protoni al CERN è così elevata che per la prima volta andremo a scoprire quali misteri si celano oltre l'attuale teoria delle particelle elementari. A differenza di tutti gli acceleratori che l’hanno preceduto, LHC è in grado di ricreare situazioni fisiche così estreme che i fisici teorici non hanno un'idea univoca di cosa verrà scoperto. Le ipotesi tuttavia non mancano e presto sapremo chi vincerà la scommessa: supersimmetria, stringhe, extra dimensioni, buchi neri? E, a sorpresa, persino il principio antropico è in ballo. Alcuni di questi termini apparentemente fantascientifici diventeranno presto di uso comune. Vediamo dunque di cosa si tratta.

di Rosa Ana De Santis

Piace l’analisi coraggiosa di Todorov sulla paura della diversità e le dinamiche che governano la relazione con l’altro nell’Occidente. Lo sguardo attento del filosofo sa andare oltre i fatti della storia, gli avvenimenti comunque cosi chiari che governano la cronaca della nostra epoca. In Francia sta per uscire La peur des barbares, che ritrae con cura il profilo culturale dell’uomo occidentale, dominato dalla paura e affogato nella fuga permanente dall’incontro con l’altro. L’analisi parte dalla differenza tra cultura e civiltà. Cade il confine da sempre ostentato tra civiltà e barbarie, dove per civiltà s’intende - per vizio storico e abuso di potere - il codice della nostra cultura. Il lavoro del filosofo sta proprio nel ricondurre il concetto di cultura a un grado di neutralità sul piano morale, che impedisca di costruire un’architettura di eccellenze culturali rispetto alle quali gli altri siano collocati in un grado di subordinazione. Gli altri sono gli stranieri.


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