di Carlo Benedetti

L'arrivo era previsto dopo il 18 aprile 1948. Dovevano occupare piazza San Pietro e far bere i loro cavalli nelle due fontane del 1600…Erano i tanto temuti "cosacchi" dell'armata sovietica presentati - dalla Dc di De Gasperi - come una minaccia per la democrazia e la libertà del nostro Paese. Allora non arrivarono. Ma oggi - con l'aiuto di Berlusconi, che di De Gasperi si dice erede - arrivano i nuovi "cosacchi" che questa volta, a suon di dollari, occupano importanti settori dell'economia italiana.
La notizia è questa: l'11 febbraio a Palazzo Chigi viene firmato un protocollo d'intesa per la costituzione di una "Newco" destinata all'acquisto dell'attività della holding italiana Finmek, da parte della società russa Sistema. L'accordo - riferiscono le agenzie di stampa - prevede che gli investitori russi e italiani sviluppino un'azione di rilancio industriale dei complessi aziendali facenti capo alla Finmek (che versano da tempo in condizioni di crisi) sulla base di un piano industriale predisposto dallo stesso gruppo Finmek. "Al termine della cerimonia - si legge nel comunicato stampa ufficiale - il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alla presenza del ministro delle Attività produttive Claudio Scajola e del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, ha ricevuto gli imprenditori russi e italiani che hanno aderito all'intesa". Tutto ok, quindi.

di Maurizio Musolino

Dopo aver sorpreso molti osservatori (per lo più distratti) vincendo le elezioni legislative dello scorso gennaio, Hamas continua a spiazzare quanti si aspettavano dal partito islamico una condotta chiusa e oltranzista. Infatti a poche settimane dalla vittoria elettorale sta dimostrandosi capace di interagire sia sul fronte interno che su quello esterno. All'interno Hamas dovrà dimostrare di saper dare risposte ad una popolazione stremata da una durissima occupazione militare israeliana e delusa dalla passata leaderships dell'Anp. Nel campo internazionale dovrà evitare un isolamento pericoloso, che chiuderebbe ogni speranza ad ipotesi di pace. E così, sbrigata la prima partita istituzionale con l'insediamento del Parlamento palestinese e il giuramento a Ramallah dei neodeputati, è partita ufficialmente la seconda legislatura dell'Assemblea legislativa. E bene ricordare che su 132 seggi del Consiglio legislativo palestinese, 74, la maggioranza, sono stati assegnati ad Hamas. Al termine di questa prima seduta del Parlamento, i neodeputati, con 70 voti a favore contro 46 schede bianche, hanno eletto Aziz Dweik, esponente di Hamas, alla presidenza.

di Ron Paul *

Discorso dinanzi alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti
16 Febbraio 2006

"Signor Presidente, mi pongo in forte opposizione rispetto a questa proposta di legge che ritengo altamente pericolosa. I miei colleghi capiranno bene che questa proposta di legge ci sta portando direttamente verso la guerra contro l'Iran. Chiunque vede questa proposta di legge può sentire dentro di se un senso di déjà vu. In molti casi basta sostituire la parola "Iraq" alla parola "Iran" in questa proposta di legge e si ha la sensazione di tornare all'escalation precedente la guerra in Iraq del 2003. E la logica di questa escalation attuale è la medesima usata ai tempi della guerra in Iraq. Come nel caso dell'Iraq, infatti, questa risoluzione chiede all'Iran l'impossibile obiettivo di provare una cosa non esistente - in questo caso che l'Iran non abbia piani per costruire armi nucleari. Ci sono poche cose da ricordare quando parliamo dell'Iran e di questa proposta di legge. In primo luogo, l'Iran non ha mai violato le sue obbligazioni internazionali sulla non proliferazione nucleare.

di mazzetta

Negli Stati Uniti hanno pubblicato una raccolta completa dell'Osama-pensiero. Un'antologia completa delle sue dichiarazioni e delle sue apparizioni, "Message to the world", pubblicata da un editore "liberal", tradotta e commentata da un islamista americano. Sarà che "liberal" non è garanzia d'intelligenza, sarà che gli americani riusciranno sempre a stupire noi poveri europei, la pubblicazione riporta una serie di commenti destinati a far discutere.
L'opera in sé non apporta novità ed è ritenuta significativa per capire il personaggio. Gli autori sono evidentemente rimasti affascinati dal mito e, nell'introduzione di Bruce Lawrence, sono giunti a paragonare Osama a figure quali quella di Nasser o di Che Guevara. Osama è sicuramente debitore verso personaggi come Nasser, o il Che o anche verso altre figure rivoluzionarie; lo è nell'ispirazione e nell'abbondante utilizzo di figure retoriche già espresse dai movimenti di liberazione del secolo scorso; il che però non può autorizzare a saltare a conclusioni tanto improvvisate quanto infondate, visto che con costoro il bombarolo miliardario addestrato dalla Cia non ha niente a che vedere.

di Raffaele Matteotti

Sono cominciate ieri le operazioni di voto in Uganda, dove secondo i dati forniti dalla Commissione elettorale nazionale, 10 milioni e 450.000 elettori si sono registrati per votare, rispetto a una popolazione complessiva di 26,4 milioni. Un voto dall'esito incerto in un paese in qualche modo ostaggio del suo presidente. Si vota grazie al referendum celebratosi dopo forti pressioni da parte delle Nazioni Unite, che lo scorso luglio ha reintrodotto il multipartitismo.
Per la prima volta, gli altri candidati (oltre a Besigye, Miria Obote dell'Uganda People's Congress party, John Ssebaana Kizito del Democratic Party e l'indipendente Abed Bwanika) potranno partecipare alle elezioni sotto la bandiera di partiti politici. In tutto i candidati alla Presidenza sono cinque ma il vero confronto e tra il Presidente uscente ed il suo ex sodale, Kizza Besigye, capo del Forum per il cambiamento democratico. I sondaggi effettuati nelle ultime settimane attribuiscono infatti all'attuale Capo dello Stato e leader del Movimento di Resistenza Nazionale, il 47 per cento dei voti, mentre Besigye otterrebbe 36 per cento dei voti.


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