di Carlo Benedetti

MOSCA. Resta nella memoria (almeno per ora) la sua grande statua dorata. L’aveva fatta costruire nella piazza centrale della capitale, Askhabad, per segnare senza mezzi termini il suo dominio assoluto nella Turkmenia post-sovietica. Perchè Saparmurat Nijazov, presidente a vita di questa repubblica asiatica di 7 milioni di abitanti, si considerava, appunto, immortale. Padre-padrone ed autore di un libro che si apriva con una affermazione epocale: “Solo dopo aver letto le mie pagine avrete aperta la porta verso il paradiso”. Ora non c’è più. Restano anche le sue immagini impresse nei vasetti di yogurt... E’ morto improvvisamente nella notte tra il 20 e il 21 dicembre all’età di 66 anni; con la Turkmenia che si sveglia dal lungo sonno in cui era caduta dal momento in cui (1990) questo ex esponente del Pcus era stato eletto a presidente della nuova realtà nazionale. Si apre ora una nuova pagina nella vita locale con le funzioni ad interim di Capo dello Stato che saranno svolte dal presidente del parlamento (Medglisa) Obezgeldy Kataev. Ma già soffia il vento della successione con vari personaggi che erano stati messi all’indice e che ora guardano al futuro prescindendo dalla situazione reale ed attrezzandosi per governare le eventuali trasformazioni.

di Carlo Benedetti

MOSCA. Le bandiere della Nato bruciate e calpestate, cartelli con su scritto “Basta con la Nato!”, “Non c’è posto per la Nato!”. E tutto tra un mare di gente che manifesta nelle strade di Sinferopoli, la città più russa dell’Ucraina. La televisione di Mosca riprende quanto avviene e lo rilancia con una serie di servizi che non sono per nulla casuali. Perchè è chiaro che dal Cremlino (che controlla i media) è venuto l’ok per il via ad una campagna di proteste anti-Nato. Per ora, comunque, il teatro dove si svolgono queste azioni è limitato all’Ucraina, in particolare alla Crimea, dove è più che mai attivo un movimento che rivendica l’autonomia nazionale e che raccoglie la stragrande maggioranza della popolazione. Mentre tutto questo avviene, sul piano della propaganda si evidenzia anche l’altra faccia della medaglia. Che è quella relativa al “riarmo” russo e all’attenzione che Putin riserva al suo mondo militare.

di Bianca Cerri

“Arrivano nel mio ufficio in lacrime perché sono disoccupati o guadagnano troppo poco per pagare l’affitto e mandare i figli a scuola”, dice Charlie Terrance, assistente sociale di Gasden, in Alabama. Ma la località poco importa, perché se lo stesso avviene a New York, dove i lavoratori vengono sfrattati e sono costretti a fare la fila fuori dalle mense pubbliche per sfamarsi. I loro figli finiscono negli istituti e non è raro che le madri che si ribellano vengano ricoverate nelle strutture psichiatriche dopo essere state etichettate come schizofreniche. Neppure durante la Grande Depressione si erano viste scene orribili come quelle che accadono oggi né intere famiglie erano costrette a ricorrere alla carità per un po’ di cibo. Dai marciapiedi di Detroit all’entroterra del Kentucky, al profondo Sud all’Oklahoma, l’America si va affollando di nuovi poveri e la tubercolosi ha fatto il suo grande ritorno. A New Orleans, una volta spenti i riflettori, il governo ha dimenticato le promesse e la città è finita in mano agli imprenditori che approfittano dello stato di bisogno degli abitanti per assicurarsi manovalanza a basso costo.

di Carlo Benedetti

MOSCA. Tutto avviene nel momento in cui la Russia si prepara alla sfida delle prossime presidenziali (fissate per il 2008) che dovrebbero portare Putin a lasciare quel Colle che si affaccia sulla Moscova. Tutto si svolge nel momento in cui l’intero apparato propagandistico batte sul tasto di una “rinata” forza russa con l’esaltazione dell’industria militare, con i lunghi missili mostrati in tv ed accarezzati da generali e colonnelli. E’ in questo contesto che avanzano squarci di nostalgia, narrazioni ironiche e pungenti, bizantinismi verbali, nuove chiavi interpretative quanto a storia passata, brandelli di rievocazioni e di riflessioni che riportano alla luce un mondo scomparso. Non è un terremoto politico, ma è, forse, un “modo” per alleggerire lo stato di tensione. Avviene così che a Mosca - nella tv, nelle librerie e nella stampa in generale - ricompare Breznev, quel segretario generale del Comitato Centrale del Pcus che, scomparso nel 1982, dominò la scena sovietica dal 14 ottobre 1964 al 10 novembre 1982.

di Luca Mazzucato

Nel suo discorso di sabato mattina alla Muqata, a Ramallah, il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato nuove elezioni parlamentari e presidenziali a data da destinarsi. L'annuncio giunge dopo giorni di scontri armati tra i militanti di Hamas e Fatah, che hanno lasciato sul campo molte vittime, tra cui donne e bambini. Nella legge elettorale dell'ANP, varata nel 2005, non è previsto il ricorso a elezioni anticipate: il presidente ha il dovere di indire nuove elezioni a tre mesi dalla scadenza naturale del mandato legislativo. Di conseguenza, il governo Hamas non ha riconosciuto la chiamata alle urne e dichiarato che non si presenterà alle elezioni. Questo inaspettato accavallarsi di eventi nei Territori Occupati ammette d'altra parte una possibile spiegazione, se collocato all'interno della situazione mediorientale e in particolare dello schiacchiere iracheno. Ma torniamo prima ai fatti.


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