di Betta Bertozzi


Ogni giorno, una decina fra uomini e donne si insultano da Maria de Filippi, blaternado di come ci s’innamora o ci si lascia nel corso di “esterne” e “dirette” come nemmeno un autore televisivo saprebbe fare. Di questo osceno spettacolo, non ci è risparmiato nemmeno un minuto. Ogni giorno, un ex vincitore di reality purchessia ci propina una televendita a base di pentole, infarcendola di errori di grammatica e contando sulla sua inesistente popolarità per farci scegliere una sconosciuta padella. Nessuno ha nulla da ridire sulla faccenda. Ogni giorno, su quasi tutte le reti, vanno in onda signorine con minigonne grandi quanto fazzoletti da naso che agitano seni plastificati da chirurghi sempre più a buon mercato, il che comporta un certo desiderio d’imitazione da parte delle nostre bambine.

di Roberta Folatti


Della serie “tutto il mondo è paese”...

Quando un comico è in grado di fare discorsi più comprensibili e immediati di quelli dei politici “consumati”, rendendosi interprete di bisogni reali, vuol dire che il meccanismo della democrazia e della rappresentanza si è intoppato. La gente non si sente rappresentata, tra la politica e il mondo reale aumenta l’abisso. Se un comico riesce a esprimere lo scontento, l’esigenza di chiarezza, l’allergia agli atteggiamenti ipocriti, catturando la fiducia delle persone, vuol dire o che siamo in Italia e quel comico è Beppe Grillo o che siamo negli Stati Uniti ma dentro un film...

di Betta Bertozzi


Ieri sera, dal mio divano rosso, ho visto una grande, una grandissima televisione.
Ho visto quella televisione che noi tutti predichiamo, e che non razzoliamo più, per un sacco di ragioni. Un po’ perché i programmi non c’è più il tempo di scriverli o di pensarli, un po’ perché i programmi costano e le spese si tagliano, un po’ perché le buone idee, come l’erba voglio, non crescono nemmeno nel giardino del re. Figurati nei programmi..
Ieri sera mi sono goduta Fazio. Un Fazio inedito, sorprendente, vitale e vivo, un Fazio che pugna e lotta insieme a noi, come ai bei tempi. Come quando Telekabul era un pochettino più possibile dell’isola che non c’è e per farla non ti servivano Peter Pan e la polverina magica, ma solo una buona idea, e di quelle ce n’erano a bizzeffe.

di Roberta Folatti


Un incontro tra mondi che si guardano con sospetto
Non è un documentario, non è una fiction, è un mix riuscito di entrambi i generi - forse qualcosa di nuovo nel panorama del cinema italiano – con uomini e donne reali che diventano i protagonisti di una storia avvincente e tenera. Vita vissuta, che ha sorpreso e catturato lo stesso regista.

di Betta Bertozzi


Per una settimana è stato il mio tiggì. Per sette giorni, ogni sera alle sette, mi sono seduta attenta sul mio divano, in attesa del verbo. Ho atteso il verbo mentre si sproloquiava, in un certo qual modo molto borghese, molto “abbiamo-sempre-fatto-le-vacanze-a-capri”, di politica internazionale. Ho atteso il verbo mentre le Meteorine (che non sono ragazze affette da quel brutto disagio per cui ti ritrovi aria in eccesso nella pancia, che non possiamo nominare in un telegiornale per bene, ma semplici “attrici” del meteo) ridacchiavano compiacenti su cirri, stratocumuli e temperature in rialzo. Ho atteso il verbo anche nell’abituale gesto di riassetto dei fogli che contraddistingue il finale del Tiggì di Fede. Ho così tanto atteso il verbo, che soltanto dopo una settimana di Tiggì 4 ho capito che stavo sbagliando: dovevo aspettare il nome.


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