di Giovanni Gnazzi

le proteste a Bengasi Le dimissioni sono arrivate in tarda mattinata, dopo che nelle ore precedenti Berlusconi ed altri esponenti della destra le avevano invocate a gran voce. Calderoli dunque, non è più un Ministro in carica di un governo scaduto. I gravissimi fatti di Bengasi, undici morti e cinquantacinque feriti, hanno obbligato i suoi alleati ad iscrivere Calderoli nella lista degli impresentabili, pur avendo già egli scalato da solo e da molto tempo la vetta di questa speciale classifica nel sentire comune. Quei morti rendevano impossibile derubricare le ultime uscite del delfino di Bossi alla voce "goliardia", per volgare che fosse. Del resto, l'escalation di rozzezze che l'odontotecnico padano aveva già spacciato ben oltre la dose minima concessa ad ogni leghista, aveva già ricevuto, durante il precedente Consiglio dei Ministri, la rampogna del governo che, pur avendolo proposto al Paese come Ministro delle Riforme, evidentemente intuiva il possibile sviluppo degenerativo di atti e parole dell'esponente leghista.

di Cinzia Frassi

Sabato scorso è andata in scena la tappa obbligata della convention sul programma dell'Ulivo che ha raccolto al Teatro Eliseo di Roma tutti i leader del centro sinistra guidati da Romano Prodi. Rutelli, Bertinotti, Fassino, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Diliberto sono saliti sul palcoscenico insieme a Prodi, portando una copia del nutrito programma della coalizione composto da ben 280 pagine, scambiandosi strette di mano, abbracci e sorrisi.
Assenti Emma Bonino e Boselli della neonata Rosa nel pugno che, pur restando decisamente insoddisfatti -ma non rassegnati - delle decisioni dell'Unione in tema di Pacs e finanziamento alla scuola privata, confermano comunque il loro schieramento con il centro sinistra.

di Marco Dugini

Walter Veltroni Chissà a cosa starà pensando l'onorevole Marco Follini, in questi tempi sconvolti dai freddi polari, dal rischio aviaria e dal Medio Oriente in subbuglio.
Probabilmente si starà rallegrando perché l'eterogenesi dei fini e la centripeta natura umana gli stanno dando ragione: il Grande Centro si sta materializzando all'orizzonte.
Nei mesi scorsi fu scomunicato dai suoi compagni di partito e costretto a dimettersi dal ruolo di segretario dell'Udc, per lesa lealtà a Berlusconi (perché anche i vecchi democristiani nel loro piccolo si arrabbiano) ma, finalmente, per il "capo dei ribelli" è giunto il momento della resa dei conti.
Infatti nel caso in cui Berlusconi dovesse perdere le prossime elezioni, egli potrà indossare la corazza del grande condottiero, che dal napoleonico premier si era smarcato in tempi non sospetti, potendo così buttar giù il primo mattone del muro dell'anomalia italiana.

di Marco Dugini

Siamo nel 1993, e il protagonista di questa storia, mentre cerca di tornare a casa dal lavoro, sta ascoltando in macchina Radio Radicale:
"Mentre appaiono manifestamente inadeguati i tentativi in atto o di rigenerare vecchi partiti, o di costituire aggregazioni che, all'insegna del nuovismo, ripetono esperienze già fatte, si invita a votare alle prossime amministrative per le Liste Pannella, che dovranno costituire anche il nucleo promotore e anticipatore di un autentico Partito democratico, cosicché questo possa presentarsi come tale alle prossime elezioni politiche. In particolare, chi subordinasse la propria strategia e le proprie scelte a quelle attuali del PDS, non potrebbe assicurare al Paese quella radicale riforma e quella rivoluzione liberale che vogliamo."
All'appello di cui sopra seguivano le adesioni di intellettuali come Angelo Panebianco e Marcello Pera.

di Giovanna Pavani

Corrado Calabrò Non bastavano gli avversari a ricordargli che deve sottoporsi al giudizio degli elettori, prevedibilmente poco inclini a ritenersi soddisfatti dell'adempimento contrattuale con gli italiani.
Ci si mettono pure gli arbitri a definire le regole di un confronto che vede la presenza di due sfidanti, non uno solo. Insomma, i nemici sono alle porte ed anche dentro le porte.
E quindi, da ieri circola liberamente per il paese un nuovo, pericolosissimo, sovversivo comunista che risponde al nome di Corrado Calabrò, Garante dell'Authority Tlc, reo di aver seguito le regole e dunque di aver comminato una salatissima multa a Rete 4 per aver mandato in onda ben due volte "Liberitutti", il peana berlusconiano condotto dall'ineffabile Irene Pivetti, in piena violazione della par condicio.


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