di Sara Nicoli

Adesso ogni dubbio è davvero fugato: Silvio Berlusconi paga le tasse. E non ci si faccia ingannare dalla propaganda comunista che diffonde informazioni sul fatturato delle sua aziende miracolosamente in ascesa da quando lui è premier: lui non miscela affari e politica, anzi la politica lo ha oggettivamente impoverito e il suo conflitto d'interessi non esiste. Inoltre, diversamente da quanto sostiene la solita propaganda comunista, è riuscito a mantenere fede ad uno dei punti principali del famoso "patto con gli italiani": ridurre le tasse.
A cominciare da se stesso.

di Bruno Ballardini

Buon anno L'editoriale di fine anno di Eugenio Scalfari è stato senz'altro più utile del discorso annuale di Ciampi. Detto così sembra una provocazione alla Sgarbi, ma non vuol esserlo. Allora, utile a chi? Alla nostra sinistra, s'intende, se solo sapesse fare ammenda. E utile, in definitiva, al Paese tutto considerando che il ritardo storico nella ristrutturazione del "reparto progressista" del sistema-Italia incide sulle sue dinamiche politiche complessive causando non poco danno. In questo, il carico maggiore di responsabilità resta sempre appannaggio della sinistra tutta, colpevole dapprima di aver lasciato andare al governo una nuova generazione di affaristi, poi di non aver imparato a comunicare in modo chiaro col proprio elettorato (il che implicava che fossero chiari almeno i programmi) e, infine, di aver sottovalutato la questione morale.

di Sara Nicoli

il monoscopio RAI "Le note che seguono sono personali: coinvolgono, cioè, esclusivamente la mia responsabilità personale perché quel che contengono io l'ho pensato e io l'ho scritto". Comincia così (con parole che vorrebbero sgravare da ogni responsabilità compagni e dirigenti di partito, ma che al contempo rivendicano una primogenitura) la lunga relazione che il Presidente della Rai, Claudio Petruccioli, ha voluto lasciare come "strenna natalizia" sotto l'albero di un gruppo di dirigenti, sindacalisti e direttori di rete della tv pubblica per spronarli, tra una fetta di panettone e qualche svogliato brindisi familiare, a riflettere sulla stagione, ormai prossima, che attende la Rai.

di Fabrizio Casari

Meno di un centinaio di deputati. Tanti sono i rappresentanti del popolo corsi in aula per discutere di amnistia. Certo, non si trattava di condoni, dove il centrodestra garantisce il pienone, né di leggi elettorali, dove tutti ritengono, davanti alla loro coscienza ed alle telecamere, di doversi esprimere. I parlamentari assenti, in altre faccende affaccendati, hanno perso l'occasione di dimostrare che le condizioni di vita dei detenuti valgono almeno qualche ora delle loro vacanze e del loro shopping. I più decorosi hanno candidamente ammesso che avevano altro da fare; i più cinici hanno spiegato che tanto non ci sarebbero stati i numeri; i più ipocriti sono quelli (243) che hanno firmato per riunire la Camera in seduta straordinaria ed hanno poi deciso di non presentarsi, in un divertente quanto illuminante caso di dissociazione da se stessi; i peggiori hanno argomentato che non volevano generare illusioni, come se qualcuno potesse illudersi sul nostro ceto politico. Mancavano quasi tutti quelli che applaudivano scroscianti Papa Woytila quando, in un intervento davvero inconcepibile per uno Stato laico quale quello di un Papa che prende la parola in Parlamento, aveva comunque invocato un'amnistia.


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