di Giovanna Pavani

Era al lavoro solo da tre giorni, Antonio Veneziano, 25 anni, l'operaio rimasto schiacciato dal crollo di un intero tratto dell'autostrada dei "miracoli", la Catania-Siracusa, una delle grandi opere volute da Lunardi e i cui lavori sono stati assegnati in sub appalto dall'Anas ad una ditta di Treviso, la "Spic". Nelle tabelle dell'Inail, Veneziano è il morto numero 1256. Dall'inizio del 2005, mica da dieci anni a questa parte. Ma la morte di questo ragazzo, che forse in tempi diversi anche se recenti, sarebbe stata liquidata con il classico, qualunquista e assolutorio, "ci si è messo di mezzo il destino", stavolta ha suscitato per prima l'indignazione dell'intero "triangolo istituzionale", in testa Napolitano, poi Marini e di seguito Bertinotti. Ieri si è aggiunto anche il Papa. Il che, più di altre voci, indica la misura di un'emergenza, quella della sicurezza sul lavoro, che in Italia ha assunto le dimensioni da paese terzomondista non più accettabili.

di Lidia Campagnano

Ardori sessuali, vizietti, vanterie, vita privata? Definire in questo modo i brani di conversazione relativi alle donne, contenuti nelle telefonate di Vittorio Emanuele Savoia e soci, significa avere lo stomaco davvero forte. Non tutti ce l'hanno, e infatti Romano Prodi per primo si è detto colpito dal disprezzo per la donna contenuto in quei dialoghi; ma molti commentatori, troppi, si mostrano inclini a ridacchiare, e a minimizzare. Hanno dimenticato che quel disprezzo non è soltanto un sentimento, una coloritura psicologica che caratterizzerebbe i personaggi coinvolti nella faccenda. Quel disprezzo è fascismo. Forse varrebbe la pena di rivedere il Salò di Pasolini, film difficile da sopportare, ma che è andato molto a fondo nella ricognizione di una delle radici del fascismo. O sarebbe un bene rispolverare certe analisi del femminismo che, negli anni Settanta, giustamente definivano fascisti i comportamenti mirati a umiliare le donne perché donne.

di Cinzia Frassi

Dal caso Fazio in poi, passando per fusioni societarie, alta finanza e calciopoli, arrivando al Principe Vittorio Emanuele di Savoia e alla neo battezzata raiopoli, l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche ha provocato forti scossoni, capaci di far cadere parecchi dalle loro comode poltrone. E' indiscutibile, quindi, la loro utilità nel contribuire alla ricerca delle prove e alle indagini giudiziarie e non solo per i reati di criminalità organizzata o di terrorismo: i casi ricordati ne sono chiari esempi. E' altresì chiaro come la polemica attorno a questi efficaci strumenti di indagine si giochi interamente sul diritto alla privacy che s'incrocia con altri due: quello di cronaca e il conseguente diritto dei cittadini di essere informati. Tuttavia essa si gioca anche nel tentativo di chi ha una certa visibilità pubblica, per ragioni di politica, affari o altro, di distrarre l'opinione pubblica dal suo giudizio inappellabile, estraneo alle aule giudiziarie e spesso senza appello. Va da se che la "voce intercettata" ha sui lettori un impatto più forte di altri fatti.

di mazzetta

Nel nostro paese l'informazione non sta molto meglio di Vittorio Emanuele, ma ci faremmo un torto se pensassimo che questa sia un'eccezione nell'infosfera globalizzata. Qualche giorno fa i giornalisti della RAI hanno diffuso un comunicato, letto più volte in tutti i telegiornali, nel quale in estrema sintesi si dicevano pronti ad abbracciare il modello della BBC e impossibilitati a sopportare oltre l'attuale andazzo della televisione pubblica. Stranamente, nessuno dei colleghi giornalisti ha colto la palla al balzo, nemmeno da quelle redazioni che attualmente sono in lotta contro i rispettivi datori di lavoro, che vorrebbero metterli a contratto come cottimisti, figura contrattuale nella quale già sono stati traslati gran parte dei produttori di notizie e contenuti nel nostro paese.

di Giovanna Pavani

I regimi finiscono sempre nel ridicolo. E il sottile piacere sta tutto lì, nel vedere l'arroganza di un potere povero e volgare ricadere nella polvere da dove nessuno avrebbe mai dovuto affrancarlo. Il Duce venne fucilato con l'amante. Oggi il portavoce del delfino di Almirante viene intercettato e finisce agli arresti domicialiari per aver chiamato a convegno carnale una ragazzina dalle forti ambizioni televisive, mentre la moglie del leader viene beccata con le mani nella marmellata in affari di ordinario intrallazzo sanitario: parabola del fallimento di un'intera classe dirigente che un ex missino doc, fascista figlio di fascista, come Tomaso Staiti di Cuddia definì, dopo la svolta di Fiuggi, "una banda di accattoni che vogliono solo le poltrone". Profetico. Da qualche giorno gira un sms che unisce l'aspetto nostalgico all'ironia farsesca per celebrare quest'ingloriosa fine di un progetto politico rimasto ai preliminari: "Hanno arrestato il re e il portavoce di Badoglio". Per chi, come Fini, è sempre stato considerato "un traditore" dai fascisti veri, non poteva andare peggio.


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