di Roberta Folatti


Un piccolo film - un racconto per immagini - che ha coinvolto emotivamente tutte le platee a cui è stato mostrato per la sua capacità di parlare di una vicenda assolutamente personale ma al tempo stesso universale, sentita, condivisa.
Un’ora sola ti vorrei, premiato a Locarno e al Torino Film Festival nel 2002, è uscito da qualche settimana anche in Dvd con allegato un libro, in cui la regista Alina Marazzi racconta l’origine del film e le varie fasi, tecniche ma anche emozionali, attraversate da quest’opera che, inizialmente, doveva restare in ambito familiare.

Le immagini su cui è basato il documentario infatti sono prese dai filmini amatoriali girati da Ulrico Hoepli, nonno di Alina, nel corso di diversi decenni. Sono tutte scene - viaggi, ricevimenti, giochi in giardino, figli che crescono – tratte dalla vita quotidiana della famiglia svizzera fondatrice della celebre casa editrice, specializzata in pubblicazioni scientifiche.

di Roberta Folatti

Un viaggio nella memoria a dipanare grovigli, a risanare un passato fino a quel momento rimosso, accantonato perchè troppo doloroso. Il terzo film di Roberto Andò è stato tacciato di eccessive ambizioni da una parte della critica, ma nel panorama mediocre del cinema italiano è da considerare un tentativo coraggioso. Malgrado qualche compiacimento letterario di troppo e un montaggio che sovrappone audacemente piani temporali col rischio di un surplus di stimoli, Viaggio segreto coinvolge per la sua capacità di rendere il percorso della memoria, con il flusso dei ricordi che torna, affacciandosi alla vita attuale attraverso flashback sempre più potenti. La storia è incentrata su Leo e Ale, fratello e sorella sopravvissuti a un evento traumatico che ha spezzato la loro infanzia e che li ha legati in un rapporto ai limiti della morbosità. Ma mentre Ale, modella aspirante attrice, sembra non ricordare quasi nulla, Leo, che è il maggiore, si è imposto il compito di proteggere la sorella da un possibile ritorno di quel passato minaccioso.

Sarà perchè nevica dall’inizio alla fine, sarà perchè la neve cade su Parigi, ma a me l’ultimo film di Alain Resnais è piaciuto, malgrado non sia perfettamente riuscito.
Un affastellarsi di personaggi che trascinano le proprie ingombranti solitudini, uno sguardo ironico su paure e nevrosi, una descrizione impietosa dell dissolvimento della passione, questo e molto altro è messo in scena in Cuori, tratto da un testo del famoso commediografo inglese Alan Ayckbourn. L’autore dell’adattamento e dei dialoghi Jean-Michel Ribes ha cercato di “francesizzare” l’atmosfera e il linguaggio tipicamente inglesi dell’originale, e chi c’è di più “francese” di Laura Morante, prediletta dai registi d’oltralpe oltre cha da Nanni Moretti, in questo film bellissima e insoddisfatta.

di Roberta Folatti


La Myself si definisce “una forma di resistenza civile e culturale”, a lei si deve l’uscita nel 2004 del film Tu devi essere il lupo, un piccolo caso cinematografico diretto da Vittorio Moroni.
Ora ValterCasini&Partners e Rai01 fanno uscire in libreria il Dvd del film con allegato un libro che racconta l’avventura della Myself, dietro la quale altri non c’è che il regista stesso appoggiato da una serie di amici fidati che hanno creduto nel progetto.

di Roberta Folatti

Questa volta Ken Loach si confronta con la situazione che si determinò in Irlanda intorno al 1920. Un pezzo di storia che vede già protagonista l’Ira e la sua scelta di combattere le forze speciali inglesi, dopo che queste si erano distinte per la loro crudeltà nei confronti di una popolazione inerme e spesso denutrita.

Il vento che accarezza l’erba ha vinto la Palma d’Oro all’ultima edizione del Festival di Cannes ed esce in questi giorni nelle sale italiane.
Con asciuttezza e un buon piglio narrativo, il film delinea le figure di una serie di combattenti, per la gran parte ragazzi, che con le loro azioni rapide e coraggiose costrinsero il governo inglese a cercare un accordo.
E’ un’Irlanda povera, con grandi sproporzioni economiche, quella che emerge dalla narrazione di Loach, ma durante le fasi drammatiche della guerriglia, come sempre succede, i contrasti e le differenze si attenuano, le difficoltà uniscono.


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