di Sara Nicoli

Il fronte cattolico fondamentalista parlamentare, intergruppo denominato "Persona e Bene Comune", ha perso la prima, importante battaglia, sul fronte europeo, non riuscendo a far votare compatti i propri parlamentari contro i finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Non è partito bene, dunque, questo manipolo di onorevoli cattolici, militanti nelle file della Margherita, dell'Udeur, dell'Udc e Forza Italia, che comunque sembra intenzionato a non demordere. Anzi. Chi sorprende, però, non sono loro che, coerentemente, proseguono un lavoro, minuto e infaticabile, per la vittoria dello Stato etico sulle forze laiche del paese, come già hanno dimostrato di essere capaci battendosi contro il referendum per la modifica della legge 40. Quello che davvero desta stupore è il tentennamento, il balbettio impacciato, l'incertezza con cui le forze politiche laiche, oggi al governo del Paese, stanno rispondendo a questa pressione sulle più importanti questioni etiche, come se il rispetto per certe posizioni fosse dovuto solo a chi la pensa come Ruini; agli altri no. E questo è emerso, grottescamente, in un animato dibattito al Senato, durante il quale un parlamentare cattolico della Margherita ha sfrontatamente chiesto al laico ministro Mussi che cosa ne pensasse dell'anima e se lui ritenesse di possederne una. E il toscanissimo Mussi, al quale - è noto - non manca mai la risposta pronta, si è invece trovato improvvisamente con la fronte imperlata di sudore e con mal celato imbarazzo ha risposto: "Con la mia anima ho già fatto i conti, su quella degli altri sospendo il giudizio". Ecco, appunto: la sospensione del giudizio. Principio valido a livello personale, ma non quando si governa un Paese. E, soprattutto, quando si è drammaticamente vicini a dover rispondere all'Europa su cosa si ha intenzione di fare davvero con i fondi per la ricerca sulle staminali embrionali. Ma qui è entrata in campo un'altra logica, quella di ingessare un dibattito politico, tutto interno alle stanze del palazzo italiano, che rischiava di scivolare in un voto al Senato dagli esiti potenzialmente devastanti per la maggioranza. Non si può, però, rinviare all'infinito la discussione solo perché si teme come la peste di creare allarmismo tra i cattolici elettori del centrosinistra e di pestare i calli alla Santa Sede. Che anche ieri, attraverso il suo organo di stampa, l'Osservatore Romano, non ha mancato di chiosare al voto europeo sulle staminali, con il solito tono da inquisizione, parlando di un "laicismo ottuso che viola la dignità dell'uomo" basato su "una concezione sbagliata, costruita su un impianto tragicamente utilitaristico che stravolge in modo inaccettabile il disegno di Dio". Vogliamo continuare a farci intimidire da queste invettive, trasformate da solerti suore laiche come la Binetti in mozioni parlamentari che inchioderebbero l'Italia a progredire nella ricerca solo dove dicono loro? No, non sembra accettabile.

La legge 40 va modificata, si abbia il coraggio di dirlo apertamente. Quella legge, che non è stata confermata da un voto referendario, in quanto com'è noto il referendum è fallito, risponde ai valori di una sola parte del Paese e costringe tutti ad avere una sola idea della vita, che lede profondamente la libertà delle donne e che, limitando la ricerca in modo pesante, di fatto danneggia la vita concreta di tante persone malate che aspettano cure valide per continuare a vivere con dignità. L'ottusità non sta nel sembrare insensibili ai valori della trascendenza e della fede, ma nell'imporre come assoluta una sola, teologica, impostazione dell'esistenza. Che tutti i cattolici sono invece subito pronti a criticare aspramente quando la ritrovano proposta nell'integralismo islamico e nelle sue manifestazioni più pericolose.

Non piace l'idea di un governo di sinistra che antepone alla laicità dello Stato il placet vaticano sui temi che più di altri insistono sulla quotidianità dei cittadini, soggiogato da una fragilità numerica che impone sì qualche equilibrismo, ma non certo la derubricazione perenne dei propri principi alla violenza ideologica di una minoranza. Basta, dunque, con le continue rassicurazioni agli integralisti cattolici sul fatto che le loro leggi non verranno toccate, nel segno del rispetto per i loro valori. C'è anche una metà di italiani che non ci si riconoscono e che meritano lo stesso rispetto, a partire da leggi che consentano al Paese di progredire e di dirsi, senza ombra di smentita, un Paese civile. E' ora di finirla con la vulgata per la quale i valori dei cattolici sono etici, mentre quelli dei laici sono ideologici. Al fronte cattolico sarebbe dunque necessario contrapporre un fronte laico forte, che respinga non solo le aberrazioni contenute nella legge 40, ma anche tutte le altre aggressioni che lentamente si stanno insinuando nel dibattito politico, come la vagheggiata possibilità di rivedere la 194 o di impedire il riconoscimento di legami diversi da quello della famiglia tradizionale. Serve, dunque, una risposta forte, che faccia uscire il dibattito politico dalle secche ideologiche sull'embrione persona, per giungere a linee di indirizzo sulla trasparenza della ricerca, dei suoi finanziamenti e sull'individuazione delle priorità. In questo modo potremmo continuare a stare dignitosamente in Europa senza che una parte del Paese debba continuare a provare vergogna per essere considerata, non a torto, una colonia del Vaticano e una palestra per l'esercizio del potere temporale del Papa da esportare nel resto del mondo.

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