di Roberta Folatti

La panchina della consapevolezza.

La panchina della consapevolezza.
La reazione di fronte a una perdita è sempre imprevedibile. Sandro Veronesi, autore del libro da cui è tratto il film Caos calmo, ne immagina una eccentrica per il suo protagonista, inchiodandolo davanti alla scuola di sua figlia per il tempo necessario a capire. E a capirsi.
Perchè di tempo per rendersi conto di ciò che gli succedeva intorno Pietro Paladini ne ha avuto davvero poco, sua moglie è morta in modo improvviso e assurdo mentre lui stava salvando una donna che rischiava di annegare in mare.
Questo impatto traumatico con la morte lascia il protagonista – interpretato da un Nanni Moretti più che convincente – quasi inebetito, preda di un’assenza di dolore che lo invade di sensi di colpa. Non riesce a piangere, non sente un vero senso di perdita, tutto quello che prova è il bisogno di non staccarsi da sua figlia Claudia, tanto da decidere di rimanere su una panchina di fronte a scuola per tutto il tempo in cui lei frequenta le lezioni. Non va più in ufficio, e la cosa surreale è che nessuno se ne stupisce, anzi il suo comportamento viene lodato ed apprezzato e assurge ad emblema della sensibilità paterna. Piano piano la piazzetta davanti alla scuola diventa la meta di una serie di persone che gravita attorno a Pietro: parenti, colleghi, amici, una bellissima e misteriosa ragazza con il suo cane, la donna salvata dal mare mosso. Tutti si siedono sulla panchina di Pietro e gli aprono un poco il cuore. Nel finale arriva addirittura il capo supremo, che parla a lungo con il protagonista ma non di lavoro...
Il passaggio da un romanzo che è un fiume in piena di parole alle immagini di un film era rischioso, quasi azzardato ma l’impresa è riuscita bene. Merito del regista Antonello Grimaldi e degli sceneggiatori, lo stesso Moretti, Laura Paolucci e Stefano Piccolo, in passato autore di un romanzo, “Il tempo imperfetto”, che io consiglio.
“Caos calmo” riesce ad essere al tempo stesso drammatico e divertente, inanella una serie di personaggi singolari che però non scadono mai nel macchiettistico. Il dolore, interiorizzato, razionalizzato fino a scioglierlo in ironia, congelato in una apatia innaturale, a un certo punto emerge, si rende palpabile. Pietro può così riconoscerlo e viverlo, finalmente. La tanto chiacchierata scena di sesso è molto cruda, realistica ma non scandalosa. Non c’è compiacimento nelle inquadrature, piuttosto la necessità di comunicare un punto di svolta, la rottura degli argini, qualcosa che si sblocca.
Moretti, che “occupa” la scena costantemente, è bravo, non è vero che rifà sempre il verso a se stesso: certo, dopo aver visto il film, non si riesce ad immaginare nessun altro così perfetto per quel ruolo. E’ un ruolo “morettiano”.
A leggere le interviste dei colleghi che hanno lavorato con lui, si ricava la figura di un professionista molto collaborativo più che di un “dittatore” egocentrico, come la stampa ama descriverlo. Anche la scelta degli altri attori appare azzeccata: dalla “schizzatissima” Valeria Golino, alla eterea Kasia Smutniak, sorta di apparizione quotidiana, allo sbruffone da cuore tenero Allessandro Gassman al problematico Silvio Orlando. La piccola Blu Yoshimi tiene la scena con maestria da adulta. Un cast di grande impatto per un film che non lascia indifferenti.


Caos calmo (Italia, 2008)
Regia: Antonello Grimaldi
Musiche: Paolo Buonvino
Cast: Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Valeria Golino, Roman Polanski
Distribuzione: 01 Distribution




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