La promessa di Donald Trump di ristabilire il controllo americano sul canale di Panama si è scontrata in questi giorni con la decisione del governo cinese di bloccare un recente mega-accordo, dai connotati marcatamente politici, per cedere la gestione logistica di due porti nel paese centro-americano a un consorzio guidato dal colosso USA degli investimenti gestiti, BlackRock. L’autorità di vigilanza antitrust cinese (SAMR) ha aperto un’indagine sull’operazione che potrebbe fruttare alla “holding” CK Hutchison, storicamente legata a Hong Kong ma con sede legale alle isole Cayman, circa 23 miliardi di dollari. Questa decisione, che sospende la ratifica dell’accordo, è stata con ogni probabilità sollecitata dai vertici del governo di Pechino, da dove nelle ultime settimane erano circolati commenti tutt’altro che entusiasti nei confronti di un’operazione dalle implicazioni strategiche ritenute preoccupanti dalla Repubblica Popolare.

Dopo le ripetute minacce di Trump di riprendersi il canale di Panama, eventualmente anche con un intervento militare, e la denuncia del presunto trattamento privilegiato riservato alle navi commerciali cinesi in transito tra i due oceani, il 4 marzo scorso era stata firmata un’intesa tra CK Hutchison e BlackRock per l’acquisizione da parte di quest’ultima della gestione di 43 porti in 23 paesi. Due di essi sono appunto quelli di Balboa e Cristobal, situati agli ingressi del canale di Panama, attualmente operati dalla società di Hong Kong. Del gruppo acquirente, che dovrebbe assicurarsi quote tra l’80% e il 90%, fa parte anche la italo-svizzera MSC della famiglia Aponte, interessata ad aggiungere al business dei traffici navali commerciali quello della rete logistica portuale in varie parti del pianeta.

L’operazione aveva avuto l’appoggio dell’amministrazione Trump o era stata da essa “proposta”, secondo la stampa americana in seguito anche a colloqui tra il numero uno di BlackRock, Larry Fink, ed esponenti di primissimo piano del governo USA, incluso lo stesso presidente, il segretario di Stato, Marco Rubio, quello al Tesoro, Scott Bessent, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Mike Waltz. Se dovesse andare a buon fine, l’accordo sarebbe la maggiore acquisizione della storia nell’ambito di infrastrutture gestite da privati, nonché un colpo di estrema importanza per gli investitori coinvolti e per gli stessi Stati Uniti. Circa metà dei principali fondi che operano nel settore delle infrastrutture a livello mondiale sono americani, con BlackRock in cima alla lista.

Dietro alle pressioni di Washington per cambiare gli equilibri relativi al canale di Panama, comunque controllato non dalla Cina ma dal governo di questo paese fin dal 1999, c’erano e ci sono le preoccupazioni per la crescente influenza di Pechino sul continente latino-americano e, nello specifico, sulle più trafficate rotte marittime internazionali. Il blog indipendente Naked Capitalism ha fatto notare come l’affare CK Hutchison-BlackRock fosse stato stipulato pochi mesi dopo l’inaugurazione del porto peruviano di Chancay, finanziato e gestito con una quota di maggioranza dal gigante cinese COSCO. Chancay è ritenuto uno snodo cruciale per i progetti della “Nuova Via della Seta” (“Belt and Road Initiative”), collegato anche alle vie commerciali di terra dirette verso il Brasile.

Nel quadro di questa competizione, l’accordo tra CK Hutchison e BlackRock era visto perciò come un successo determinante per la Casa Bianca. Non solo avrebbe soddisfatto le mire di Trump sul canale di Panama, ma prospettava un vantaggio di maggiore respiro sulla Cina, visto che includeva svariati hub portuali strategici in diversi continenti, dall’Egitto all’Olanda, dall’Australia al Pakistan. Esclusi dall’accordo erano invece i porti controllati da CK Hutchison in territorio cinese e quello di Hong Kong.

La maggior parte dei commentatori aveva rilevato a inizio marzo come dal governo cinese non fossero arrivate dichiarazioni pubbliche sull’affare, mentre altri spiegavano che le autorità di Pechino o di Hong Kong nulla potevano fare per intervenire ed eventualmente bloccare un’intesa che riguarda una compagnia privata. Il 13 marzo, però, un articolo dai toni molto accesi, pubblicato sul giornale “ufficiale” Ta Kung Pao di Hong Kong, dava espressione a tutte le preoccupazioni della leadership cinese.

Il canale di Panama, si spiegava, è “un collo di bottiglia critico” nei commerci marittimi, da cui transita il 6% dei traffici globali che viaggiano attraverso le vie d’acqua internazionali. Le merci cinesi costituiscono il 21% del totale di quelle che passano dal canale, il quale risulta dunque un collegamento economico “vitale” tra Pechino e l’America latina. Un successivo articolo attaccava poi direttamente il fondatore, ex presidente ed eminenza grigia di CK Hutchison, Ka-shing Li, bollato apertamente come “traditore della patria”, in sostanza per avere consegnato agli Stati Uniti gli strumenti per “erodere gli interessi economici cinesi all’estero”, restringendo la presenza marittima di Pechino. Una realtà, quella delineata da Ta Kung Pao, che ipotizzava scenari di crisi in futuro nei quali alle navi cinesi potrebbe essere proibito di attraccare nei porti operati da società legate agli Stati Uniti.

L’offensiva mediatica ha anticipato la mossa presa nei giorni scorsi dalle autorità antitrust cinesi, annunciata sempre da un articolo del giornale Ta Kung Pao. La dichiarazione ufficiale dell’organo governativo, citata dalla testata di Hong Kong, è stata poi riportata anche sul sito web dell’Ufficio cinese per gli Affari relativi a Hong Kong e Macao. Le ragioni dell’indagine sull’accordo tra CK Hutchison e BlackRock sono collegate alla necessità di “proteggere l’equa competizione di mercato” e alla “salvaguardia dell’interesse pubblico”. La notizia dell’iniziativa governativa è arrivata pochi giorni prima della data fissata per la firma definitiva dell’accordo, ovvero il 2 aprile. I termini dell’affare prevedono un periodo di 145 giorni per finalizzare l’intesa, al termine del quale CK Hutchison avrà facoltà di rinunciare alla vendita o di scegliere altri acquirenti.

Non è chiaro quale strategia intenda percorrere il governo cinese. Qualcuno ipotizza una campagna di pressioni per fare cambiare idea ai vertici della società di Hong Kong. Bloomberg ha scritto infatti che settimana scorsa Pechino ha emesso una direttiva indirizzata alle società pubbliche cinesi per invitarle ad astenersi dall’intraprendere nuove iniziative d’affari con CK Hutchison e compagnie affiliate. Quest’ultima ha inoltre parecchi interessi in Cina, nonostante una riduzione degli investimenti negli ultimi anni. Le operazioni nella madrepatria costituiscono circa il 12% del suo fatturato complessivo e il governo potrebbe perciò disporre di strumenti per fare leva sulle decisioni della società.

L’evoluzione della vicenda mostra come l’affare sia pesantemente influenzato da calcoli politici e strategici. L’intervento dell’autorità antitrust cinese rivela in modo inequivocabile l’interesse del governo di Pechino a far saltare un accordo che ha il suo elemento cruciale nei due porti agli imbocchi del canale di Panama. O, quanto meno, a ridurne drasticamente la portata. Nelle prossime settimane andranno in scena, soprattutto lontano dai riflettori, accese trattative, ma è probabile che l’amministrazione Trump finirà per alzare il livello della retorica, mentre sulla questione convergeranno anche le dinamiche dei dazi che coinvolgono, com’è noto, la stessa Cina.

Se Pechino dovesse alla fine riuscire a cancellare l’accordo tra BlackRock e CK Hutchison, la Casa Bianca potrebbe decidere per un’escalation dello scontro e studiare altre opzioni riguardo a Panama, inclusa quella militare, già minacciata recentemente da Trump. La NBC aveva scritto che il presidente, ancora prima dell’intervento dell’antitrust cinese, si era assicurato che il Pentagono avesse predisposto un piano per aumentare la presenza di soldati americani a Panama. Molto dipenderà anche, secondo lo stesso network, dalla “collaborazione” del governo panamense, già piegatosi alcune settimane fa alle minacce di Washington, ritirandosi formalmente dai progetti della “Nuova Via della Seta” cinese.

È comunque improbabile che la decisione di agire del governo di Pechino non sia diretta a impedire l’accordo. È d’altra parte molto insolito che un’agenzia governativa della madrepatria apra un procedimento contro una società privata di Hong Kong. In termini strettamente legali, risulta complicato per il governo centrale revocare un affare di questo genere anche se dovesse invocare questioni di sicurezza nazionale, ma, come già spiegato, gli strumenti di pressione per ottenere questo risultato sono molteplici. Gli aspetti strategici nel quadro globale della competizione tra Stati Uniti e Cina saranno ad ogni modo decisivi, anche al di là della sola questione del controllo del canale di Panama.

Come ha ricordato l’articolo del blog Naked Capitalism citato in precedenza, dietro alla cessione dei propri “asset” nel paese centro-americano da parte di CK Hutchison potrebbero esserci anche altri fattori, oltre alle pressioni di Washington. La gestione dei due porti in questione rischia infatti di diventare una sorta di “maledizione” se la crisi legata alla siccità che sta interessando Panama dovesse diventare un fenomeno regolare. A causa di ciò, nell’anno fiscale 2024 i dati dell’autorità del canale hanno registrato un calo del transito di imbarcazioni vicino al 30%. Una situazione che sta facendo già emergere possibili soluzioni alternative al trasporto di merci da un oceano all’altro.

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