di Carlo Benedetti

C’erano una volta i paesi “non allineati” che avevano nell’India uno dei punti cardinali, una sorta di centro direzionale teorico e “spirituale”. Cambiano i tempi ma la dirigenza di New Delhi - forte del suo continuo prestigio - sembra sempre più orientata al rilancio di una politica che contribuisca ad affermare nuove relazioni internazionali capaci di individuare orizzonti più avanzati, per gli scambi geopolitici ed economici. La visione strategica è quella di un mondo che si riconosca nella multipolarità. E su questa strada si muove l’India del premier Manmohan Singh, un leader che ricevendo nei giorni scorsi il presidente russo Vladimir Putin, ha voluto porre l’accento sulle nuove condizioni socio-economiche che dominano le scene della Russia e dell’India e che trovano una immediata rispondenza nella realtà della Cina. E così l’incontro tra Manmohan Singh e il capo del Cremlino è stato dominato da quella “teoria” del triangolo strategico India-Russia-Cina che fu un cavallo di battaglia di uno stratega come Primakov, uomo che ha lasciato una forte impronta sulla politica estera dell’Urss prima e della Russia dopo. Incontro storico, quindi, quello che si è ora svolto a New Delhi: perchè non può essere considerato solo come un momento diplomatico teso ad allargare la coperazione tra due pasi. C’è stato qualcosa di molto più grande che, forse, i due paesi hanno tenuto a nascondere per non allarmare il gigante americano che, soprattutto in questi ultimi tempi, segue con apprensione ogni movimento asiatico. Ma la realtà che viene da New Delhi supera ogni aspettativa. E non tanto per la mole di affari e contratti raggiunti, quanto per le indicazioni geopolitiche avanzate. Perchè Manmohan Singh ha subito voluto porre l’accento sulle questioni che toccano da vicino la realtà asiatica e la pace mondiale. In primo luogo si è collegato al tema del “nucleare” nell’Iran e nella Corea el Nord.

E qui l’accordo con Mosca si è rivelato totale. I due paesi hanno ribadito, infatti, che l’intera vicenda deve essere risolta “esclusivamente sul versante politico-diplomatico e giuridico”. E che, di conseguenza, l’esecuzione, da parte di Teheran, della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu consentirà di avviare trattative per una soluzione a lungo termine.
Altro punto di intesa quello generale sull’Iraq. Si è qui espressa la convinzione che il ripristino della pace e della stabilità in quel Paese “è possibile solo sulla base del raggiungimento del consenso e della riconciliazione nazionale”.

Più sfumata la posizione nei confronti delle vicende israeliane e pelestinesi: Mosca e Dehli condannano comunque la violenza nel Medio Oriente ed esortano alla ricerca della soluzione di tutti i problemi utilizzando la via dei negoziati. E anche qui una sorta di cautela prettamente diplomatica per non suscitare reazioni americane. Ma subito prende forza l’altro aspetto della politica indiano-russa. Che consiste nel raggiungere nuovi e vasti accordi con la dirigenza cinese. L’obiettivo è di far emergere sempre più una politica “in formato trilaterale”. E questo vuol dire un asse India, Mosca, Pechino.

Altro aspetto di valore geostrategico uscito dal vertice di New Delhi è poi quello che si riferisce alle Nazioni Unite. Qui i due paesi alzano il tiro nei confonti del Palazzo di Vetro ribadendo che è “necessario rinnovare l’Onu” per metterlo al passo con la realtà odierna. E in tale contesto è stato Putin a confermare il pieno appoggio russo all’India perchè ottenga il posto di membro permanente del Consiglio di Sicurezza allargato. Il gesto non va visto solo come un atto di amicizia e solidarietà. Mosca si muove con pragmatismo perchè la “manipolazione” degli schieramenti mondiali fa sempre parte della sua scuola di realismo geopolitico. Sa bene che i rapporti di forza sono ancora a favore degli Usa. Ma sa anche che andrà sempre più a pesare, nella scena geopolitica del continente eurasiatico, la formazione di una “trilaterale”- India, Russia, Cina - intorno alla quale potrebbe cementarsi un’Asia relativamente integrata. E sarebbe questo il peggiore degli scenari possibili per gli Stati Uniti.

Non a caso Manmohan Singh e Putin hanno evidenziato, con i loro colloqui, le ragioni di fondo dell’intesa raggiunta: un comune obiettivo strategico. Che prevede, tra l’altro, aspetti di valore economico centrati sulla diversificazione delle fonti energetiche. E qui sta il grosso dei risultati raggiunti. Che possono essere così riassunti: un accordo sulla costruzione di 4 impianti energetici russi per la centrale elettronucleare indiana di “Kudankulam”; la concessione all’India di una parte della gamma di radiofrequenze del sistema russo di navigazione satellitare - “Glonass”– che è equivalente al “Gprs” americano. E inoltre al bagaglio di contratti si aggiungono le intese che permetteranno all’indiana “Ongc” - la più grande corporazione petrolifera del gas - di partecipare allo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nell’isola di Sachalin. Mentre la “GasProm” russa – azienda sulla quale Putin ha puntato gran parte delle sue azioni di politica estera - parteciperà alla prospezione e allo sfruttamento del giacimento di gas sulla piattaforma continentale nel Golfo del Bengala.

Piatto forte delle intese bilaterali restano comunque gli aspetti relativi all’industria militare. A New Delhi si è visto un Putin particolarmente sensibile nei confronti di questa “tematica”. Il leader del Cremlino ha assistito alla parata delle forze armate indiane (tra carri armati e lanciarazzi sfilavano soldati su elefanti e cammelli...) ed ha subito notato la presenza di mezzi obsoleti, prodotti dalla vecchia Unione Sovietica: venduti all’India a prezzi di favore negli anni ‘70 e ‘80. Di qui le nuove intese. Putin propone ora un accordo per la costruzione congiunta di motori di aereo e l’India sta valutando una proposta russa per la fornitura di 126 aerei da combattimento.

Tutto avviene sullo scenario di intese asiatiche che, però, tengono a non escludere la Cina dal grande gioco della nascente multipolarità. Che per essere sempre più operativa avrà anche bisogno di diversificare le fonti energetiche e garantirsene l’accesso. Per questo l’approvvigionamento energetico è all’ordine del giorno. I tre paesi hanno raggiunto, in merito, vari accordi ed ora si sa anche che New Delhi ha bisogno di rendere più agevole il trasporto del petrolio dalla Russia e dal Medio Oriente. Punta alla creazione di un corridoio “nord-sud”, attraverso il Mar Caspio e l’Iran, fino alla costa indiana nord occidentale.

Mosca, dal canto suo, è favorevole al gasdotto per portare il gas dall’Iran in India attraverso il Pakistan. Ma in questo progetto incontra l’ostilità di Washington. E i venti di guerra che soffiano ora in direzione dell’Iran mettono sempre più in stato d’allarme i tre paesi che, puntando alla multipolarità, cercano di stabilire nuove relazioni internazionali, superando il predominio americano.


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