di Luca Mazzucato

Il premier israeliano Olmert e il presidente palestinese Abbas si sono incontrati a cena sabato scorso, ponendo fine a quasi due anni di boicottaggio da parte israeliana dell'Autorità Palestinese. La svolta si inserisce all'interno del drammatico scontro militare tra Hamas e Fatah nei Territori Occupati. Con questo incontro Israele prende parte attiva negli scontri, appoggiando apertamente il partito di Abbas, anche se secondo fonti palestinesi, l'incontro è servito principalmente a Olmert: in crisi di consenso e di leadership dopo la guerra in Libano, il premier cerca di riciclarsi frettolosamente da falco in colomba. Quel che è certo è che questo incontro dimostra il fallimento della strategia israeliana di isolamento dell'ANP, attuato da un anno a questa parte.I passi che hanno portato a quest'ultima svolta segnano un percorso di sangue lungo un anno e mezzo. Nel 2005, l'allora premier Ariel Sharon decise di ammettere Hamas alle elezioni legislative palestinesi, confortato da uno studio dell'amministrazione americana che dava Fatah vincente. La mossa sarebbe servita a indebolire Hamas, lasciando comunque l'ANP nelle mani del moderato Abu Mazen. Ma i sondaggi si rivelarono clamorosamente sbagliati: Hamas vinse le elezioni di Gennaio 2006, mandando all'aria i piani israeliani - e americani. Il nuovo governo Olmert decise quindi di boicottare ufficialmente l'ANP, trattenendo illegalmente i proventi delle tasse palestinesi (con cui venivano pagati parte dei salari dei dipendenti pubblici palestinesi) e spingendo USA ed Europa a bloccare gli aiuti. A fine Giugno, Olmert passa alla fase due, rioccupando la Striscia di Gaza, in seguito alla cattura da parte di Hamas del caporale dell'IDF Gilad Shalit.

In questo modo, Olmert punta a smantellare l'ala militare di Hamas, che è egemone a Gaza e, allo stesso tempo, sequestrando ministri e parlamentari di Hamas, rende di fatto impossibile al governo Hamas l'esercizio del potere. Durante l'estate, le tensioni nei Territori passano in secondo piano, quando l'IDF decide di attaccare il Libano, ottenendo un risultato disastroso sul piano sia militare che politico. Nel frattempo, le crescenti tensioni tra Hamas e Fatah per il controllo dell'ANP sfociano a Gaza in un regolamento di conti con decine di morti per le strade. Due settimane fa, Abbas a sorpresa convoca nuove elezioni, forzando la costituzione dell'ANP in un tentativo di colpo di stato. Gli scontri armati tra Hamas e Fatah si estendono quindi da Gaza alla West Bank.

Nel frattempo, il premier palestinese Haniyeh, nel suo tour diplomatico nei Paesi Arabi, cerca di rompere l'isolamento internazionale nei confronti del suo governo, riscuotendo un parziale successo con l'appoggio economico e politico dell'Iran, evidentemente interessato ad entrare nel conflitto israelo-palestinese.

A questo punto, il governo israeliano sembra prendere atto che la politica di deterrenza e di isolamento dell'ANP non funziona e, con uno dei suoi clamorosi voltafaccia, Olmert decide di incontrare Abbas a sorpresa. Apparentemente invertendo di centottanta gradi la strategia israeliana. In sostanza, l'isolamento di Hamas non ha fatto altro che rafforzare il consenso di cui il movimento sunnita gode tra i palestinesi e in genere nel mondo arabo (perfino quello sciita). Nel momento in cui si acuisce la battaglia per il controllo dell'ANP, Israele vuole scongiurare il pericolo di una vittoria di Hamas, sia militarmente che politicamente, scendendo in campo a favore di Abu Mazen. Durante l'incontro di sabato scorso, Olmert ha deciso di sbloccare 135 milioni di dollari, in forma di aiuti al presidente Abu Mazen e agli ospedali palestinesi, bypassando il governo Hamas. Dopo aver sostenuto per sei mesi che con i terroristi non si tratta, Olmert decide di rilasciare alcune decine di prigionieri palestinesi, come segno di "buona volontà", sperando che aiuti la trattativa per il rilascio di Shalit.

Come altro segno di buona volontà, Olmert concede inoltre di rimuovere ventisette dei circa cinquecento checkpoint in West Bank e di riaprire il valico commerciale di Karni tra Gaza e Israele (accordo firmato un anno fa con USA e ANP e mai attuato da Israele), per permettere l'uscita dei beni prodotti a Gaza. In cambio, Olmert chiede ad Abu Mazen di fermare il lancio di razzi Qassam dalla Striscia, che continuano nonostante il cessate-il-fuoco di qualche settimana fa e anche in questi giorni vengono sparati ininterrottamente.

Ma forse il risultato pratico più significativo dell'incontro è stato il trasferimento di un ingente partita di armi e munizioni (tra cui circa duemila kalashnikov) dall'Egitto a Gaza, consegnato ufficialmente nelle mani dell'ala militare di Fatah, sotto la supervisione israeliana. Secondo la dichiarazione ufficiale di un funzionario della Difesa israeliano, le armi serviranno ad Abbas “per rinforzare le forze della pace contro le forze delle tenebre”, una terminologia che ricorda pericolosamente quella del presidente Bush.

Il bilancio dell'incontro sul piano pratico non risolve alcuno dei problemi palestinesi, mentre sul piano politico rilancia sia Olmert che Abbas sull'arena internazionale. L'incontro è stato deciso in accordo con l'amministrazione americana: in questi giorni infatti, Condoleezza Rice sta spingendo il Congresso a donare cento milioni di dollari all'ANP per rafforzare Abbas. La Casa Bianca inoltre sta lavorando ad una nuova proposta diplomatica che prevede la dichiarazione di uno Stato Palestinese con confini provvisori entro la fine del 2007. Questi passi servirebbero a guadagnare credito presso i Paesi Arabi della regione, da spendere poi nella ricerca di una exit strategy dall'Iraq. Si sta inoltre preparando un summit tra Olmert, Rice e Abbas per l'inizio del 2007, per presentare questa nuova iniziativa americana e ribadire la proposta di nuove elezioni palestinesi.

Chi riponeva speranze nel cambiamento di rotta da parte di Olmert, è stato però smentito a poche ore dall'incontro. Il governo israeliano, infatti, ha autorizzato la costruzione di un nuovo insediamento nella Valle del Giordano, nel bel mezzo della West Bank, in cui, per ironia della sorte, verranno trasferite trenta famiglie di coloni di Gaza, evacuate durante il disengagement dalla Striscia nel 2005. Per una volta, la spregiudicatezza di questa mossa israeliana non è passata sotto silenzio: tanto l'Unione Europea quanto il Dipartimento di Stato USA hanno immediatamente dichiarato che tale nuovo insediamento è illegale “in quanto palese violazione della road map” e “minaccia di rendere fisicamente impossibile la soluzione dei due stati”.

Dall'altra parte della scacchiera, Hamas rischia di restare isolato dall'improvvisa accelerazione di Fatah. Il controllo del territorio da parte del movimento islamico a Gaza sembra essere messo in discussione dalle recenti prove di forza del partito di Abbas. Lo scontro sul campo si è dunque attestato temporaneamente su una sorta di equilibrio del terrore tra le due fazioni, che continuano a rimpinguare i propri arsenali. Nel frattempo, Hamas cerca di recuperare l'iniziativa su diversi fronti. A fronte dell'appoggio americano ad Abbas, Hamas sta vagliando la possibilità di intraprendere attacchi direttamente ad obiettivi americani in Medioriente.

Allo stesso tempo, varie fonti diplomatiche hanno reso nota una trattativa in corso con funzionari europei, per una proposta di tregua per cinque anni: ritiro israeliano da parte dei Territori in cambio dello stop a qualsiasi attacco ad obiettivi israeliani dentro e fuori i Territori. Ma la mossa che potrebbe rimettere in gioco Hamas è l'accordo sullo scambio tra Gilad Shalit e un certo numero di prigionieri palestinesi, che il premier Haniyeh dichiara questione di giorni.

Nel mezzo della confusione in cui sta precipitando il conflitto mediorientale, un'amara considerazione è emersa nel corso dell'incontro tra Olmert e Abbas. La cronaca registra lo sbalordimento della delegazione di Fatah, che si è vista accogliere con baci ed abbracci nella residenza privata di Olmert a Gerusalemme. La cena si è svolta in un clima amichevole e conviviale, tra bandiere israeliane e palestinesi, queste ultime alzate per la prima volta ufficialmente in terra israeliana. Queste scene di accoglienza e apertura, a pochi chilometri dai checkpoint della West Bank, avranno certamente ricordato ad alcuni commensali le ultime scene della Fattoria degli Animali di Orwell, in cui alcuni palestinesi sono più uguali agli israeliani di altri.


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