di Carlo Benedetti

Gli oligarchi della Russia alzano il tiro. E questa volta decidono di entrare a gamba tesa nel settore dell'alluminio. Danno vita alla più grande società per la produzione d'allumina e d'alluminio che impegnerà 110.000 dipendenti ed opererà in 17 paesi di tutti i continenti. Nel giro di un anno avrà un incasso di circa 10 miliardi di dollari e in cinque anni toccherà investimenti pari a 3 miliardi e mezzo di dollari. Il volume della produzione sarà di circa 5 milioni di tonnellate d'alluminio. Tutto questo avviene a Mosca dove due big della nuova Russia - Oleg Deripaska e Viktor Veksel'berg - hanno deciso di unire le loro società (Rusal e Sual) alla svizzera Glenkor. Nasce, pertanto, un nuovo gigante di valore mondiale. Si chiamerà Russkij alluminium, "Alluminio russo". Tutto questo vuol dire che la Russia diverrà sempre più il leader mondiale del settore. E non è un caso se questa operazione è stata organizzata e diretta da uomini che si sono formati all'ombra del Cremlino. Il primo - ed anche il più spregiudicato - è, appunto, Oleg Vladimirovic Deripaska (1968) da sempre ritenuto come il "Re dell'alluminio". Un personaggio che si è formato nel vivo della nuova politica economica post-sovietica dopo essersi laureato in fisica e poi in economia. Ha avuto un'esperienza in Borsa e si è trovato al centro di una grossa operazione finanziaria: l'acquisto d'azioni della fabbrica Saaz della regione dei Sajani. Nel settembre 1992 assume la direzione della grande azienda del settore dell'alluminio - la Krasnojarsk-Aljuminprodukt che opera nella regione nordica di Krasnojarsk. E nel 1993 guida l'intero complesso nazionale che produce e commercia l'alluminio, la società Rosaljuminprodukt.

E' in questo periodo che, approfittando della nuova situazione economica e sociale del Paese, si dedica anche all'acquisto dei vaucher che i russi hanno ricevuto in seguito alla decisione del Cremlino di "fornire" ad ognuno una quota dell'intera proprietà pubblica. Deripaska fa incetta di vaucher e compera aziende ed azioni. Entra in cooperazione con altri magnati dell'alluminio - e grazie a nuovi capitali - attua altre ciclopiche operazioni finanziarie. Da questo momento è un susseguirsi d'attività bancarie sino a che - è il 1996 - la Procura della Cacassia apre un'inchiesta sulle sue attività. Si giunge alla bancarotta delle banche del suo impero. Ma proprio in questo periodo alla testa della regione della Cacassia arriva il generale Lebed. Con lui Deripaska ha un buon rapporto: è un suo grande elettore e la vicenda giudiziaria si blocca. Ma la sua scalata ai vertici finanziari continua. E mette in campo anche le sue ambizioni politiche. Intanto è direttore delle società Sajana, della Saaza, dell'americana Reynolds International Inc ed ha contatti intensi con un'azienda italiana interessata all'import dell'alluminio.

Nel 1998 è sponsor, a Mosca, della lista “Jabloko” organizzata dal riformista Javlinskij; ma appoggia anche un blocco di destra nella regione dei Calmicchi.
Nel 1999 è nominato membro del consiglio di garanzia della banca moscovita Moskovskij Delovoj Mir. Giunge così al 2000 (ha già un suo capitale di 72milioni di dollari) quando, con Abramovic, fonda la società Russkj Aljuminij che riunisce gli oligarchi del settore. Poi diviene vice presidente dell'Unione industriali e del Club internazionale inglese.
Accanto a lui si colloca Viktor Feliksovic Veksel'berg (1957). E un'accoppiata vincente. Il personaggio comincia la scalata nei ranghi delle oligarchie russe nel 1997, quando è nominato membro della direzione della compagnia del petrolio della Siberia Tjumenskaja Neftjanaja Kompanija. Passa poi a dirigere le società russe Renova e Sual holding. Quest'ultima è una finanziaria collegata a grossi gruppi industriali occidentali. Ed ora il salto dei due nel grande mercato internazionale.
“Il nostro nuovo gigante industriale e finanziario - dice Deripaska - dovrà superare tutte le altre società che producono alluminio. Saremo noi i leader mondiali…". E Veksel'berg aggiunge: " Ci attendono ora progetti ancora più grandi". Quanto alla definizione del progetto attuale si parla - come data d'avvio - dell'aprile 2007. Successivamente - nel giro di tre anni - la nuova società pianifica di accedere al collocamento pubblico primario delle azioni (Ipo) nella Borsa Valori di Londra. E dopo il processo d'integrazione la quota del nuovo gigante industriale raggiungerà circa il 12,5 % del mercato mondiale dell’alluminio e il 16 % della produzione d'allumina.

Intanto su tutta questa complessa operazione - che va a ridisegnare molti aspetti dell'economia russa - circolano a Mosca le ipotesi più fantasiose. Si parla di un processo di smantellamento delle strutture precedenti e di una sorta di occupazione di un'importante nicchia finanziaria. Il problema, comunque, consiste nel capire se queste nuove azioni sono messe in atto per restringere quel potere che Putin si sta costruendo in vista della sua uscita dal Cremlino.
Per il momento i primi commenti si riferiscono al fatto che la Russia è passata dalla "cortina di ferro” a quella “d'alluminio”. Un modo per dire che la realtà di oggi è composita, estremamente mutevole ed eterogenea. Segnata, tra l'altro, dall'irruzione nella scena politica ed economica di gruppi decisi come non mai a conquistare le leve direzionali del Paese. In questo Putin cerca di non segnare il passo. E' in queste ore - ad esempio - che si parla di un progetto sponsorizzato dal Cremlino per la costituzione di una banca d'affari di portata nazionale che - sull'esempio dell'americana Goldman Sachs - dovrebbe avere un corrispettivo a Londra operando nella gestione degli investimenti. Il sol dell’avvenire?


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