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Gio
24 Aprile 2014
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Sicilia, risposte e domande

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di Agnese Licata

Della serie: quando un risultato elettorale dice tutto (sul disgusto degli elettori verso la politica) e dice niente (sul futuro governo della Sicilia). L’astensione oltre il 50% e l’esplosione del Movimento 5 Stelle fino al 18% dei voti raccontano di cittadini che in partiti vecchi e nuovi non credono più. Soprattutto, non pensano che uno o l’altro cambi qualcosa. “Su’ tutti ‘na cosa” - ossia “sono tutti uguali” - è una delle frasi più ricorrenti in Sicilia a tempo di elezioni. Stavolta, i grillini hanno ridotto almeno in parte il ricorso a questa massima dell’anti-politica, ma è il pessimismo a prevalere, almeno tra la metà degli isolani.

Per tutta la giornata si è parlato, ipotizzato e fantasticato molto sulle ripercussioni che ciò avrà a livello nazionale, in particolar modo sul Pdl, vero sconfitto in Sicilia (13% dei voti) e probabilmente partito che più di altri ha disorientato i propri simpatizzanti, allontanandoli dai seggi elettorali. L’intervento del segretario Angelino Alfano, dopo giorni di silenzio, ha cercato di mostrare un partito più coeso di quanto non sia, addirittura provando a salvare il triste risultato del “suo” Nello Musumeci. Ha confermato le primarie del partito, ma come reagirà Silvio Berlusconi e i suoi fedelissimi, neanche un preveggente può dirlo.

Meglio allora concentrarsi su un’altra grande incognita: la futura maggioranza dell’Assemblea siciliana. I risultati di questa elezione potranno cambiare davvero la politica regionale oppure generare una fotocopia dell’ultima, disastrosa, instabile legislatura? Ad oggi, entrambe queste alternative hanno la stessa possibilità di realizzarsi. Mettiamo per un attimo da parte l’euforia del Partito democratico e della sua coalizione che con oltre il 30% dei voti è stata la più votata, e guardiamo alla nuova composizione dell’Ars. Il sistema elettorale è un proporzionale con sbarramento al 5% e premio di maggioranza (risicato). Quindi: Pd e Udc ottengono insieme 39 seggi (compresa la nomina del Presidente, Rosario Crocetta, e il premio di maggioranza); Pdl-Cantiere popolare crolla a 20 seggi; il Movimento 5 Stelle conquista 15 seggi, come anche gli autonomisti (Mpa e Grande Sud) guidati da Gianfranco Miccichè.

Per arrivare ai 90 deputati totali manca un ultimo seggio, da assegnare con i resti, ma la sostanza non cambia: nessuno ha la maggioranza assoluta in aula. Alla coalizione di Crocetta mancano 7 seggi. Dove trovarli? Ieri i giornalisti lo hanno chiesto più volte all’ex sindaco di Gela, con risposte sempre costantemente vaghe e un po’ scopiazzate ai grillini: “Non faremo alleanze, ma cercheremo l’appoggio di deputati responsabili sulle singole proposte”. E da dove potrebbero arrivare questi deputati responsabili?

Non certo dal Pdl. Ci sono poi i grillini, che per bocca di un esultante Giancarlo Cancelleri, hanno ribadito che loro di alleanze non ne vogliono neanche sentir parlare. Disponibilità, invece, su singole idee. Difficile però che nel loro primo pesante banco di prova, gli attivisti siano disposti a scendere a patti, rischiando di compromettere l’intransigenza che tanto li fa apprezzare ai loro elettori.

Più facile, invece, che il Pd trovi una qualche sponda nell’Mpa e in Miccichè. Ed eccoci qui a una musica già suonata, quella che dal 2010 ha visto alla guida della Sicilia una coalizione  Mpa-Pd come unica soluzione per avere una maggioranza all’Assemblea. Questo è il rischio più forte: ritrovarsi punto e a capo. Crocetta ha dichiarato che lui non intende compromettere se stesso e il partito con inciuci vari, piuttosto si torna tutti a votare. Ma il suo partito la penserà allo stesso modo, soprattutto considerando il fatto che è composto dalle stesse persone che appoggiarono fino all’ultimo l’ex governatore Raffaele Lombardo, rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa e voto di scambio?

Insomma, da queste elezioni in Sicilia si aspettavano tante risposte, ma arrivano più che altro domande.

 

 

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