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Mer
3 Giugno 2015
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Esteri

USA, dal Patriot Act al Freedom Act

USA, dal Patriot Act al Freedom Act

di Michele Paris

Nella notte tra domenica e lunedì, una controversa sezione del famigerato Patriot Act è scaduta senza che il Congresso americano fosse in grado di rinnovarla, privando teoricamente l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) di uno strumento cruciale per combattere la minaccia terroristica, ovvero per intercettare in maniera indiscriminata le comunicazioni elettroniche di milioni di persone.

A nulla sono servite le suppliche del presidente Obama ai membri del Senato né gli appelli pubblici di vari membri della sua amministrazione che avevano dipinto in toni apocalittici lo scenario che si sarebbe venuto a creare negli Stati Uniti dal primo giorno di giugno con il venir meno dell’autorizzazione della sorveglianza a tappeto assegnata alla NSA.

Il leader di maggioranza al Senato, il repubblicano Mitch McConnell, aveva addirittura convocato una insolita seduta nella giornata di domenica dopo la settimana di stop ai lavori per il Memorial Day, ma le “divisioni” in aula sono risultate insanabili ed è stato impossibile raggiungere un accordo entro la mezzanotte di domenica.

Il desiderio dello stesso McConnell e di altri “falchi” repubblicani era quello di ottenere un’estensione almeno temporanea della cosiddetta “Sezione 215” del Patriot Act, così da evitare lo stop, sia pure molto relativo, alle intercettazioni e avviare nuove trattative su un testo condiviso. Questa soluzione era apparsa sempre più improbabile nei giorni scorsi, dopo che un tribunale federale aveva dichiarato illegale questa parte della legge approvata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

I titoli apparsi lunedì mattina sui media americani hanno così annunciato la fine della raccolta dei dati telefonici da parte della NSA. Tuttavia, dietro l’apparenza di un duro scontro tra favorevoli e contrari alle intercettazioni o tra favorevoli e contrari al rispetto della privacy dei cittadini USA, sempre domenica il Senato ha fatto un passo decisivo verso la salvaguardia di gran parte delle facoltà della NSA.

Una legge approvata qualche settimana fa dalla Camera dei Rappresentanti, il cosiddetto Freedom Act, ha superato senza problemi un ostacolo procedurale (“filibuster”), trovandosi la strada spianata verso il voto in aula nel corso della settimana. Un voto finale prima della scadenza della Sezione 215 del Patriot Act nella serata di domenica era risultato impossibile a causa dell’opposizione manifestata dal senatore di tendenze libertarie, nonché candidato alla nomination repubblicana, Rand Paul.

Il Freedom Act è una riforma cosmetica della NSA che toglie a quest’ultima agenzia l’autorità per raccogliere e archiviare direttamente i dati telefonici, i quali verranno invece conservati dalle compagnie di telecomunicazioni. La NSA o l’FBI potranno comunque continuare ad avere accesso alle informazioni ma solo dopo avere ricevuto l’approvazione del docilissimo Tribunale per la Sorveglianza dell’Intelligence Straniera (FISC) e sulla base di richieste circostanziate, legate cioè a ipotetiche minacce “terroristiche”.

Il percorso del Freedom Act al Senato potrebbe però non essere così semplice. Alcuni repubblicani hanno infatti intenzione di adottare emendamenti alla versione della Camera, ad esempio per portare da sei mesi a un anno il periodo di tempo a disposizione della NSA per passare al nuovo regime. Eventuali cambiamenti al testo attuale richiederebbero un ulteriore passaggio in aula alla Camera, dove nuovi malumori potrebbero emergere allungando i tempi per l’approvazione definitiva.

Ad ogni modo, gli scenari catastrofici dipinti dalla Casa Bianca e dai “falchi” del Congresso sono pura fantascienza. Per cominciare, come hanno confermato ai giornali vari esperti di intelligence, uno stop di pochi giorni alle intercettazioni non avrà conseguenze particolari, visto che la NSA potrà continuare a raccogliere informazioni su individui al centro di indagini già avviate entro il 31 maggio.

Inoltre, anche secondo una speciale commissione istituita da Obama nel 2013, il programma autorizzato dal Patriot Act non ha avuto alcun ruolo nel prevenire attacchi terroristici, mentre altri programmi previsti dalla stessa Sezione 215 sono stati raramente usati in questi anni.

La NSA dispone infine di almeno altri due strumenti pseudo-legali per continuare le proprie operazioni di sorveglianza, come la Sezione 702 del “FISA Amendments Act” del 2008 e l’oscuro Ordine Esecutivo 12333 del 1981. Secondo il primo provvedimento, il governo USA può intercettare le comunicazioni elettroniche di cittadini non americani che si trovano in un paese diverso dagli Stati Uniti anche in assenza di un ragionevole sospetto, ma anche di americani se essi finiscono nella rete della NSA in maniera “accidentale”.

Il secondo consente invece intercettazioni virtualmente illimitate ai danni di chiunque si trovi all’estero ma, anche in questo caso, nella rete possono finire i cittadini americani, poiché i loro dati che transitano sui server delle compagnie private si trovano spesso fisicamente in un paese straniero.

Alla luce della disposizione alla legalità e del rispetto dei principi costituzionali della NSA e dell’intero apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti è comunque inverosimile che possa essere adottata qualsiasi limitazione significativa dei poteri invasivi attuali. La stessa raccolta di informazioni telefoniche sulla base del Patriot Act, come ha stabilito la già ricordata sentenza di una corte federale, è ad esempio avvenuta nella completa illegalità per quasi 14 anni.

Visti i formidabili strumenti comunque nelle mani della NSA e la sostanziale inutilità delle norme appena prescritte ai fini della lotta al terrorismo, appare evidente che lo sforzo messo in atto dalla classe politica americana per salvare le prerogative fissate nel Patriot Act nasconda ben altri fini.

La raccolta di massa dei dati relativi al traffico telefonico e internet di virtualmente tutta la popolazione americana serve cioè al governo USA per creare un archivio illimitato di informazioni, utili non tanto al controllo di attività di natura terroristica bensì del dissenso politico.

La propensione alla repressione è d’altra parte documentata quotidianamente negli Stati Uniti, dal numero esorbitante di omicidi commessi dalla polizia alla risposta puntuale in assetto da guerra alle manifestazioni di protesta, esplose negli ultimi mesi proprio contro la brutalità delle forze dell’ordine.

Con la sempre più difficile sostenibilità di alcune norme che assegnano poteri vastissimi alla NSA, sia per la crescente opposizione popolare sia a seguito di opinioni espresse dai tribunali, il governo e il Congresso di Washington stanno tentando di apportare cambiamenti di facciata alle leggi approvate dopo il 2001.

Il Freedom Act su cui si appresta ad esprimersi il Senato, quindi, serve per ridare basi pseudo-legali ai crimini della NSA, consentendo alla propaganda ufficiale di dichiarare - assurdamente - ormai finita l’era delle intercettazioni extra-giudiziarie ai danni dei cittadini americani.

 

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