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Lun
24 Novembre 2014
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Esteri

Labour, vittoria ombra

 Labour, vittoria ombra

di Emanuela Muzzi

LONDRA. Se l’esito delle elezioni politiche in Gran Bretagna a maggio del prossimo anno è ancora del tutto incerto, quello che per il momento è sicuro è che la vittoria a breve termine è di chi gode dell’attenzione dei media. Mentre la notte del 20 Novembre sotto il Parlamento si accendevano le candele per la veglia di Labour e sindacati contro la legge Tory per la privatizzazione del Sistema sanitaria (NHS), all’angolo opposto del Parlamento le telecamere e i flash erano tutti per il parlamentare defezionista.

Uno solo, che ha voltato le spalle ai Conservatives per sposare i nazional-razzisti dell’UKIP e trovare così il suo momento di gloria rilanciato a catena su scala internazionale. Non è un caso che il giorno dopo essere stato celebrato dai media, abbia vinto alle by-election, le elezioni locali di medio termine a Rochester, as sud est di Londra.

Risultato: la stampa britannica non ha dato spazio alla vittoria schiacciante del Labour alla Camera dei Comuni - con 241 a favore e 18 contrari - in supporto della legge-emendamento che ha bloccato la privatizzazione selvaggia introdotta lo scorso Aprile dall’ “Health and Social Care Act”.

Peccato perché il voto è un passo in avanti verso la tutela del malato e un freno al Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) il trattato con cui l’Unione Europea svende i servizi pubblici alle compagnie private, come ad esempio, nel caso della sanità inglese, ai gruppi Virgin (Virgincare), Bopa, Care UK.

Il problema è che non solo i cronisti, in cerca di novità, stanno esaltando l’avanzata dell’estrema destra garantendo ai defezionari il volto in TV e in prima pagina, ma che i laburisti inseguono le notizie senza una strategia di partito: una leadership forte non avrebbe dovuto dare alcun peso alla vittoria del parlamentare voltagabbana e alla storiella del secondo seggio degli Indipendentisti a Westminster e avrebbe cercato invece una dignitosa copertura su giornali e TV della lotta del parlamentare Clive Efford per il voto anti-privatizzazione.

Avrebbe dovuto cantare vittoria sminuendo le squallide guerriglie tra razzisti e Tories antieuropei, cogliendo anzi l’occasione per evidenziarne le somiglianze ideologiche; avrebbe dovuto fare del voto di maggioranza sulla ‘bill’ di Efford (un parlamentare che che ha messo all’angolo Cameron sulla Sanità) un punto a favore in vista delle elezioni nazionali.

Il fatto che i leader del Labour Party non abbiano cavalcato l’onda positiva è uno dei sintomi evidenti che il partito, anche nelle sue ramificazioni sindacali ed associazioniste, non comunica con i media effectively. Gli stessi Labour, per voce del ministro delle finanze ombra, Ed Ball, hanno spostato il giorno dopo l’attenzione su un’altra proposta, pur giusta, di devolvere alla sanità gli incassi provenienti dalle multe pagate dalle banche in seguito alle operazioni illegali di manipolazione sui cambi internazionali.

Ma sembra che la proposta sia stata solo una manovra per coprire la gaffe di Emily Thornberry, il "sottosegretario ombra" alla giustizia che il giorno prima proprio da Rochster, dove si era recata a sostegno del partito nel giorno delle by-election, ha twittato la contestata foto di un furgone in attesa sotto un’abitazione dalla cui finestra pendono tre bandiere ‘English’ con la croce di San Giorgio subito recepita ed attaccata come foto anti-nazionalista e poi definita ‘irrispettosa’ dallo stesso Miliband.

La parlamentare avrebbe potuto invece pubblicare su twitter foto a sostegno dei Labour o, al limite, la foto delle centinaia di nurses, medici, chirurghi, sindacalisti, medici di famiglia, che in rappresentanza del National Health System hanno dormito al freddo sotto il Parlamento per salvare il diritto del cittadino alla salute. Ma quando si ragiona in termini di voti e seggi, il sarcasmo sul nemico prende il sopravvento: è uno degli indici che il partito, vuoi per la leadership di Miliband, vuoi per l’attacco dell’estrema destra, è allo sbando.

Adesso, che la Thornberry si sia dimessa è il male minore; il vero dramma è che il partito Labour nelle sue rappresentanze parlamentari d’opposizione non fa ombra alla maggioranza, ma è l’ombra di se stesso: un fantasma che insegue il lanternino delle telecamere, che casca nella trappola delle polemiche piazzate dai suoi nemici politici al posto e al momento giusto, senza promuovere ed imporre il valore di battaglie politiche e democratiche che pure la base del partito, e parte dei suoi parlamentari, sono ancora in grado di portare avanti.

La sanità pubblica, appunto, è un cavallo di battaglia di questa campagna elettorale. Si tratta di salvare non solo il diritto del cittadino alla sanità e alla cura, ma anche migliaia di posti di lavoro. Infatti per la prima volta i maggiori sindacati Unite, Unison e associazioni di categoria, oltre a medici e nurses, hanno protestato compatti a Westminster.

Certo, la bill-Efford ha ancora un ostacolo da superare alla Camera dei Lords. Se va male i malati inglesi bisognosi di cure dovranno prendersela con chi gestisce i servizi ‘outsourced’: speriamo che gli ospedali britannici, dopo il volo pindarico dell’efficienza gestita dai privati e l’accelerazione verso il profitto, non si schiantino al suolo come il vascello spaziale ‘Virgn Galactic’.

 

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