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3 Maggio 2015
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Esteri

Il fuoco di Cernobyl

Il fuoco di Cernobyl

di Alessandro Iacuelli

Proprio in concomitanza con l'anniversario dell'incidente di Cernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986, una foresta di 320 ettari nelle vicinanze della Zona di esclusione speciale attorno alla centrale, è andata a fuoco. La prima a scriverlo è stata l'agenzia di stampa Interfax, generando situazioni di allarmismo che, come vedremo, è fondato sia in Ucraina che in Bielorussia.

Secondo il Servizio per le situazioni d'emergenza dell'Ucraina, le squadre di pompieri sono riuscite ad impedire che le fiamme si dirigessero verso la centrale distrutta. "Per quanto riguarda il grande incendio nel territorio della Zona d'esclusione, le unità del Servizio di stato per le situazioni d'emergenza sono riuscite a fermare la diffusione del fuoco verso la centrale nucleare di Cernobyl", ha scritto sul suo profilo Facebook il capo dei servizi di soccorso Zorian Shkiriak. La Zona d'esclusione copre un raggio di 30 km dalla centrale distrutta.

"La struttura è fuori pericolo", ha concluso Shkiriak, assicurando che l'incendio non causerà danni al luogo che è stato teatro del più grande disastro della storia del nucleare civile. Frase abbastanza ovvia, considerando che il pericolo maggiore non deriva affatto dalla minaccia da parte delle fiamme nei confronti della centrale, ma dal livello di radioattività che si leva in atmosfera con i fumi dell'incendio e che poi potranno contaminare altre zone a seconda della direzione dei venti. Secondo il corrispondente dall'Ucraina della BBC, sono stati evacuati due insediamenti all'interno della zona di esclusione: Cernobyl e Ivankov. Nello spegnimento del rogo sono impegnati 182 pompieri, 32 mezzi tecnici, due elicotteri e due aerei An-32P.

Purtroppo nei scorsi giorni, per motivi ancora da identificare, l'incendio si è aggravato in concomitanza con un cambio di direzione del vento. Lo ha riferito il ministro dell'Interno ucraino Arsen Avakov: "L'incendio", ha dichiarato il ministro, "si è intensificato nell'area attorno alla centrale nucleare di Cernobyl. Le fiamme hanno raggiunto le cime degli alberi e i forti venti minacciano di espandere l'incendio in una zona a 20 Km dalla centrale. Circa 400 ettari di foresta sono in fiamme". Tre i principali focolai; non sarà un incidente facile da gestire e controllare poiché le fiamme sono alimentate dalla tesa e calda ventilazione dai quadranti meridionali, richiamata dal vasto sistema frontale presente fra la Polonia e il settore più occidentale della Russia europea.

Il premier ucraino, Arseni Iatseniuk, ha convocato una riunione urgente della Commissione per le situazioni di emergenza sull'incendio nella zona di esclusione di Cernobyl e, insieme al personale della protezione civile, "sta lavorando nelle dirette vicinanze della linea del fuoco": lo scrive ancora il ministro dell'interno Arsen Avakov, che sta coordinando la partenze di voli speciali dall'aeroporto di Kiev.

L'incendio boschivo potrebbe essere stato causato da un'azione dolosa o da un comportamento negligente: lo ha affermato il vice presidente del comitato della protezione civile, Mikola Cecotkin, il 28 aprile scorso, ma nella giornata del 29 l'ipotesi di una natura dolosa ha iniziato a prendere il sopravvento, finché è stato lo stesso Ministero dell’Interno dell’Ucraina ad ammettere tramite una nota che si tratti di un più che probabile incendio di natura dolosa; qualcuno insomma, ha volutamente appiccato le fiamme in uno dei posti più pericolosi al mondo.

Al momento in cui si scrive, stando alle informazioni non sempre puntuali provenienti dall'Ucraina, l'incendio non è ancora domato. Fin qui la cronaca, ma restano da fare due tipi di analisi: quella politica e quella ambientale.

L'incendio si è verificato, con un'estrema puntualità, alla vigilia della riunione, a Londra, dei contributori del fondo per il sarcofago di Cernobyl, destinato a mettere in sicurezza la centrale. Si tratta di un incontro promosso dal G7 allo scopo di raccogliere altri fondi per completare la copertura dell'impianto, entro la nuova scadenza di metà 2017. All'appello mancano 615 milioni di euro.

Proprio l'altro ieri, durante il vertice Ucraina-Ue a Kiev, il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker ha annunciato che Bruxelles stanzierà altri 70 milioni di euro, mentre la banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo intende contribuire con altri 350 milioni di euro.

La politica non finisce qui. L'incendio è scoppiato in un'area inaccessibile alla popolazione e quindi risulta strano che sia scoppiato proprio nella Zona di esclusione speciale, visto che tutta l’area è presidiata affinché nessuno entri sia per motivi di sicurezza delle persone e sia per la delicatezza del luogo. A svelare che si tratti di un'azione proditoria, è l'agenzia di stampa Interfax che scrive: "C’è un ragionevole sospetto che sia un attacco incendiario, visto che è scoppiato in diversi punti sui due lati del fiume”.

Poi c'è la situazione ambientale. Il livello di radiazioni a Kiev è normale, l'ha affermato il Servizio per le emergenze della capitale ucraina, che dista circa 126 chilometeri da Cernobyl, e invece come stanno le cose nelle zone più vicine all'area colpita?

Come accade sempre in questi casi, immediata è stata la corsa allo spegnere non l'incendio, ma ogni allarmismo e probabilmente ogni verità. Puntuale infatti la dichiarazione: "Il fumo provocato dall'incendio intorno a Cernobyl non è radioattivo". A rassicurare è stato in primis Vyachslav Vodolagin, un ufficiale in servizio dal servizio meteo russo Rushydromet: secondo lui “l'incendio intorno all'impianto non pone alcun pericolo" di radioattività "per la popolazione. È semplicemente fuoco" ha detto.

Anche questa è una frase incredibilmente scontata e banale. E' evidente che si tratta semplicemente di fuoco, che non costituisce un problema ambientale sulla lunga distanza temporale; quel che semmai è un problema serio è che quel fuoco trasforma in fumo e particelle fini dei terreni e materiali altamente contaminati e radioattivi.

A farlo notare, per ora unica voce fuori dal coro, è l'organizzazione ambientalista Greenpeace, che in un comunicato fa notare che una stima approssimativa degli incendi in corso indica con chiarezza il rischio di "causare una notevole dispersione di radioattività. A causa della notevole contaminazione delle foreste e dei terreni attorno alla centrale, i quantitativi totali di materiali radioattivi rilasciati da questi incendi potrebbero essere potenzialmente equivalenti a quelli di un incidente nucleare rilevante".

Ventinove anni dopo l’esplosione della centrale, l’incidente a Cernobyl non è ancora un capitolo chiuso. Sulle foreste e sui terreni attorno alla centrale si sono depositati, infatti, quantitativi notevoli di sostanze radioattive molto pericolose come il cesio 137, lo stronzio 90 e il plutonio 239. Gli incendi del 2010 hanno già disperso in atmosfera radioattività dal suolo, dagli alberi e dalle altre piante, questo nuovo incendio sta facendo il resto.

I primi incendi nell’area sono stati segnalati il 26 aprile, giorno dell’anniversario del disastro avvenuto nel 1986. La radioattività è rilasciata in atmosfera dai fumi dell’incendio e dispersa a seconda dell’andamento dei venti, dell’altezza del pennacchio di fumo e altri fattori meteorologici.

In incendi precedenti la radioattività è arrivata fino alla Turchia. Sulla base di dati satellitari, gli esperti di Greenpeace stimano che gli incendi, e soprattutto i loro fumi, abbiano interessato un’area complessiva di circa 13.300 ettari.

Solo all’inizio di quest’anno, era stata presentata un’analisi dettagliata sui rischi da incendio a Cernobyl: la conclusione fu che nel caso peggiore il rilascio di radioattività in atmosfera potrebbe equivalere a un incidente di livello 6 della scala INES (International Nuclear Events Scale). Sia l’incidente di Cernobyl che quello di Fukushima sono stati collocati al livello 7 della scala INES, parliamo quindi di incidenti gravissimi.

Nonostante questi rischi, nei prossimi giorni plausibilmente, come avvenuto pochi anni fa a Fukushima, sentiremo a raffica le dichiarazioni che "tutto va bene", che "non è successo nulla", che "tutto è al sicuro". Con buona pace per la verità, che rischia ancora una volta di essere anche lei sepolta nel sarcofago di cemento armato della centrale.

 

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