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20 Aprile 2014
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Esteri

Francia: la spesa nel mirino

Francia: la spesa nel mirino

di Mario Lombardo

Il drastico spostamento a destra del nuovo governo francese dopo la batosta subita dal Partito Socialista (PS) nelle recenti elezioni amministrative è apparso questa settimana in tutta la sua evidenza in seguito alla presentazione ufficiale da parte del neo-primo ministro, Manuel Valls, di un piano di tagli alla spesa pubblica per i prossimi tre anni.

Dopo l’umiliante rovescio elettorale del mese di marzo che aveva fatto perdere ai socialisti il controllo di centinaia di municipalità francesi a beneficio dei gollisti dell’UMP e del Fronte Nazionale di estrema destra, il presidente Hollande aveva respinto deliberatamente la richiesta popolare di politiche finalmente progressiste per lanciare invece un messaggio inequivocabile a Bruxelles e agli ambienti finanziari internazionali circa le intenzioni del suo governo di proseguire con le “riforme” del sistema Francia.

La sostituzione del premier Jean-Marc Ayrault con il suo ministro dell’Interno Valls - con ogni probabilità quello posizionato ideologicamente più a destra tra gli uomini di governo - aveva preannunciato l’accelerazione in senso liberista delle politiche economiche di Parigi.

Lasciati da parte i timori nell’affrontare voci di spesa politicamente molto delicate, il governo socialista intende dunque portare attacchi diretti alle pensioni e al sistema sanitario d’oltralpe. Il piano di revisione della spesa pubblica del governo Valls è stato così rivelato nella giornata di mercoledì e prevede tagli per ben 50 miliardi di euro da implementare tra il 2015 e il 2017.

Nel dettaglio, le riduzioni di spesa arriveranno per 18 miliardi dal bilancio della macchina statale, per 11 miliardi da quello delle istituzioni locali, per 10 miliardi dalla sanità e per 11 miliardi da altre prestazioni sociali che verranno decurtate più o meno severamente.

“Sono costretto a dire la verità ai francesi”, ha affermato Valls dopo la riunione settimanale del suo governo alla presenza di Hollande. “La nostra spesa pubblica rappresenta il 57% della ricchezza nazionale e non ci è più possibile vivere al di sopra dei nostri mezzi”. Il welfare relativamente generoso della Francia è d’altra parte da tempo nel mirino della classe dirigente transalpina, preoccupata per livelli di spesa eccessivi rispetto, ad esempio, a quelli della Germania.

Ciò viene considerato uno spreco di risorse che possono essere dirottate, tra l’altro, verso tagli al carico fiscale delle aziende private, comprimendo salari, pensioni e servizi pubblici.

L’operazione del governo francese è stata accompagnata da dichiarazioni ufficiali che hanno cercato di convincere i francesi dell’inevitabilità dei tagli. Lo stesso Hollande ha definito “difficili” le decisioni annunciate da Valls anche se “indispendabili”. “Talvolta - ha spiegato cinicamente il presidente socialista - è più facile rimandare le decisioni dolorose o chiudere gli occhi di fronte alla realtà, ma in questa occasione ho voluto finalmente guardare in faccia la realtà”. Valls, da parte sua, in un intervento serale su France 2, ha escluso che i tagli per 50 miliardi di euro alla spesa pubblica rappresentino un piano di austerity.

Le misure che si prospettano, in realtà, includono il congelamento degli stipendi pubblici e delle pensioni, mentre le economie in ambito sanitario - definite dal primo ministro come una “migliore organizzazione delle cure” e un “uso più ragionato dei farmaci” - si risolveranno in razionamenti e riduzione della qualità delle cure stesse.

Un elenco più preciso degli ulteriori tagli sarà comunque reso noto la prossima settimana, quando il governo presenterà in Parlamento il piano ufficiale di spesa per i prossimi tre anni.

Il piano del governo è giunto poi in concomitanza con la decisione di rispettare l’impegno preso con Bruxelles per portare il rapporto deficit/PIL al di sotto del 3% entro il 2015, dopo che questo obiettivo era già stato spostato di un anno con il consenso dell’Unione Europea.

Come ha spiegato mercoledì il Wall Street Journal, perciò, una volta messi da parte i propositi di chiedere un’ulteriore proroga, la Francia si è trovata a dover manovrare “tra la promessa di Hollande di tagliare le tasse sulle aziende e la necessità di ridurre il deficit di bilancio”.

Dal momento che la prima delle due cose era già stata finalizzata qualche settimana fa, il governo ha proceduto con la seconda, assaltando la spesa pubblica e, a conferma delle politiche di classe intraprese o annunciate fin dall’insediamento di Hollande, prendendo nuovamente di mira le categorie più deboli della popolazione.

Questa realtà è confermata dal cosiddetto “Patto di responsabilità” firmato recentemente con gli industriali e alcuni sindacati, secondo il quale sono previsti 30 miliardi di euro di sgravi fiscali per le aziende e una riduzione dei contributi da esse dovuti per i dipendenti con gli stipendi più bassi.

Come la stessa scelta di Manuel Valls alla guida del governo da parte di Hollande, anche l’annuncio dei tagli alla spesa di questa settimana ha suscitato i prevedibili malumori della sinistra del Partito Socialista e delle organizzazioni sindacali.

Mentre queste ultime hanno annunciato manifestazioni di protesta contro un governo e un presidente che, peraltro, avevano contribuito a fare eleggere, alcune voci all’interno del partito al potere hanno fatto notare come la lezione impartita recentemente dagli elettori sia stata tutt’altro che compresa.

I malumori nel PS sono legati principalmente ad una popolarità del partito e dello stesso presidente in caduta libera, soprattutto in vista dell’appuntamento di maggio con il voto per le europee che minaccia di trasformarsi in un nuovo tracollo a tutto beneficio della destra all’opposizione.

 

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