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24 Ottobre 2014
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Esteri

Canada, terrore fatto in casa

Canada, terrore fatto in casa

di Michele Paris

La singolare coincidenza della sparatoria al Parlamento di Ottawa nella giornata di mercoledì con la prevista presentazione di una nuova legge, che dovrebbe assegnare maggiori poteri alle forze di sicurezza, ha finito per creare un’atmosfera di panico diffuso in tutto il Canada, garantendo mano libera al governo nel fronteggiare la presunta minaccia terroristica che graverebbe sul paese nordamericano.

I fatti di mercoledì, assieme a un altro episodio accaduto non lontano da Montréal solo due giorni prima, si conformano apparentemente alla perfezione alla tesi sostenuta da settimane dal primo ministro ultraconservatore, Stephen Harper, in concomitanza con la partecipazione del Canada alla guerra lanciata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico (ISIS) in Iraq e in Siria.

Il governo canadese continua infatti a mettere in guardia da possibili attentati terroristici nel paese, mentre recentemente era stato innalzato il livello di allerta proprio in previsione di eventi come quelli di questa settimana.

Un altro provvedimento da poco adottato in questo ambito è la confisca arbitraria dei passaporti di quei cittadini canadesi a cui viene attribuita l’intenzione di recarsi in Medio Oriente per combattere nelle fila del fondamentalismo islamico. Questa iniziativa, assieme al monitoraggio di sospetti jihadisti di ritorno in patria, si è rapidamente diffusa in vari paesi occidentali che intendono prendere di mira qualche centinaia di propri cittadini, ritenuti simpatizzanti o militanti dell’ISIS e di altre formazioni integraliste, che fino a pochi mesi fa condividevano di fatto lo stesso obiettivo perseguito dai loro governi, vale a dire il cambio di regime in Siria.

Destinatario di questo provvedimento era stato proprio il responsabile dell’uccisione di un soldato canadese di fronte al monumento del Milite Ignoto a Ottawa nella giornata di mercoledì. L’attentatore, identificato dalle forze di sicurezza nel 32enne Michael Zehaf-Bibeau, aveva una serie di precedenti per crimini vari, come rapina e possesso di stupefacenti, risiedeva presso un rifugio per senzatetto e pare si fosse da poco convertito all’Islam.

Quest’ultimo era dunque finito su una lista di sospettati e perciò tenuto sotto controllo dalle autorità canadesi, le quali non hanno però spiegato come abbia potuto giungere indisturbato e armato di fucile al National War Memorial di Ottawa e successivamente fare irruzione nel palazzo del Parlamento. Qui si trovava mercoledì lo stesso premier Harper e i principali partiti canadesi stavano tenendo le loro riunioni settimanali.

Privato del passaporto e sulla lista nera del governo canadese era anche Martin Couture-Rouleau, l’uomo che lunedì scorso alla guida di un’auto aveva investito deliberatamente due soldati – uccidendone uno – a St. Jean-sur-Richelieu, nel Québec. Anch’egli ben noto alle forze di sicurezza, Couture-Rouleau è stato freddato con numerosi colpi di arma da fuoco dalla polizia nonostante avesse con sé soltanto un coltello.

Anche se eventuali simpatie per l’ISIS degli attentatori non sono ancora emerse, così come oscuri rimangono i reali moventi dei due episodi, il governo canadese non ha perso tempo a collegare l’accaduto al dilagare della formazione fondamentalista in Siria e in Iraq. Assoluto silenzio è stato invece mantenuto sulle responsabilità del governo canadese che, assieme a quello di Washington e a quelli europei, è tra i principali responsabili della nascita e dell’esplosione dell’ISIS, avvenute grazie a denaro, addestramento e armi forniti da vari regimi mediorientali con la supervisione, quanto meno, dei loro alleati in Occidente.

Senza mezzi termini, in una conferenza stampa Harper ha definito i due casi “atti terroristici”, assicurando che nei prossimi giorni emergeranno maggiori informazioni sugli autori ed eventuali complici. Il primo ministro ha poi affermato in diretta TV che il Canada “non si farà mai intimidire” e ha promesso poi che il governo farà tutti gli sforzi necessari per contrastare la minaccia terroristica.

Gli sforzi annunciati dovrebbero concretizzarsi in un nuovo grave attacco ai diritti democratici in Canada attraverso una serie di modifiche alla legge sull’anti-terrorismo del 2001 per renderla ancora più rigida. Il contenuto del provvedimento allo studio non è stato reso noto ma dovrebbe includere, tra l’altro, un allargamento dei poteri di sorveglianza assegnati ai servizi segreti canadesi (CSIS) e la restrizione dei diritti legali dei sospettati.

Le nuove misure avrebbero dovuto essere discusse in Parlamento proprio mercoledì ma la sparatoria ha determinato quella che la Reuters ha definito una “pausa di riflessione”. Secondo un esperto di sicurezza nazionale canadese citato dalla stessa agenzia di stampa, il govero Harper si troverebbe ora a dover fare una scelta tra la presentazione dello stesso provvedimento con quelle che vengono definite “modifiche minori” alla legge sull’anti-terrorismo o, più opportunamente, “riflettere sul fatto che siano necessari interventi più incisivi” dopo i fatti di Ottawa.

Minacce sventate e attentati talvolta insoliti andati a buon fine, e spesso caratterizzati da fin troppo clamorose falle dei sistemi di sicurezza, si stanno moltiplicando in queste settimane dall’Australia al Canada, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, parallelamente al lancio della nuova “guerra al terrorismo” di matrice islamica in Medio Oriente.

Allo stesso tempo, a ciò si sta accompagnando una nuova ondata di leggi anti-democratiche che, più di un decennio dopo gli attacchi dell’11 settembre, stanno ulteriormente erodendo le libertà democratiche nei paesi occidentali e anche in questo caso grazie allo spauracchio del terrorismo jihadista, debitamente agitato dai governi e dai media ufficiali.

A confermare la portata della preoccupante campagna ultra-reazionaria in atto in Occidente c’è anche la stessa mobilitazione delle forze di sicurezza canadesi seguita alla sparatoria di mercoledì a Ottawa. Ricordando in maniera inquietante lo stato d’assedio nell’area di Boston dopo l’attentato alla maratona nella città americana nel 2013, la polizia canadese ha messo in atto misure di emergenza spropositate che hanno causato la chiusura di strade, scuole ed esercizi commerciali praticamente in tutto il centro di Ottawa.

Agenti di polizia armati fino ai denti hanno inoltre ispezionato gli edifici del centro per svariate ore dopo la sparatoria nel palazzo del Parlamento, così come sono state fermate per controlli molte auto che stavano lasciando la capitale federale.

L’emergenza non si è limitata infine a Ottawa ma anche le altre principali città canadesi - a cominciare da Toronto e Montréal - sono state interessate dalla chiusura forzata di uffici e dal dispiegamento massiccio delle forze di polizia, nel tentativo deliberato da parte delle autorità di creare, senza ragione, un clima di paura e di minaccia imminente.

 

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