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26 Giugno 2016
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Editoriali

2016, l'anno che verrà

2016, l'anno che verrà

di Fabrizio Casari

Il 2015 appena finito è stato un anno nero per l’Italia e per l’Europa, ammesso che si possa parlare di un continente che vada oltre la sua moneta. Un anno dove ciò che si aspettava – la ripresa – non è arrivata. In compenso abbiamo avuto Valentino Rossi e Marquez, il cucciolo di Dudù e Salvini, Belen e Cruciani, Gasparri e Star Wars. L’avanspettacolo regna sovrano.

Non era poi cominciato così male. A Gennaio era stato eletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, uomo di Diritto, giudice della Corte Costituzionale e persona onesta. I potenti sono rimasti spiazzati, gli impotenti indifferenti.

Il 2015 italiano è stato un anno di tempeste come parole e parole come tempeste. Tra gli annunci del Nuovo Capo e le promesse mai mantenute, l’unico dato sensibile è stato quello che racconta la tragedia dei migranti. Hanno lasciato più di 4000 corpi innocenti nel Mediterraneo a sottolineare la differenza tra il diritto e il potere di circolazione del denaro e quello delle persone. Le politiche d’incentivazione all’ingresso continuano ad essere dedicate ai capitali, per gli esseri umani vigono quelle dei respingimenti.

E’ stato l’anno in cui si è vista la Grecia alzare la testa, ma la conseguenza sulle altre capitali interessate ha prodotto la chiusura degli occhi. Nel generale mutismo, da Roma a Parigi, da Madrid a Lisbona, si è cercato di vedere la testa greca che si rialzava solo per meglio scorgere il bastone tedesco che la colpiva. Un bastone, quello del nuovo Reich, che ferisce più in là di dove colpisce e colpisce più a fondo di quanto si nota con la ferita.

Per l’Italia il 2015 è stato anche l’anno della riforma del lavoro. Il governo Renzi ha inventato la riduzione dei contributi per le aziende affinché esse possano assumere lavoratori. Il risultato è che quelli che già lavoravano sono stati licenziati e poi riassunti per godere del nuovo trattamento fiscale più favorevole per le aziende, mentre chi non lavorava prima continua a non lavorare ora. Nel frattempo i padroni aumentano i margini e lo stato incassa meno. Il saldo percepito della riforma è niente lavoro e meno welfare.

Niente di strano, in fondo. E’ stato un anno dove l’annaspare delle economie europee ha riempito di terra le tombe del lavoro dignitoso. Non abbiamo assistito a celebrazioni di esequie per la morte prematura del lavoro, unico strumento che serve a vivere; tutto si è consumato nel rispettoso silenzio della propaganda di regime e senza strascichi. Nella guerra scatenata contro il lavoro, il capitalismo non fa prigionieri.

Per la nostra scalcinata patria è stato anche l’anno dell’Expo, la fiera universale dell’edonismo culinario. Per otto mesi, tutti i paesi del mondo hanno messo in mostra ciò che offrono, dimenticandosi di ciò che non offrono a chi non ha. Tra gli stands spiccavano quelli di paesi che, pur avendo bassissimi indici nutrizionali, mettevano in mostra cibo de vendere. L’intento di combattere la guerra alla fame e alla denutrizione non ha avuto esito: se questo era tra i propositi della manifestazione, è andato largamente disatteso. Però non tutto è stato invano: seppure la fame non é stata nemmeno morsicata, i venti milioni di visitatori hanno ingaggiato lunghissime, interminabili file per accedere ai padiglioni. Dunque, almeno a questo l’Expo 2015 è servita: ad insegnare agli italiani a rispettare la fila.

Dalla terra allo spazio, non ci siamo fatti mancare niente di tutto quello che è superfluo. Samantha Cristoforetti, astronauta italiana, è tornata sulla terra dopo 199 giorni nello spazio. Un record. Nulla nel frattempo era cambiato e pare che a spingersi verso il record vi fosse la serena consapevolezza da parte sua che tornare a terra non fosse poi un bel tornare.

Il 2015 è stato poi l’anno dell’approvazione della Riforma Costituzionale di Renzi, ispirata al Piano di Rinascita Democratica, vergato da un altro toscano ancora maledettamente più famoso di lui. L’Italia ha così scoperto l’emozione di veder cambiare il suo profilo costituzionale da un governo mai eletto che ha obbligato un Parlamento illegittimo a introdurre modifiche incostituzionali. Un trionfo per il paradosso italiano, unica merce ormai che esportiamo indifferente al rapporto tra Euro e Dollaro.

La cricca toscana che si muove tra Etruria e Leopolda c’ha quindi comunicato - parola di scout - che la legalità del Paese è in mano alle lobbies e ai grandi gruppi, che il management pubblico e privato è scelto con l’assenso comune di massoni e finanza cattolica. Che di comune acordo occupano istituzioni, banche, imprese e partiti. Rottamati i tempi delle segrete competizioni, le due entità e le loro subordinate sono ora unite nello spolpamento dell’osso a forma di stivale e nella caccia al gufo, animale certo meno nobile dell’aquila imperiale.

La minaccia del terrorismo scandisce ormai le note dolenti della sicurezza internazionale. Scatenare guerre per il petrolio e ordire complotti per elevare a statisti gli emiri che vorrebbero l’intero Medio Oriente con la stessa libertà delle donne saudite; disarcionare governi legittimi con orde di barbari inneggianti a dio ma concentrati sulla contabilità di traffici, sgozzamenti e stupri celebrati su Toyota addobbate di bandiere nere. E' il dipinto fedele di questo nuovo feudalesimo atomico che l’Occidente combatte di giorno e finanzia di notte.

Anche dalle parti di San Pietro non tutto è filato liscio. Saranno la paura del terrorismo, o la crisi economica - dicono - che non riempie Roma di pellegrini per la celebrazione del Giubileo della Misericordia. Ma, per quanto questo Papa renda attraente la Chiesa, è probabile che il claim sia stato sbagliato. La misericordia, infatti, è ormai scienza occulta.

E tra tanti scandali non ci siamo fatti mancare quelli solitamente coperti dalle tonache. Tra sesso e denaro, la gerarchia cattolica che resiste alle riforme di un Papa straordinario ha ribadito in opere ed omissioni la nuova linea del pensiero teologico. Tutto si può fare tranne raccontarlo, per questo i giornalisti che ne scrivono diventano gli unici imputati. E' il segno dei tempi. L’adorazione del Prodotto Interno Lordo scandisce i ritmi della messa cantata ed il denaro non discrimina tra religioni; disponendone, si può dialogare senza temere scontri di civiltà. Visto il ritardo ormai cronico dell’Essere, intanto ci si sollazza con l’Avere. E’ il moderno monoteismo che abita in attici vista cupola. Prosit.

 

 

 

 

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