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Mer
26 Novembre 2014
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Le libertà digitali

A cura di Alessandro Iacuelli

Tutti in guerra per Skype

Tutti in guerra per Skype

di Mario Braconi

Anche se i fondatori dell’operatore telefonico via web Skype sono lo svedese Niklas Zennström e il danese Janus Friis, il software che lo fa funzionare è un peer-to-peer scritto da tre programmatori estoni (Ahti Heinla, Priit Kasesalu, Jaan Tallinn), i quali nel 2001 avevano già dato vita a Kazaa, un altro peer-to-peer, responsabile, secondo le case discografiche, di sistematiche violazioni alle leggi sul copyright.

La versione beta di Skype (crasi di Sky e peer-to-peer - la “r” è caduta perché il dominio Skyper non era più disponibile) vede la luce nel febbraio del 2003: da allora, chiunque abbia una connessione internet, dopo aver scaricato gratuitamente il software, può telefonare dal computer con l’ausilio di cuffiette e microfono: addio tariffe internazionali, non si paga più un centesimo per parlare con il nostro amico che vive a Melbourne. Nei suoi primi sei mesi di vita, Skype conquista sei milioni di utenti.

Skype si basa su VOIP (voice over internet protocol), una tecnica non recentissima, che trasforma la voce in pacchetti di dati. Il tocco di genio è stato unire al VOIP il peer-to-peer: l’elaborazione dei dati non avviene attraverso un server centralizzato o tramite il provider, ma sui computer dei singoli utenti, e i dati passano da una macchina all’altra direttamente. Un meccanismo semplice, veloce, e con costi di struttura relativamente contenuti. Oggi, nonostante i suoi scarsi investimenti in pubblicità, Skype conta oltre 480 milioni di utenti registrati, ed è l’operatore telefonico più grande del mondo.

Nel 2005, a soli due anni dalla sua fondazione, Skype è stata venduta ad EBay, il colosso USA delle aste online, per oltre 3 miliardi di dollari (compresi gli “earn-out” cioè i pagamenti accessori dovuti dal compratore nel caso la società acquisita raggiunga certi risultati dopo la cessione). L’allora Presidente di EBay, Meg Whitman, era alla disperata ricerca di un modo per far crescere la società e contava di integrare Skype sulla piattaforma delle aste per consentire a venditori ed acquirenti di parlarsi online. In realtà, come nota Jeffrey Lindsay, Senior Internet analyst alla Sanford C. Bernstein, intervistato dal Washington Post, non solo la Whitman ha strapagato Skype ed EBay ha dovuto cancellare 1,4 miliardi dalla partecipazione nel bilancio appena un anno dopo il deal, ma le sinergie tra acquirente ed acquisito erano “solo nella sua testa”.

Senza contare che, anche dopo l’acquisto da parte di EBay, Global Index, il software di VOIP peer-to-peer sviluppato a suo tempo dagli ingegneri lettoni, è rimasto saldamente nelle mani di Zennström e Friis, i quali, fino a poco fa, erano tenuti per contratto a concederlo in licenza a Skype attraverso la loro nuova società Joltid (i due sono usciti definitivamente dal capitale di Skype solo nel 2007). Insomma, l’acquisizione di Skype da parte di EBay è stato un disastro strategico: non a caso, una delle prime mosse del successore di Meg Whitman, John Donahoe, nominato a marzo del 2008, è stata quella di annunciare la vendita di Skype mediante OPV (offerta pubblica di vendita).

Ma i guai per Skype (e per i suoi utenti) non finiscono qui: lo scorso aprile, presso una corte britannica, gli avvocati di Zennström e Friis hanno accusato EBay di violazione delle leggi sul copyright: secondo i querelanti, nel 2007 Skype avrebbe messo le mani sui codici sorgente di Global Index, introducendo modifiche non autorizzate nelle versioni più recenti del suo applicativo. Quando Joltid ha ingiunto a Skype di restituirle tutti i codici sorgente di Global Index, compresi quelli modificati, Skype ha risposto picche. Per ritorsione, Joltid ha revocato la licenza concessa ad EBay, e ha ingiunto all’azienda di non usare mai più il suo codice sorgente, pena il blocco del servizio di telefonia. EBay, per controbattere all’attacco di Joltid, si è vista costretta a fargli causa: se Joltid vincesse la causa, l’effetto sarebbe “devastante”, ha dichiarato l’avvocato di Skype Charles Hollander.

Secondo Bloomberg, la minaccia di un gigantesco contenzioso ha resto improbabile lo scenario di OPV. A questo punto, sarebbe possibile solo che si facesse avanti un singolo compratore, sempre che i fondatori di Skype non riuscissero ad accordarsi direttamente con Ebay: in effetti, i due hanno più volte cercato di riconquistare il loro prodigioso giocattolo senza riuscirci.

Il 2 settembre, e-Bay ha annunciato di voler vendere, per circa 2 miliardi, il 65% della sua partecipazione in Skype ad un consorzio che comprende la società di Marc Andreessen, fondatore di Netscape, la Venture Capital Silver Lake e un fondo pensionistico canadese. La cosa, evidentemente, ha irritato Joltid, che il 15 settembre ha citato in giudizio la cordata d’investitori. Le pretese di Joltid ammontano a diversi miliardi di dollari: secondo gli avvocati della società di Zennström e Friis, il copyright è stato violato ogni volta che un singolo utente ha scaricato il software Skype (si tratta di circa 100.000 persone al giorno, il che corrisponde ad una richiesta di danni di 75 milioni di dollari per ogni giorno di violazione).

Ora, poiché gli accordi con il consorzio che si è impegnato ad acquistare il 65% di Skype prevedono che anche se EBay manterrà a regime una quota del 35%, dovrà comunque farsi carico del 50% dei costi di eventuali azioni di risarcimento danni e che una delle condizioni per la conclusione dell’affare è l’assenza di ingiunzioni relative a determinati contenziosi in atto, sono scarsissime le probabilità che EBay riesca a vendere Skype alla cordata.

Per completezza, è necessario rendere conto anche di un particolare che certamente farà la gioia di tutti i complottisti: Skype è da sempre la “bestia nera” degli apparati d’intelligence ed intercettazione inglesi ed americani (ma anche di quelli italiani: sembra infatti che da noi lo usino anche i mafiosi, proprio per questa ragione): infatti, nonostanti le notevoli risorse finanziarie, umane e tecnologiche di cui sono dotate, né la NSA né il Government Communication Head Quarters (GCHQ) inglese riescono solitamente a violare il potente sistema di criptaggio di Skype. Sembrerebbe in effetti che la NSA sia più avanti dell’omologa agenzia britannica, ma che il processo attualmente assorba troppe risorse…
Inoltre, poiché la sede di Skype è in Estonia, la società non è soggetta alle leggi americane e britanniche sulle intercettazioni, che prevedono, in capo a chi produce tecnologie di criptaggio, l’obbligo di fornirne alle agenzie le chiavi.

Secondo la testimonianza di una figura di alto livello dell’intelligence americana, raccolta da Lewis Page (The Register) presso un convegno sull’antiterrorismo, tenutosi a Londra lo scorso febbraio, la NSA sembrerebbe aver messo una vera e propria taglia sulla testa di Skype: una valanga di quattrini sono lì per il primo che fornisca un canale di accesso alle comunicazioni criptate su Skype. Considerando l’attuale stato di empasse delle trattative per la cessione di Skype, non è escluso che la stessa EBay finisca per farci un pensierino.

 

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