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Mer
5 Agosto 2015
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Politica

La paghetta di Renzi ai pensionati

La paghetta di Renzi ai pensionati

di Antonio Rei

Il governo Renzi deve sperare che agosto porti con sé la solita distrazione di massa, perché quello che accade oggi rischia d'infliggere un colpo mortale alla popolarità del Pd fra i pensionati. In queste ore scattano i rimborsi per la mancata indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps nel biennio 2012-2013, una misura varata a fine 2011 dall'esecutivo di Mario Monti con l'ormai famigerato "decreto Salva-Italia" e giudicata incostituzionale pochi mesi fa dalla Consulta. 

In sostanza, per rimediare a uno dei tanti erroracci dei professori, il governo ha partorito una soluzione che somiglia molto a uno scherno. Secondo calcoli diffusi questo fine settimana dalla Cgia di Mestre, il blocco è costato ai pensionati 17,6 miliardi di euro, ma i tecnici di Padoan hanno deciso di rimborsare "solo 2,1 miliardi ": pertanto, "ai circa 4,5 milioni di pensionati interessati, l'Inps erogherà solo il 12,4% di quanto dovuto".

L'Inca, il patronato della Cgil, spiega che gli arretrati "saranno calcolati per fascia, e non saranno per tutti": in particolare, "i pensionati italiani che nel 2011 e nel 2012 hanno percepito trattamenti pensionistici compresi fra 3 e 6 volte il minimo, riceveranno automaticamente dall’Inps i rimborsi per gli arretrati e otterranno la rivalutazione della loro pensione mensile a partire dalla rata in pagamento ad agosto 2015 e infine un’ulteriore rivalutazione dell'importo mensile a partire dal 1 gennaio 2016".

In sintesi, i destinatari "sono coloro che hanno percepito nel 2011 pensioni comprese tra 1.405,05 euro e 2.810,10 euro lordi - prosegue l'Inca - e nel 2012 tra 1.443,00 euro e 2.886,00 euro lordi; coloro che hanno avuto importi inferiori non hanno diritto a nulla perché le loro pensioni non hanno subito il blocco".

Ciò accade perché il governo Renzi ha deciso di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale "rivalutando parzialmente le pensioni comprese tra 3 e 6 volte il minimo ed escludendo tutte quelle di importo superiore", il che riduce "in maniera drastica l’onere finanziario a carico dello Stato che sarebbe derivato dall’applicazione integrale della sentenza". La percentuale della rivalutazione, inoltre, scende all'aumentare della pensione, a seconda che sia fra 3 e 4 volte il minimo, fra 4 e 5 volte il minimo o tra 5 e 6 volte il minimo.

Questo meccanismo tutela maggiormente i redditi più bassi e al contempo evita di far saltare i conti pubblici. Rimborsare tutti e subito, infatti, avrebbe costretto l'Italia a sforare il parametro europeo del 3% per il rapporto deficit-Pil, inducendo Bruxelles ad aprire una nuova procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro Paese.

Tutto ciò è innegabile, ma non spiega affatto perché il governo Renzi abbia deciso di chiudere subito la partita. Oggi non ci possiamo permettere di restituire a tutti i pensionati i soldi che lo Stato a sottratto loro in modo illegittimo? Benissimo, iniziamo con le fasce di reddito più basse e rinviamo il problema per gli altri.

Lo Stato potrebbe benissimo restituire il maltolto nel corso di vari anni, rimediando a tutte le ingiustizie prodotte dai tecnici. Eppure sceglie di non farlo, perché a quanto pare le soluzioni ragionate e di ampio respiro non sono alla portata di questo governo decisionista, che pretende di affrontare tutto e subito, a qualsiasi costo. Stavolta però l'ingiustizia è troppo evidente per pretendere che svanisca fra gli ombrelloni.  



 

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