Altrenotizie - Fatti e notizie senza dominio

Dom
26 Ottobre 2014
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Calcio

Moratti e l'Inter: storia d'amore e dignità

Moratti e l'Inter: storia d'amore e dignità

di Fabrizio Casari

Si può tifare per qualunque squadra di calcio, ma non c’è dubbio che quando si parla di Inter si parli della famiglia Moratti. Da Angelo a Massimo, la famiglia meneghina è stata l’anima, lo stile, un modo di essere, prima ancora che un portafogli. Perché proprio la miscela di sforzi economici e passione, d’impronta manageriale e di identità, hanno permesso all’Internazionale di diventare una delle più celebrate squadre del mondo. In questo senso Moratti e Inter sembrano essere lo pseudonimo uno dell'altra. Per questo le dimissioni dalla carica di Presidente onorario e la conseguente uscita di Massimo Moratti dal CdA della nuova società targata Tohir, spiazza tutti e, in qualche modo, lascia un sapore amaro tra i tifosi.

La fine di una storia passa sempre per la cronaca. E la cronaca di ieri racconta di un Moratti risentito dalle affermazioni del CEO Bolingbroke che ha definito dissennata la situazione delle finanze dell’Inter; a questa si è aggiunta la risposta sprezzante di Mazzarri in conferenza stampa prepartita che, in risposta ad una domanda che chiedeva un commento alle dichiarazioni di Moratti rispondeva di “non voler perdere tempo a rispondere a questo o quello”.

Le affermazioni di Bolingbroke, borioso neo CEO dell’Inter, sono effettivamente dichiarazioni di un imbecille calato dal cilindro indonesiano, uno dei tanti che vivono di slide e dottrina, ma che non hanno mai lavorato, sofferto, vinto o perso: se i conti fossero stati così dissennati, perché mai Tohir avrebbe comprato l’Inter? Nessuno glielo aveva ordinato. Il fatto è che l’impressione diffusa tra la tifoseria e gli addetti ai lavori è che Tohir sia orientato solo ai risultati finanziari e che, essendo decisamente digiuno di calcio, non abbia ancora capito come il verbo spendere sia il prologo inevitabile del verbo vincere. Se l’Inter doveva riporre il blasone in uno studio di ragionieri, avrebbe potuto farlo anche restando nelle mani di Moratti.

Che invece ha lasciato proprio perché non più in condizione di spendere per riportare la squadra sul tetto dell’Europa e del mondo intero come tra il 2010 e il 2011; se avesse invece solo voluto ridimensionare gli esborsi, e di conseguenza i sogni, avrebbe potuto tranquillamente tenersi il suo gioiello destinato ad una navigazione da centro-claassifica, cosa davvero inconsueta per l'Inter e gli interisti. Insomma se invece di Julio Cesar, Eto’o e Snejider, di Milito e Lucio, di Samuel e Maicon adesso scegli Medel e Osvaldo, M’Vila e D’Ambrosio, certo abbasserai gli ingaggi, ma difficilmente alzerai coppe. Se però nella bacheca dell’Inter ci sono coppe e non ricevute contabili o slide, è perché la famiglia Moratti - e non i Tohir – ha guidato l’Inter da sempre e per sempre.

Tohir, invece, ha molta più paura di spendere che voglia di vincere ed ha un’idea di come poter stare nel calcio grazie alla quale l’Inter le vittorie potrà vederle solo in televisione. Non a caso i suoi investimenti nel basket americano sono risultati fallimentari. Risulta, il mini-magnate indonesiano, più un furbo investitore che acquista un brand di valore mondiale (e uno dei più seguiti nella sua Indonesia) per farsi un nome internazionale. Non a caso, prima che acquistasse l’Inter nessuno o quasi nello sport sapeva chi fosse lui e il suo papà che lo finanzia. Ciononostante, benché il risparmio e la managerialità assoluta siano diventati il nuovo mantra, la gestione di Tohir dopo solo un anno vede i conti peggiorare e la multa Uefa di 12 milioni sembra in arrivo. Dunque con Tohir, fino ad ora si spende troppo e non si vince niente.

I motivi delle discrepanze sono di ordine tecnico e comportamentale e sono noti da mesi. Moratti si sarebbe aspettato da Tohir un atteggiamento diverso; più lanciato verso il rafforzamento della squadra in campo e più umile e rispettoso, più attento alla forma in società. D’altra parte Moratti aveva garantito per lui davanti ad una tifoseria come minimo perplessa di fronte all’arrivo di Tohir ed era rimasto silente, sebbene seccato, dalla ramazza con la quale il neoproprietario, violando il patto tra gentiluomini, ha spazzato via ogni collaboratore e dirigente dell’Inter vicino all’ex Presidente. Tutto l’assetto dirigenziale, in società e sul campo, è stato epurato degli uomini di Moratti.

Il quale, pur non gradendo, aveva considerato legittimo l’inserimento dei nuovi ed era intervenuto nelle scelte societarie solo quando avevano riguardato il mercato e solo su richiesta dello stesso Tohir, quando chiese consiglio per evitare lo sciagurato scambio Vucinic-Guarin, che lo stesso Tohir aveva avallato salvo poi, di fronte alla piazza che insorgeva, far finta di non sapere e di adirarsi.

Tohir, in questo frangente, avrebbe dovuto riprendere Mazzarri, anche solo in considerazione del fatto che Moratti dell’Inter è proprietario al 30%, e dunque Mazzarri è un dipendente, niente di più. Così non è stato ed è possibile che le parole di Mazzarri siano state in qualche modo “incentivate”, prova ne sia che Tohir ha commentato le dimissioni con un laconico “rispetto le sue scelte”, tradendo così la sua soddisfazione per l’avvenuto.

E veniamo dunque a Mazzarri, presunto leader di San Vincenzo. Dopo un anno e mezzo alla guida della squadra, dopo aver ottenuto una  campagna di cessioni e acquisti aderente ai sui desiderata, (tra cui far comprare il miglior centrale del mondo nella difesa a quattro per poi farlo giocare in una difesa a tre con conseguenti difficoltà) tiene l’Inter nella parte bassa del lato sinistro della classifica e, oltre alle sconfitte brucianti patite con Cagliari e Fiorentina e un pareggio in casa con un Napoli in crisi, con 9 gol subiti e tre fatti nelle ultime tre partite, manda in campo un Inter senza gioco, senza mordente, senza identità tattica.

Il risultato è che la situazione di classifica risulta il problema minore, rispetto alla mancanza assoluta di prospettive di miglioramento. E proprio questo aveva rilevato Moratti, quando sollecitato su Mazzarri aveva detto: “E' una persona seria che lavora duro, certo che se non si ha la convinzione di poter migliorare allora sono guai”. Ultima e indiretta penosa prova di ciò, il pareggio scialbo di ieri sera con il S. Etienne al Meazza.

Mazzarri ha una presunzione inversamente proporzionale all’abilità strategica; oltre a contorcersi e ad offrire una continua dimostrazione di nevrosi, di ansia e mancanza di autocontrollo, dimostra di non essere assolutamente in grado di guidare una formazione di livello alto. Non insegna calcio ed ha un'idea tattica abile per una squadra di provincia, non per una di vertice. Niente a che vedere con  Ventura o Guidolin, per citare solo alcuni di coloro che, pur non vincendo, sanno offrire identità tattica e bel gioco.

Si da poi il caso che sia stato Moratti a portarlo all’Inter sacrificando Stramaccioni, per il quale l’ex presidente aveva una vera e propria ammirazione. La riconoscenza non è di questo mondo, è vero, ma Mazzarri si trova alla guida di una squadra che è la storia del calcio senza meriti, a causa dell’ultimo errore di Moratti. E nonostante ciò, tutti i Mazzarri del mondo, nella storia dell'Inter non valgono un Massimo Moratti.

Mazzarri gode di fiducia da parte della stampa sportiva e di alcuni commentatori, ma in fondo, a ben guardare, non si capisce da dove venga tanto credito: dalla serie C alla A, in tanti anni ha vinto una Coppa Italia e nient’altro. Si celebrano i fasti del Napoli che però non ha vinto nient’altro che il cosiddetto portaombrelli con Mazzarri alla guida, ma disponendo di un trio come Lavezzi-Hamsick-Cavani con i quali chiunque altro avrebbe ottenuto di più. E dovrebbe ricordare che il suo è uno dei due stipendi di allenatore più alti, mentre il gioco che la sua squadra esprime è tra i più bassi. Risulta incapace di costruire gioco e valorizzare talenti, non in grado di infondere fiducia e serenità all’ambiente e i fischi che il Meazza gli dedica sono il sondaggio domenicale sul suo valore.

Allora sarebbe bene che si assumesse le proprie responsabilità e lasciasse il posto a qualcuno più capace di lui. Roberto Mancini, tanto per dirne uno, disoccupato e legato all’Inter, capace di portare il nerazzurro alla vittoria e di far giocare un calcio bello a vedersi e micidiale a sentirsi. Che Inter può essere con Moratti a casa, Mancini a spasso e Mazzarri in panchina?

 

Inter-Napoli, pari fra incompiute

Inter-Napoli, pari fra incompiute

di redazione

Con quattro gol negli ultimi 11 minuti Inter e Napoli danno spettacolo, ma escono da San Siro portando a casa un punto che serve poco ad entrambe, e confermano la loro natura di squadre in...

Conte: spirito nuovo, vecchi totem

Conte: spirito nuovo, vecchi totem

di redazione

Un Paese con 60 milioni di allenatori non sarà mai soddisfatto di un'Italia che batte l'Azerbaigian 2-1 all'ultimo respiro. Giocavamo contro la squadra numero 95 del ranking Fifa, per di p...

Partite e gastrite

Partite e gastrite

di Carlo Musilli

Per quale squadra tiferanno mai i deputati Marco Miccoli e Fabio Rampelli? Indizio numero uno: sono entrambi nati a Roma. E allora, perché no, magari tifano Lazio?  Indizio numero due:...

Juve-Roma, tre quinti di rigore

Juve-Roma, tre quinti di rigore

di redazione

Come rovinare la partita più attesa della Serie A? Basta che l'arbitro perda il controllo della situazione e dia ai giocatori l'impressione di essere insicuro, poco lucido. Purtroppo è esa...

Pagina 1 di 40

Edicola internazionale

Internazionale.it
I link ai giornali di tutto il mondo

Le ragioni del no alla TAV

Notav

 

 

 

 


Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

Leggi tutto

Cuba

Il terrorismo
contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
Sommario articoli

Libri

Silvia Mari - Il rischio
Scarica in PDF

Questo sito è ottimizzato per
 
Firefox

Syndicate

feed-image Feed Entries