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Lun
8 Febbraio 2016
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Società

Frontiere pericolose

Frontiere pericolose

di Tania Careddu

“Quando chiedo alle persone perché rischiano la vita in questo modo, ricevo ogni volta la stessa risposta: ‘Non abbiamo alternativa’. Queste persone conoscono i pericoli, ma rischiano comunque. Ci dicono che preferirebbero annegare cercando sicurezza e libertà piuttosto che restare nei loro paesi d’origine o in Libia dove le loro vite non valgono la pena di essere vissute”, racconta un coordinatore dell’emergenza di Medici Senza Frontiere, sulla nave My Phoenix, nel rapporto Corsa a ostacoli verso l’Europa.

Rischi e pericoli, che corrono oltre un milione di persone in fuga da guerre e persecuzioni, dei quali i principali responsabili sono i governi europei e le loro politiche di deterrenza. Propongono un vuoto di alternative alle pericolose traversate del mare, recinzioni di filo spinato per chiudere i confini, continui cambiamenti nelle procedure amministrative e di registrazione, condizioni di accoglienza del tutto inadeguate, soprattutto in Italia e in Grecia, fino a veri e propri atti di violenza in mare e alle frontiere di terra.

Un approccio inumano e inaccettabile che ha conseguenze concrete sulla salute, sia fisica sia psicologica, dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti. Una serie di patologie che, a detta degli operatori di Msf, poteva essere facilmente prevenuta se gli Stati europei avessero garantito un sistema di accoglienza adeguato (agli esseri umani) e un passaggio sicuro.

Come non è, invece, attraversare il Mediterraneo: il 2015, in seguito all’assenza, appunto, di alternative legali al viaggio su barconi sovraffollati guidati da trafficanti, è stato l’anno con la più alta mortalità nel Mare nostrum, in cui tremila e settecento persone circa hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. Quelli che vi approdano, baciano terra. Esultano. Piangono di sollievo. Senza conoscere ancora, però, le condizioni di accoglienza. Precarie: bisogni elementari spesso negati e costante mancanza di informazioni.

Benvenuti in Italia. Che ha, sì, un sistema di accoglienza funzionante ma largamente insufficiente: centri sovraffollati con scarso accesso ai servizi essenziali – vedi assistenza medica, psicologica, supporto legale e amministrativo -, carenza di mediatori culturali qualificati e interpreti ad aiutarli a dare un senso a ciò che stanno vivendo. Invece, il più delle volte, più che rispondere immediatamente a bisogni medici e umanitari dei migranti, la priorità delle autorità è identificarli.

Perché la rotta continua in terraferma. E le frontiere sembrano ingestibili. Aprirle e chiuderle (in modo incostante e repentino), senza alcuna pianificazione adeguata sembra l’unica via possibile per controllare il flusso di persone che cerca asilo nell’Europa settentrionale e occidentale. Decisioni unilaterali e mancanza di coordinamento tra gli Stati europei hanno generato pericolo per migliaia di loro: brutalmente fermati, bloccati in una terra di nessuno, con assistenza umanitaria e medica inesistente.

Le conseguenze sulla salute sono quasi tutte legate al viaggio, tipo infezioni del tratto respiratorio, problemi ossei e muscolari e alla pelle, ma l’impatto più significativo ricade sulla salute mentale. Di fronte alla mancanza di assistenza da parte delle agenzie governative e alle violenze costanti, alle aspre condizioni alle frontiere e al senso di incertezza perenne, la risposta è un aumento degli attacchi di panico e di tendenze autolesioniste. Persone vulnerabili dalle quali gli Stati hanno urgenza di difendersi. Catastrofico fallimento dell’Unione europea.

 

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