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Gio
24 Luglio 2014
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Società

Matrimoni gay: il caso Bologna

Matrimoni gay: il caso Bologna

di Rosa Ana De Santis

Il sindaco di Bologna, Merola, non teme il Viminale e inaugura un precedente giuridico importantissimo sul caso dei matrimoni omosessuali. Dal 15 settembre, come scrive l’agenzia di stampa Dire, sarà possibile registrare e recepire il matrimonio di omosessuali avvenuto all’estero. Si tratta di una mossa che vuole aggirare e soprattutto denunciare le inadempienze della legislazione nazionale, nell’auspicio che il Parlamento senta l’urgenza di adeguarsi a norme di civiltà che in molti Paesi Europei sono vigenti.

Il caso è analogo alla legge sul fine vita e alla possibilità di far nascere dei testamenti biologici privati da depositare presso i notai, in attesa che una legge dello Stato possa avere un legittimo e ufficiale battesimo. E assomiglia al caso dei registri in vigore presso i Municipi di Roma Capitale per le coppie di fatto abbandonate dalla norma sui DICO rimasta una scatola vuota.

Bologna non è quindi la prima città a battezzare questa pratica e rispecchia un trend del Paese che è quello di sovvertire lo status quo che nasce dal timore di scardinare la legge e di lanciarla su nuovi fronti di bioetica, spingendo  dal “basso” le istanze che arrivano dalle famiglie e dai cittadini e da chi vive sulla propria pelle nuove e diverse modalità di vita sentimentale e privata.

Analogo il caso avvenuto per la legge 40 svuotata di senso dai ricorsi in tribunale di moltissime coppie italiane alla ricerca di un figlio e penalizzate da una legge ricca di veti e censure e lesiva della salute della donna. Ad oggi quella legge è sul banco degli imputati e il Ministro Lorenzin è sceso in campo parlando addirittura del dogma etico dell’eterologa.

Numerosi spunti quindi ci dicono che la strada ufficializzata a Palazzo d’Accursio porterà i suoi frutti, confermando un metodo che forse è anche il più giusto. Dare la parola direttamente ai cittadini e al loro vissuto sulla materia etica, educando le Istituzioni a legiferare senza ricorrere a facili e comode operazioni dall’alto e a freddo è forse la ricetta giusta per un Paese che per corredo genetico patisce il cambiamento.

Se pure arrivasse uno stop dal Viminale, la decisione avrebbe un effetto fortissimo sull’opinione pubblica e questo forse sortirebbe in ogni caso effetti positivi in merito al dibattito e alla sensibilità sul tema dell’omosessualità. Diventerebbe complicato dover educare all’inclusione della differenza, perorare la diffusione di pubblicità progresso contro l’omofobia e impedire parallelamente a due persone dello stesso sesso che scelgono di essere uniti sentimentalmente di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di due eterosessuali.

I costumi sociali e le regole cambieranno, anche questa volta, prima che nel Palazzo si trovi l’alleanza giusta per la votazione che non scontenta nessuno. La corsa verso il progressismo rischia di diventare quella con Papa Francesco.

 

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