After Life
Il titolo giapponese, che richiama “Wonderful Life”, evidenzia subito un approccio diverso rispetto al titolo internazionale. Mentre After Life, film del 1998 del regista giapponese Hirokazu Kore-Eda tornato nelle sale italiane dal 29 giugno al 1° luglio, mette in rilievo l’idea dell’aldilà, il titolo originale celebra la vita stessa. Entrambi funzionano, ma il senso di meraviglia e di valore per i ricordi personali sembra essere il cuore del film.
La storia si svolge in una struttura di “transizione” dove chi è appena morto arriva per scegliere un solo ricordo da portare con sé. Il luogo è gestito come una comunità: ogni ospite viene affiancato da un tutore che lo ascolta, lo guida e lo aiuta a identificare quel momento irripetibile. Una volta scelto, il ricordo viene ricreato e filmato, poi proiettato: guardando quel corto, la persona compie il passo verso l’aldilà. L’idea è fantastica, ma Kore-Eda la tratta con pudore e concretezza, senza spettacolarizzarla.
Esteticamente il film è sobrio: toni neutri, inquadrature che ricordano il documentario e una regia che privilegia l’immediatezza. Questo minimalismo visivo rafforza l’intimità delle storie, anche se a volte il tono rimane volutamente dimesso. La colonna sonora segue la stessa logica: piano e archi discreti che accompagnano senza prendere il sopravvento, creando un tappeto emotivo misurato ma efficace.
Kore-Eda lavora con una miscela di attori professionisti e persone comuni, e il risultato è sorprendentemente naturale. Molte testimonianze sembrano davvero provenire dalla vita reale; la verità emotiva vince spesso sulla finzione. Tra i volti che rimangono impressi ci sono anziani il cui affetto e semplicità danno al film una grande tenerezza.
La prima parte del film è costruita intorno alle interviste e ai ricordi; solo nella seconda Kore-Eda inserisce una sottotrama che unisce i vari segmenti e aiuta lo spettatore a restare coinvolto. Senza questo raccordo, il film sarebbe stato una raccolta di singole storie, affascinante ma forse meno accessibile.
Ci sono due aspetti che rendono questo film memorabile. Primo: la chiarezza dell’idea centrale — costringere qualcuno a scegliere un solo ricordo rivela ciò che conta davvero. Secondo: la forza emotiva degli intervistati non professionisti, la cui spontaneità regala sequenze commoventi e sincere.
In definitiva, “Wandafuru Raifu” non è tanto un’indagine sull’aldilà quanto una riflessione sul valore dei momenti che riempiono una vita. È un film misurato, gentile e profondamente umano, perfetto per chi apprezza storie tranquille ma ricche di sentimento. Consigliato a chi non cerca effetti spettacolari ma vuole farsi toccare dalle piccole cose.
After Life (Giappone, 1998)
Regia: Hirokazu Kore-Eda
Cast: Arata Iura, Erika Oda, Susumu Terajima, Takashi Naitô, Kyoko Kagawa, Kei Tani, Takatoshi Naito, Toru Yuri, Yusuke Iseya, Sayaka Yoshino
Sceneggiatura: Hirokazu Kore-Eda
Fotografia: Masayoshi Sukita, Yutaka Yamazaki
Produzione: Engine Film, Sputnik Productions, TV Man Union
Distribuzione: BIM Distribuzione

