La donna più ricca del mondo
Nel dramma La donna più ricca del mondo, Isabelle Huppert sfodera un’eleganza spietata. Ispirato allo scandalo dell’ereditiera L’Oréal, Françoise Bettencourt – che elargì enormi somme al fidato amico (e presunto imbroglione) François-Marie Banier – questo racconto familiare cattura il piacere voyeuristico di spiare i ricconi intenti a ordire piani subdoli. Peccato che Thierry Klifa, regista e co-autore (Ciò che ci divide), non riesca a infondere alla finzione il morso malizioso che servirebbe. Manca il colpo di grazia.
Presentato Fuori Concorso a Cannes, il film con Laurent Lafitte e Marina Foïs uscirà in Francia a ottobre inoltrato, con diritti già venduti altrove. La vicenda parigina, un ritratto di intrighi dinastici simile a Succession, conquisterà il pubblico di casa; all’estero, anche chi ignora il caso Bettencourt ne godrà lo sguardo indiscreto su un colosso industriale.
Per addolcire la sua fama da tycoon distaccata, Marianne Farrere (Huppert), patrona dell’impero cosmetico Windler, concede un’intervista insolita. (“La donna più ricca del globo” vuole apparire umana, non l’ennesima miliardaria cinica – ironia della sorte, lo è.) Qui incontra Pierre-Alain (Lafitte), fotografo omosessuale dall’umorismo caustico e dal calore contagioso. Esausta dal matrimonio asfissiante con Guy (André Marcon), lo circonda di attenzioni e doni quasi materni, facendo infuriare la figlia Frederique (Foïs), persuasa che sia un cacciatore di fortune.
Pur con la disclaimer sullo schermo (“ispirato a fatti reali”), i contorni di Bettencourt e Banier emergono netti in Marianne e Pierre-Alain. La loro alchimia complice e ammiccante chiarisce l’incantesimo: un’artista affascinante e sicuro di sé, legato a un partner ma devoto anima e corpo alla noiosa magnate.
Huppert è un iceberg perfetto: Marianne, satura di opulenza, tratta i vizi milionari con nonchalance assoluta – come ritappezzare la dimora con la semplicità di un cambio d’abito. Non c’è eros nel suo attaccamento a Pierre-Alain, solo un’ossessione ludica, contrapposta al sarcasmo corrosivo verso marito e figlia.
Lafitte gonfia Pierre-Alain in un personaggio esagerato, ma con un sottofondo di scalata sociale furba che sfugge solo a Marianne. Sfrontato nelle idee e nel portamento da gran signore, tradisce un’anima da canaglia, alimentando l’attesa per il suo gioco vero.
Superato l’innesco del rapporto simbiotico, però, la narrazione arranca. Il film illustra l’amicizia cementata, ma non sa tessere una trama avvincente dal progressivo isolamento di Marianne su Pierre-Alain, a scapito di tutti. Le frecciate sul lusso-carcerario non bastano a rendere la contesa per il dominio perfida o, al contrario, toccante e profonda.
La donna più ricca del mondo (Francia, Belgio 2025)
Regia: Thierry Klifa
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs, Raphael Personnaz, André Marcon, Mathieu Demy, Micha Lescot, Joseph Olivennes
Sceneggiatura: Thierry Klifa, Cédric Anger, Jacques Fieschi
Fotografia: Hichame Alaouie
Produzione: Récifilms, Wy Productions
Distribuzione: Europictures

