Tuner – L’accordatore
Tuner – L’accordatore si muove su un’idea narrativa forte e insolita: un giovane dotato di un udito eccezionale, ma allo stesso tempo rovinato dalla troppa sensibilità ai suoni, viene trascinato fuori dalla sua vita ordinata e costretto a usare il proprio talento in modo molto diverso da quello che aveva immaginato. Niki è uno di quei personaggi che sembrano destinati a restare ai margini, chiuso nel proprio mondo fatto di controllo e precisione, finché il caso non lo espone a dinamiche molto più sporche e pericolose.
Il film funziona soprattutto quando mette in relazione il protagonista con il vecchio proprietario dell’azienda per cui lavora, un personaggio interpretato da Dustin Hoffman che dona al racconto un peso umano notevole. Il loro rapporto è il vero motore emotivo dell’opera: da una parte c’è l’energia trattenuta del ragazzo, dall’altra l’esperienza stanca di un uomo che sta perdendo ciò che ha sempre usato per vivere. Insieme generano una dinamica che dà al film un tono iniziale quasi leggero, salvo poi spingerlo verso territori più tesi e poco rassicuranti.
A complicare le cose arriva una trama criminale che sfrutta proprio la particolarità di Niki. Il film lavora bene su questa ambiguità: un talento pensato per un mestiere preciso diventa la chiave per entrare in un mondo di ricatti, operazioni illegali e obiettivi tutt’altro che puliti. È qui che il racconto cambia passo e si avvicina al thriller, con una costruzione che richiama il cinema di rapine e l’idea del protagonista costretto a collaborare con persone pericolose per salvare chi gli è vicino.
Accanto a questa componente più dinamica c’è una linea sentimentale che prova ad allargare il film verso un territorio più emotivo. Il personaggio di Ruthie introduce un contrasto interessante, perché porta dentro la storia una sensibilità diversa, legata alla musica e alle aspirazioni artistiche. Tuttavia proprio questa parte risulta meno convincente del resto: l’intesa tra i due personaggi non sempre appare spontanea, e alcune loro interazioni sembrano costruite più per aggiungere un livello generazionale che per svilupparsi davvero in modo organico.
Dal punto di vista visivo e sonoro, l’opera cerca di distinguersi con una certa eleganza. La regia insiste su spazi urbani, interni raffinati e dettagli professionali che rendono credibile l’ambiente dell’accordatura, mentre il trattamento del suono cerca di far percepire allo spettatore il mondo come lo vive il protagonista. Questa scelta rende il film più interessante, perché non si limita a raccontare una storia, ma prova a farla sentire. Anche quando non sorprende, dimostra comunque una buona padronanza tecnica.
Quello che resta alla fine è un film ibrido, sospeso tra dramma, crime story e racconto di formazione mancata. Non tutto convince allo stesso livello, ma l’insieme ha abbastanza personalità da lasciare il segno. La presenza di attori noti aiuta a dare solidità all’operazione, ma è soprattutto l’idea di partire da un difetto fisico trasformato in risorsa narrativa a rendere il progetto più interessante della media.
Tuner – L’accordatore (USA, 2025)
Regia: Daniel Roher
Cast: Leo Woodall, Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Lior Raz, Tovah Feldshuh, Nissan Sakira, Gil Cohen, Jean Reno
Sceneggiatura: Daniel Roher, Robert Ramsey
Fotografia: Lowell A. Meyer
Produzione: Black Bear, English Breakfast, Elevation Pictures
Distribuzione: Notorious Pictures

