Stella, un sindaco e un Tribunale
“Mia figlia l’ha invitata al suo compleanno, la risposta negativa è arrivata un’ora prima della festa”, scrive la mamma della piccola A. amichetta di Stella, la bimba di Monteverde. “Faccio fatica proprio per il mio ruolo a capire come figure istituzionali che dovrebbero salvaguardare la serenità di una donna e di una bimba possano strappare una figlia alle cure di una mamma che la ama”, scrive la zia di Stella, funzionario di Polizia. “Non possiamo sentirla, non possiamo farle una carezza” scrivono con il cuore in gola i nonni materni gli unici che Stella ha. “Mio figlio, cugino di Stella, chiede sempre di lei e di come starà e spesso rimane con uno stato d’ansia per giorni”, scrive Michela un’altra zia. E addirittura una cugina dell’uomo: “Volevamo incontrare Stella alla festa della scuola e il padre ci ha fatto allontanare dal preside come criminali negando la nostra parentela”. E poi cuori, disegni, “mi manchi molto” scrive il piccolo V. Un disegno con delle biciclette rimaste ferme quest’estate nel paese di origine della famiglia materna. Questi alcuni stralci e disegni delle lettere che in questi giorni sono state indirizzate al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, tutore della piccola Stella di Monteverde e alla sua delegata, assessora alle politiche sociali Barbara Funari.
La nuova udienza sul caso è fissata per lunedì 7 settembre alle 13, si torna al Tribunale ordinario di Roma dove la vicenda era all’origine incardinata. La piccola, a maggio scorso, per una decisione improvvisa inaudita altera parte del Tribunale per i minorenni di Roma, è stata prelevata da scuola dai servizi sociali del comune di Roma e dalle forze dell’ordine, su provvedimento del giudice Giuseppe Magliulo, e collocata presso il padre, sospeso dalla responsabilità genitoriale e rinviato a giudizio nel penale per lesioni aggravate ai danni della mamma della minore. La decisione è arrivata repentina e senza alcuna informazione alla mamma e ai nonni che fuori sono rimasti ad aspettare invano la piccola in uscita. Uno shock fortissimo che ha portato il nonno ad avere un malore.
Il provvedimento è stato motivato nell’udienza del 27 maggio che, contrariamente a quanto prima disposto, non ha più previsto l’ascolto della minore. Il padre ha denunciato al Tribunale per i minorenni maltrattamenti della madre che consisterebbero in presunti strattonamenti avvenuti fuori dalla scuola, cosi ha riferito l’uomo, accusa raccontata senza alcun contraddittorio anche se l’udienza si è poi concentrata di fatto sulla vera accusa alla donna ovvero di essere una madre ostativa, come definita da una perizia psicologica. La piccola Stella nei riguardi del padre ha sempre manifestato paura, fino ad avere nel corso degli anni vere e proprie crisi di ansia, vomito, pipì sotto e persino un accesso al pronto soccorso. Di tutto questo aveva relazionato una prima CTU nell’ambito del procedimento sull’affido della minore che, come solitamente accade, aveva spostato l’attenzione dall’indagine probatoria sui motivi della paura della minore alla psicologia della madre che non sarebbe riuscita, questa la tesi, a costringere con la forza la figlia a frequentare il padre con serenità e buona disposizione.
È il quadro tipico di quella che un tempo si chiamava alienazione parentale e che oggi si chiama rifiuto genitoriale. Non si indagano i motivi del rifiuto, il giudice non ascolta direttamente la minore o testimoni vicini, ma si addebita alla madre, quasi sempre con la relazione di una CTU psicologica, la colpa di non riuscire a garantire la bigenitorialità e il diritto del genitore rifiutato. Perché il genitore viene rifiutato quando c’è denuncia di violenza? La giustizia risponde a questa domanda psicologizzando il processo e nominando una CTU. Pratica peraltro sanzionata dalla Cassazione con l’ordinanza 4595.
Il Tribunale per i minorenni ha deciso quindi per il prelevamento forzoso superando persino una seconda CTU, che si era svolta sempre nel procedimento di affido al Tribunale ordinario, redatta da un medico specialista del san Camillo Forlanini che aveva raccomandato di non usare metodi forzosi con la piccola Stella, affetta da una patologia genetica rara che può essere aggravata dallo stress, dalla paura e dalla deprivazione del legame affettivo materno. A questa decisione presa dal Tribunale per i minorenni, che subito dopo ha ammesso di essere incompetente sul caso rimandando all’Ordinario, risulta che il tutore di Stella, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri che ha delegato l’assessora ai servizi sociali Barbari Funari, non si è opposto allineandosi a giudice e curatore. Sempre nell’udienza si è relazionato di una modalità soft di prelevamento, mentre un insegnante testimone avrebbe poi raccontato della disperazione della bambina ritrovatasi da sola in una stanza dell’edificio scolastico con i servizi sociali e il padre senza poter rivedere sua madre o i nonni. E così Stella quel giorno non è tornata nella sua cameretta, a casa sua dove sempre ha vissuto, ma a casa del padre con gli abiti che aveva addosso, non un cambio, non uno dei suoi vestiti o peluche, senza salutare sua madre né i nonni rimasti fuori al portone di scuola.
Prima di questo evento la storia di Stella era già diventata un caso nazionale, finita anche in una conferenza stampa alla Camera dei deputati indetta dalla deputata Stefania Ascari, per la protesta del condominio in cui viveva, a Monteverde appunto, che si era ribellato alla decisione iniziale del Tribunale ordinario di portare la bambina in casa famiglia, questo prima della seconda CTU, quella medica, che aveva poi bloccato la decisione. Sotto casa di Stella per giorni e giorni cittadini, associazioni e anche figure istituzionali del comune di Roma avevano portato la loro vicinanza e solidarietà a mamma e bambina organizzando una staffetta, un cordone umano che aveva reso la notizia pubblica e l’aveva rimbalzata sui media. Numerosi gli articoli usciti sulla stampa, anche la trasmissione Fuori dal coro si è occupato del caso. Il motivo della casa famiglia risiedeva sempre nella condotta cosiddetta ostativa materna come definita dalla CTU.
La minore ha sempre riferito a servizi sociali e psicologi del tribunale di essere serena con la mamma, di sentirsi amata e accudita, come ha sempre relazionato il servizio domiciliare Sismif, e di avere invece timore del padre per non poter esprimere la mancanza della mamma quando era con lui nei giorni di sua competenza e di un episodio, immortalato in un disegno, in cui l’uomo, stando al racconto mai mutato della bambina, le avrebbe legato le mani. Documento che la Garante nazionale dell’infanzia, Marina Terragni, intervenuta più volte sulla vicenda esprimendo preoccupazione per la salute della piccola, ha inviato in Procura per chiedere nuove indagini. Risulta che la Garante abbia chiesto inoltre alla delegata assessora Funari di incontrare la bambina per sincerarsi delle sue condizioni. Dopo quella protesta e mobilitazione e la nuova CTU medica il tribunale ordinario aveva infine deciso che la bambina nel suo migliore interesse restasse collocata presso la madre alla quale però toglieva la responsabilità genitoriale per non essere riuscita, cosi si legge in sentenza, a convincere la minore ad andare in casa famiglia e per il clamore mediatico nato sul caso. La donna ha a suo carico un procedimento 388 per le volte in cui la bambina fisicamente si rifiutava di andare dal padre opponendosi fisicamente e non c’era modo di convincerla, intanto però con la decisione del collocamento materno la serenità di Stella sembrava al sicuro. Con il Tribunale per i minorenni invece, attivato su azione legale del padre, tutto questo è stato improvvisamente capovolto con il collocamento presso l’uomo arrivando persino a comminare alla madre un divieto di avvicinamento a 500 metri dalla figlia. La donna, va ricordato, è seguita dal CAV di Differenza Donna per aver denunciato la violenza del padre della figlia.
Dal 15 maggio sono stati appena 5 gli incontri in regime protetto mamma-figlia e solo 2 le telefonate concesse senza video di più o meno 4 minuti l’una. Vigilate e controllate, come non accade nemmeno per gli uomini con braccialetto elettronico. A questo si aggiunge il totale diniego di fatto che la bambina mantenesse relazioni con cuginetti, zii, nonni, amichetti di scuola e del parco che prima frequentava abitualmente e che facevano parte del suo quotidiano e che fossero segnalati come inopportuni anche incontri, scambi di affetto, con persone conosciute da Stella e incontrate per strada o in luoghi ricreativi nel quartiere dove la bambina ha sempre vissuto con la mamma e dove ancora oggi le capita di andare.
Gli incontri protetti prevedono regole, vale la pena ricordarlo, più restrittive di un regime carcerario: non si possono dire frasi di affetto e di amore, nessuna foto, nessun mi manchi amore mio, la grammatica deve essere neutra e di mera rendicontazione, anche i regali vanno censiti e vagliati prima. Alla mamma è stato persino impedito di accompagnare la minore insieme al padre al consueto day hospital per la sua malattia genetica, pur essendo stata sempre lei a seguire esami medici e visite specialistiche ed essendo lei stessa affetta e dunque pienamente consapevole di sintomi e problemi legati alla patologia.
Nella storia di Stella continuano di fatto a tenere banco prassi che sono state condannate dall’ONU, stigmatizzate come errate dalla Cassazione con l’ordinanza 4595 che ha bocciato un procedimento civile in cui l’affido di due fratelli minori e la regolamentazione del diritto di visita da parte del padre era stato determinato da una consulenza tecnica d’ufficio che aveva bollato la madre come ‘ostativa-alienante’ . Pratiche etichettate come inadeguate nel “Libro bianco per la formazione sulla violenza contro le donne” della ministra Roccella , dalla convenzione di Istanbul, dal vademecum ‘Prelevamento dei minori facciamo il punto” della Garante nazionale Terragni; dalla relazione della Commissione femminicidio a guida Valeria Valente della precedente legislatura e che ha ancora un osservatorio nell’attuale che ha sanzionato la vittimizzazione secondaria e che, non a caso, ha audito in via segreta tutti i protagonisti della vicenda di Stella.
Cosa è emerso dalle audizioni e quali azioni si intraprenderanno? Si è riproposto su questo caso inoltre il corto circuito tra Tribunali, penale, civile ordinario e per i minorenni con un disfunzionale rimpallo che la riforma Cartabia aveva promesso di risolvere al tempo. L’ascolto di Stella da parte del giudice non è mai avvenuto e ad oggi questo tempo di totale isolamento e strappo dalla madre risulta pienamente in linea nei suoi contenuti e modalità con i criteri della cosiddetta reset o reunification therapy che la relatrice speciale delle Nazioni Unite Reem Alsalem, nella sua relazione finale e in occasione di un’iniziativa istituzionale tenutasi al Senato italiano, ha definito come vere e proprie forme di violenza e tortura psicologica e fisica nei confronti dei minori.
Al comune di Roma in questi mesi cittadini, associazioni, giornaliste hanno inviato numerose segnalazioni sul caso esprimendo preoccupazione per le sorti della piccola Stella e chiedendo informazioni sulla politica della Giunta rispetto alla tutela e protezione per una donna madre che ha denunciato violenza. Resta il paradosso di un Tribunale per i minorenni che entra a gamba tesa nelle decisioni di un altro Tribunale sovvertendole e dichiarandosi un minuto dopo incompetente, ignorando una CTU medica, salvo poi lasciare effettiva come nulla fosse la decisione che non avrebbe avuto titolo a prendere per sua stessa ammissione.
Eppure mentre si è denunciato questo quadro kafkiano nulla è cambiato e sono passati mesi che pesano come anni sulla pelle di una bambina che ne ha solo 6, e che una mattina è andata a scuola, dopo che finalmente stava recuperando un po’ di serenità lavorando con la psicoterapeuta nominata dal Tribunale ordinario proprio sulla paura che aveva del padre e di essere portata via con i servizi sociali che bussavano alla porta di casa, mentre la giustizia avrebbe dovuto fare il suo corso, e che invece non ha fatto più ritorno a casa. Intanto per il 7 settembre l’autorità giudiziaria ha chiesto persino l’intervento della forza pubblica. Perché ci sarà forse qualche mamma e qualche condomino come nonna Anna, vicina di pianerottolo e magari anche qualche giornalista. Ma in questi giorni di corale difesa della libertà di stampa non dovrebbe essere un problema, anzi. Se è una libertà che vale anche per le donne, per le mamme e per le giornaliste.

