LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE CI RIGUARDA: PRENDIAMO LA PAROLA COME UOMINI
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini
sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente
democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio
e
dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della
libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo
del
corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che
l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta
e di
invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. E tale violenza
si
consuma soprattutto tra le pareti domestiche..
Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze?
Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune,
che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità
e della
prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi
una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti
maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti,
individuali e di gruppo.
Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una
indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli
uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza,
una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla
natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del
secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari,
l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e
figli.
Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della
nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.
L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà
delle sole società
occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è
esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto
il
mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo
“scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo
che la
logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può
essere vinta solo con
un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova
qualità del
rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una
larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla
rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere
interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di
un’antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene
sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità,
come una “risposta”
nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti
ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica,
che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e
maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però
attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto –
ma
non esclusivamente – da parte femminile
La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici,
eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla
mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole
affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella,
rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un
immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi,
perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità.
In
alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati
ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza
lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con
otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno.
Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in
Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in
procinto di lasciarli.
Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in
parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica),
di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice
islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei
flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza
patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni
diverse dalla nostra.
Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra
società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi
immune da questo tipo
di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla
violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo
inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di
questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali,
nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni
pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e
dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo
sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla
moltiplicazione dei casi di violenza.
Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara
presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte
maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili
che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale.
Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza
collettiva.
La violenza è l’emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini
potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città
manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti
tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con
cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che
le donne
hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro
nuova libertà:
Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come
ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da
uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.)
Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica,
nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa.
Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali –
non
vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società
prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel
mercato del lavoro.
Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini,
nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica
e dell’informazione, nel mondo del lavoro.
Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile
svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.
Primi firmatari: Alberto Leiss, Marco Deriu, Stefano Ciccone, Jones
Mannino, Massimo Michele Greco, Sandro Bellassai, Claudio Vedovati.
Adesioni
Davide Rossi, Umberto Varischio, Gianfranco Proietti, Luca Proietti, Giuseppe
Colosi, Lino Giaccone, Diego Bortolameotti, Francesco Lauria, Beppe Pavan, Daniele
Barbieri, Roberto Poggi, Massimiliano Luppino, Andrea Baglioni, Luigi Zoja,
Fausto Perozzi, Alessio Surian, Gianluca Borghi, Mattia Toscani, Eugenio Caggiati,
Marcello Acquarone, Attilio Mangano, Roberto Illario, Daniele Bouchard, Luciano
Sartirana, Corrado Roncaglia,, Franco Toscani, Giacomo Mambriani, Marco Cazzaniga,
Gianni Ferronato, Livio Dal Corso, Carlo Marchiori, Marco Sacco, Vanni Bertolini,
Francesco Camattini, Luciano Marmocchia, Giuseppe De Nigris, Marco Cervino,
Gianni Caligaris, Domenico Matarozzo, Sandro Mezzadra, Stefano Sarfati Nahmad,
Alberto Moreni, Enrico Ottolini, Vittorio Cotesta, Alessandro Bosi, Franco Caldera,
Ettore Lo Maglio Silvestri, Goffredo Fofi, Cesare Del Frate, Daniele Licheni,
Nicola Sinopoli, Enrico Euli, Roberto Verdolini, Antonio D’Andrea, Silvano
Cogo, Christian Carmosino, Sandro Coccoi, Giacomo Truffelli, Gianfausto De Dominicis,
Michele Citoni, Franco Insalaco, Gigi Malaroda, Andrea Rigon, Nicola Negretti,
Nicola Ricci, Mario Gritti, Gianfranco Neri, Osvaldo Pieroni, Andrea Lavagnoli,
Antonio Cinquantini, Paolo Scatena, Antonio Canova, Michele Poli, Domenico Rizzo,
Stefano Montali, Fernando Lelario, Alessio Miceli, Alessandro Quintino, Gabriele
Galbiati, Renato Sebastiani, Giuliano Dalle Mura, Stefano Vinti, Pietro Craighero,
Rino Genovese, Giampiero Bernard, Lorenzo Di Santo,// Davide Larizza, Tonino
Soldo, Davide Fantazzina, Gianluca Ricciuto, Ubaldo Coccoli, Pierangiolo Berrettoni,
Nicola Briguglio, Fabio Arras, Sergio Bellucci, Giorgio Gallo, Carlo Simionato,
Gianfranco Iannuzzi, Marco Capovilla, Stefano Galieni, Enrico Peyretti, Stefano
Dall’Agata, Andrea Cozzo, Antonio Versari, Saverio Aversa, Sandro Campanini,
Gaetano Stella, Pasquale Voza, Luigi Dotti, Enzo Zampella, Claudio Calcaterra,
Ass. Aspettare Stanca, Maschile Plurale, Il Cerchio degli uomini.
Chi volesse aggiungersi ai firmatari può scrivere all’indirizzo: appellouomini@libero.it.
Per contatti 338/5243829, 347/7999900.
Le ragioni di questo appello
L’appello che diffondiamo in questi giorni reca le firme di uomini provenienti
dai più disparati percorsi politici, culturali, religiosi, sessuali,
che hanno deciso di reagire in qualche modo ai terribili fatti di violenza alle
donne che le cronache hanno riportato alla nostra attenzione negli ultimi mesi.
Alcuni vengono da esperienze politiche tradizionali, altri vengono da movimenti
studenteschi, pacifisti e ambientalisti, altri ancora hanno cominciato a riflettere
su questi temi a partire da relazioni affettive o di amicizia o da scambi con
il movimento delle donne.
Si tratta di percorsi semplicemente individuali. Ma anche di esperienze, spesso
informali, di gruppi di autocoscienza e di discussione su diverse questioni
(stupro, guerra, prostituzione, pedofilia). Esistono attualmente in Italia gruppi
di uomini di questo genere in diverse città: "Uomini in cammino"
di Pinerolo, "Maschile plurale" di Roma, "Maschile plurale"
di Bologna, il "Gruppo uomini" di Verona, il "Gruppo uomini"
di Viareggio, il "Gruppo uomini" di Torino, il "Gruppo uomini
di agape", "Il cerchio degli uomini" di Torino, l’"Associazione
uomini casalinghi" di Pietrasanta, a cui si aggiungono gruppi misti di
uomini e donne "Identità e differenza" di Spinea, "La
merlettaia" di Foggia, il "Circolo della differenza" di Parma,
il "Gruppo sui generis" di Anghiari, il "Gruppo sul patriarcato"
di Roma promosso dal "Forum Donne PRC".
Queste occasioni di riflessione hanno dato vita a un ampia produzione di articoli,
libri, incontri, convegni, sui temi della maschilità e dei rapporti tra
i sessi (anche se finora con scarsa attenzione da parte dei media). Negli ultimi
anni si sono infittite le occasioni di incontro e confronto a livello nazionale
tra uomini e anche tra uomini e donne con alcuni appuntamenti oramai riconosciuti
(ad Agape, Asolo, Anghiari fra gli altri).
Gli uomini che hanno attraversato queste esperienze non rivendicano estraneità
rispetto alla storia a cui appartengono e non cercano rivincite riesumando vecchi
trofei e valori patriarcali. Assumono la libertà conquistata dalle donne
grazie al loro pensiero e alla loro pratica, come occasione per interrogarsi
e scoprire cose nuove su di sé.
Ci auguriamo che questo appello non sia semplicemente un atto formale: ne proporremo
la lettura e la discussione agli uomini che operano nella politica e nelle istituzioni,
nelle università e nelle scuole, nei media, nei sindacati, nell’associazionismo,
nei servizi, nelle comunità di immigrati, nelle realtà religiose.
A tutti gli interessati diamo appuntamento per un incontro pubblico il 14 ottobre
a Roma, per scambiare opinioni e elaborare ogni possibile ulteriore iniziativa.
Intanto ci auguriamo che le adesioni continuino ad arrivare

