Serpenti
In Serpenti, Roberto De Paolis Maino sceglie di raccontare il femminicidio da una prospettiva spiazzante. Invece di affidarsi al dramma realistico o alla denuncia diretta, costruisce una commedia nera attraversata da situazioni grottesche, dialoghi surreali e momenti in cui il ridicolo finisce per lasciare spazio a un disagio sempre più profondo.
Il film segue Paolo, un uomo che ha appena ucciso la moglie e che, fin dalle prime scene, ammette apertamente la propria responsabilità. Non cerca giustificazioni, non tenta di fuggire e non vuole sottrarsi alle conseguenze: il suo obiettivo è consegnarsi alle autorità. Il problema è che nessuno sembra davvero interessato ad accogliere la sua confessione.
Da qui prende forma una peregrinazione assurda attraverso commissariati e uffici, dove un delitto gravissimo viene continuamente rimandato, ignorato o ricondotto alle normali complicazioni della vita quotidiana. Gli interlocutori di Paolo sembrano incapaci di riconoscere l’eccezionalità di ciò che sta accadendo: ogni cosa deve seguire il proprio iter, anche quando davanti a loro c’è un uomo che dichiara di aver ucciso una donna.
Il risultato è un ritratto feroce di una società che non necessariamente nega la violenza, ma la rende ordinaria. Il femminicidio viene trasformato in una pratica amministrativa, in un problema da gestire con calma, secondo tempi e regole che finiscono per soffocare la gravità dei fatti. Il commissariato diventa così uno spazio sospeso, quasi fuori dalla realtà, e proprio per questo estremamente riconoscibile.
Paolo non viene presentato come un mostro privo di umanità, ma nemmeno come un uomo travolto da circostanze incontrollabili. È responsabile di ciò che ha fatto e, paradossalmente, deve persino battersi perché gli altri riconoscano la serietà del suo crimine.
Attorno a lui si muove un gruppo di personaggi interpretati da un cast di grande efficacia. Borghi, Castellitto e Golino contribuiscono a mantenere quel fragile equilibrio tra comicità e amarezza su cui si fonda l’intero film: si sorride per l’assurdità delle situazioni, ma dietro ogni gag resta la consapevolezza di ciò che è accaduto.
Nel finale, Serpenti, sposta l’attenzione su ciò che la narrazione aveva progressivamente lasciato ai margini: la vittima. In quel momento l’ironia si spegne e il significato del film diventa ancora più netto. Non siamo davanti a una storia d’amore degenerata né a una tragedia senza responsabili. Una donna è stata uccisa, e il gesto appartiene alla più ampia cultura della violenza di genere.
Serpenti utilizza l’assurdo per mostrare quanto possa essere assurda, nella realtà, l’indifferenza con cui il femminicidio viene spesso trattato. Quando un omicidio viene ridotto a un episodio di cronaca, si perde di vista la domanda più importante: non perché l’assassino abbia agito, ma perché quella donna non sia stata protetta. Ed è proprio nel rifiuto di ogni giustificazione che il film trova la sua parte più dolorosa e necessaria.
Serpenti (Italia, 2026)
Regia: Roberto De Paolis
Cast: Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino
Sceneggiatura: Damiano D’Innocenzo, Fabio D’Innocenzo, Roberto De Paolis
Fotografia: Gianluca Palma
Produzione: Paco Cinematografica, Be Water Film
Distribuzione: Be Water Film

