La Finlandia e il nucleare della “pace”
Puntualissima e inevitabile, è arrivata la risposta del governo russo alla cancellazione, avvenuta settimana scorsa, da parte del parlamento finlandese del divieto di ospitare armi nucleari entro i confini del paese nordico. La classe dirigente di quest’ultimo sembra avere una singolare percezione della sicurezza nazionale, come d’altra parte molte altre in Occidente, visto che ritiene utile, in tal senso, l’aperta provocazione nei confronti di una potenza confinante attraverso un pericoloso impulso alla militarizzazione, nell’illusione di potersi fare scudo grazie alla copertura difensiva della NATO. Con l’abbandono definitivo dello status di neutralità e della tradizionale attitudine al disarmo e alla non proliferazione, Helsinki intende così favorire l’escalation militare in corso in Europa nel quadro dei preparativi di guerra sulla base di una immaginaria minaccia rappresentata dalla Russia.
Il voto del parlamento di Helsinki è la logica conseguenza dell’ingresso della Finlandia nel Patto Atlantico nel 2023, grazie al pretesto dell’invasione russa dell’Ucraina, che aveva consentito di superare le resistenze interne a un’accelerazione militarista auspicata da tempo negli ambienti di potere. A favore della liquidazione del bando alle armi nucleari, introdotto nel 1987, hanno votato 125 deputati, mentre 61 sono stati i contrari. Il sostegno alla misura è arrivato dalla maggioranza di centro-destra, guidata dal Partito di Coalizione Nazionale e dai Veri Finlandesi, a cui si sono uniti i rappresentanti del Partito di Centro di opposizione. A esprimere voto contrario sono stati invece il Partito Social Democratico, l’Alleanza della Sinistra e i Verdi, anche se tutti avevano sostenuto l’adesione alla NATO, così come condividono la versione ufficiale dell’aggressione “non provocata” della Russia contro l’Ucraina.
Con il voto di settimana scorsa, in Finlandia sarà d’ora in poi legale ricevere, trasportare e facilitare il movimento di armi nucleari se queste iniziative fanno parte di operazioni riconducibili agli alleati di Helsinki. Ribaltando la realtà dei fatti, il ministro degli Esteri, Antti Häkkänen, ha affermato che la “riforma rafforza la difesa della Finlandia”, visto che consentirà di usare pienamente la deterrenza nucleare della NATO per la protezione del paese. Molto più vicina alla verità è andata la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nella giornata di lunedì, quando ha spiegato che “il risultato del voto [sulla cancellazione del bando alle armi nucleari] rappresenta una vittoria chiara quanto scoraggiante della cieca russofobia, registrata negli ultimi anni, su ciò che abbiamo sempre giudicato come un atteggiamento di pragmatica ragionevolezza in Finlandia”.
Le implicazioni del voto sono a loro volta facilmente intuibili. La diplomatica russa ha aggiunto che “nessuno deve dubitare delle contromisure che verranno prese al momento opportuno e in maniera efficace”. Di conseguenza, ha concluso la Zakharova, “il popolo finlandese deve riflettere se questa decisione, presa dalle loro élites, rafforzerà realmente la sicurezza” del paese. La Finlandia condivide con la Russia un confine lungo oltre 1.300 chilometri e la sicurezza interna è stata garantita, dopo i drammatici eventi del secondo conflitto mondiale, non certo da militarizzazione e provocazioni, bensì da neutralità e pragmatismo.
Nelle dichiarazioni ufficiali dei mesi scorsi, vari esponenti di spicco del governo finlandese tendevano a escludere la possibilità di ospitare armi nucleari in maniera permanente entro i confini del loro paese, quanto meno “in tempo di pace”. Il presidente, Alexander Stubb, a inizio 2026 aveva anch’egli ribadito questa linea, ma lasciando intendere che un cambiamento di rotta avrebbe potuto avvenire se fosse stata cambiata la legge finlandese. Ciò è appunto avvenuto settimana scorsa e, se pure non ci sono al momento indicazioni di misure concrete per creare le condizioni di uno stazionamento di armi nucleari NATO in Finlandia, la continua escalation anti-russa promossa dall’Occidente lascia intendere che nel prossimo futuro potrebbe accadere esattamente quanto i politici finlandesi smentivano fino in tempi recenti.
È d’altronde difficile credere che sia casuale la partecipazione del ministro Häkkänen, esattamente il giorno successivo al voto in parlamento sulle armi nucleari, a un vertice del cosiddetto “Nuclear Planning Group” della NATO. Nella dichiarazione congiunta seguita al summit, i partecipanti hanno affermato la volontà di “continuare a rafforzare la missione di deterrenza” delle armi nucleari del Patto Atlantico.
Le armi nucleari sono uno degli elementi centrali della feroce campagna anti-russa che pervade quasi indistintamente i governi europei. La minaccia russa è stata fabbricata ad arte per occultare le mire predatorie occidentali senza gli scrupoli legati ai “sensi di colpa” del nazismo, del collaborazionismo filo-nazista – di cui proprio la Finlandia dovrebbe conoscere qualche dettaglio – e, in generale, delle violenze e brutalità della Seconda Guerra Mondiale. Proprio i paesi nordici risultano essere, assieme ai mini-stati baltici, quelli segnati dalla più aggressiva russofobia, manifestatasi in questi anni nell’allineamento anche formale sia ai piani della NATO sia alle manovre strategico-militari dei singoli paesi europei e degli Stati Uniti.
Il ruolo di questi paesi, inclusa appunto la Finlandia, risulta evidentemente cruciale nei progetti anti-russi, se non altro per questioni geografiche. Allo stesso tempo, tuttavia, ciò rende particolarmente pericolosi i giochi di questi governi, dal momento che, in caso di conflitto aperto con Mosca, i loro paesi sarebbero i primi a essere presi di mira dalla reazione russa, nonché quelli che ne pagherebbero le conseguenze più pesanti, con buona pace dell’illusoria ombrella difensiva della NATO.
La scommessa nucleare finlandese è da collegare non solo ai piani dell’Alleanza, ma anche alle ambizioni evidenziate di recente dalla Francia di Macron. Quest’ultimo sta infatti cercando di promuovere il proprio deterrente nucleare in chiave europea, proponendo il posizionamento in alcuni paesi alleati degli ordigni che fanno parte dell’arsenale francese. L’iniziativa risponde alle mire di Parigi per diventare la potenza dominante in Europa, alla luce anche delle tensioni con gli USA nell’era Trump. Qualche paese ha già accolto con favore la proposta di Macron e anche la stessa Finlandia avrebbe mostrato interesse, ovviamente, secondo quanto sostenuto dal ministro Häkkänen, nell’ambito di un possibile consolidamento del deterrente nei confronti “dell’aggressione russa”.
Va ricordato anche che Helsinki ha stipulato, dopo l’ingresso formale nella NATO, un accordo di cooperazione militare con Washington, in conseguenza del quale i militari americani hanno accesso virtualmente illimitato alle basi del paese nordico. In teoria, quindi, dopo il voto in parlamento dei giorni scorsi anche le armi nucleari USA potrebbero in futuro essere dispiegate in territorio finlandese. Questa stratificazione di iniziative militari ultra-provocatorie prese dalla Finlandia complica evidentemente ancora di più le relazioni con Mosca, esponendo il paese e i suoi abitanti a pericoli esistenziali nell’eventualità di una guerra.
Le scelte strategiche imposte ai finlandesi dai governi succedutisi in questi anni hanno un costo non solo in termini di sicurezza, al di là della propaganda ufficiale, ma anche dal punto di vista puramente economico. L’allineamento alle spinte guerrafondaie occidentali comporta un aumento colossale dello spreco di risorse per l’ambito militare. Anche Helsinki ha infatti dirottato vari miliardi di dollari a questa voce di spesa, sottraendoli inevitabilmente al welfare, nel quadro dell’impegno a raggiungere la soglia assurda del 5% del PIL, come stabilito in sede NATO. Per la Finlandia, questi numeri risultano particolarmente onerosi se si considera che la rottura di fatto delle relazioni con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina ha già avuto effetti devastanti per alcuni settori dell’economia, a cominciare da quelli collegati ai traffici commerciali e turistici nelle aree di confine.
Gli impulsi russofobi e al riarmo che animano la classe dirigente finlandese, nel quadro di una rinnovata aggressività nei confronti di Mosca comune a praticamente tutta l’Europa e con la Germania in prima linea, appare tanto più sconsiderata e pericolosa alla luce dei fatti di oltre otto decenni fa. La Finlandia accettò di buon grado l’occupazione nazista per muovere guerra contro l’Unione Sovietica e fornì al regime hitleriano soldati che parteciparono attivamente al massacro di civili.
In conseguenza di ciò, la Finlandia e i finlandesi pagarono un prezzo altissimo dopo la sconfitta militare inflitta dall’Armata Rossa. L’epilogo del conflitto portò all’imposizione di condizioni onerose, inclusa la perdita di territori a favore dell’URSS. Allo stesso tempo, tuttavia, per decenni lo status di neutralità e relazioni improntate al pragmatismo con il potente vicino avrebbero assicurato pace, stabilità e un certo benessere economico. Tutti elementi che la classe dirigente finlandese ha gettato in mare per mettere il proprio paese in primissima linea, esponendolo in maniera catastrofica a un devastante attacco della Russia in caso di guerra.

