JCPOA, il Crepuscolo del Diritto
Nel luglio 2015, il mondo si illuse che la diplomazia avesse finalmente sconfitto la logica della forza. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), meglio noto come l’accordo sul nucleare iraniano, non era un semplice trattato tecnico, ma il simbolo di un multilateralismo funzionante. Firmato da Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania e Unione Europea, l’accordo imponeva a Teheran limiti draconiani – certificati ripetutamente dall’AIEA – in cambio di un ritorno alla normalità economica. Ma quell’illusione è durata poco, schiacciata dal ritorno di una politica di potenza che ha ridotto il diritto internazionale a un guscio vuoto.
Il punto di rottura risale al 2018. L’amministrazione di Donald Trump, con un atto di puro arbitrio politico, decise di uscire unilateralmente dall’accordo, definendolo “il peggiore di sempre” nonostante il pieno adempimento iraniano. Quella mossa non ha solo distrutto un patto, ha stabilito un precedente letale: un accordo ratificato dal Consiglio di Sicurezza ONU può essere stracciato dalla superpotenza di turno senza costi.
A questa deriva si è accodata l’azione sistematica di Israele, uno Stato che da decenni opera al di fuori del solco delle risoluzioni ONU. Invece di agire come contrappeso, gli Stati Uniti hanno avallato operazioni militari e violazioni della sovranità altrui, imponendo di fatto un diktat globale attraverso sanzioni extraterritoriali. Chi non si adegua al blocco americano viene espulso dal sistema economico globale: un ricatto che ha annientato ogni parvenza di sovranità internazionale.
L’Eutanasia dell’Autonomia Europea
In questo scenario, la colpa storica dell’Unione Europea è imperdonabile. Bruxelles aveva proclamato la sua “autonomia strategica”, sbandierando la difesa del multilateralismo e creando persino lo strumento INSTEX per mantenere aperti i canali commerciali con l’Iran. Tuttavia, quella che doveva essere una prova di indipendenza si è rivelata una capitolazione silenziosa.
Terrorizzata dalle ritorsioni del Tesoro americano, l’Europa ha lasciato che INSTEX morisse sulla carta. Le aziende europee sono fuggite da Teheran e i governi si sono piegati alla volontà di Washington senza un briciolo di coraggio strategico. Se l’UE avesse avuto la forza di difendere l’accordo nel 2018, oggi non ci troveremmo in uno scenario di guerra aperta. La debolezza di ieri è diventata la tragedia di oggi.
L’Asse dell’Oriente: Il Soccorso di Russia e Cina
Mentre l’Occidente europeo si ritirava, il vuoto geopolitico è stato colmato da Pechino e Mosca, trasformando l’Iran nell’avamposto di un nuovo asse anti-egemonico. La Cina, con il patto strategico venticinquennale firmato nel 2021, ha offerto a Teheran un’ancora di salvezza economica da 400 miliardi di dollari, garantendosi forniture energetiche a prezzi scontati e blindando la propria influenza nel Golfo. Pechino non ha solo comprato petrolio; ha venduto legittimità politica, dimostrando che è possibile sopravvivere al di fuori del perimetro del dollaro.
Parallelamente, la Russia ha trasformato il suo rapporto con l’Iran in una simbiosi militare senza precedenti, accelerata dal conflitto in Ucraina. Mosca e Teheran hanno siglato accordi strategici ventennali che spaziano dalla difesa aerea alla cooperazione nucleare civile, con la costruzione di nuovi reattori a Bushehr. Per queste due potenze, l’Iran non è più un problema di proliferazione da gestire, ma un alleato fondamentale per scardinare l’ordine globale guidato dagli Stati Uniti. Il fallimento del JCPOA ha così ottenuto l’effetto opposto a quello sperato da Washington: invece di isolare l’Iran, lo ha saldato definitivamente ai due principali rivali strategici dell’Occidente.
Un Ordine al Tramonto: La Legge del più Forte
Attualmente, del JCPOA non restano che macerie. Privato dei benefici economici e spinto contro un muro, l’Iran ha progressivamente abbandonato ogni limite all’arricchimento dell’uranio. Non è stata la causa della crisi, ma la sua inevitabile conseguenza.
Mentre Donald Trump torna oggi a promettere un accordo “di gran lunga migliore” – sullo sfondo dei tesi colloqui di Islamabad dell’aprile 2026 – la domanda per ogni analista è una sola: chi può ancora fidarsi della parola di chi rompe i patti impunemente? La fiducia, una volta spezzata, non si ricostruisce con i diktat.
La verità è che non è fallito un accordo, è fallito un ordine internazionale. Quando istituzioni come l’ONU, la CPI e l’UE vengono umiliate e svuotate di autorità, la diplomazia muore. Ciò che resta non è la pace, ma una giungla dominata dalla legge del più forte. Il prezzo di questo fallimento non si pagherà solo a Teheran, ma in ogni angolo di un mondo che ha smesso di credere nelle regole condivise.

