Il delirante programma di “Futuro Nazionale”
La sezione “Base ideologica e programmatica” del programma politico di “Futuro Nazionale”, il neonato partito del generale Vannacci, è un coacervo di errori storici, slogan privi di significato e affermazioni involontariamente satiriche. Il tutto nel contesto tragicomico di un delirio nazionalistico-identitario completamente destituito di qualsiasi fondamento storico oltre che tristemente anacronistico.
Il tenore generale del testo è ispirato a un giovanile entusiasmo guerresco intriso di espressioni pomposamente retoriche indirizzate a risvegliare le virtù gladiatorie del virile genio italico. L’incipit richiama la Tradizione (con la T maiuscola, ci mancherebbe) romana e cristiana, nonché l’anelito all’ardore, alla virtù e al sacrificio quali valori-guida della rinnovata comunità nazionale che sorgerà come l’Araba Fenice al comando del generale Vannacci. E già viene da ridere.
Innanzitutto, occorrerebbe spiegare al generale che non siamo nell’ottavo secolo dopo Cristo e che, fra il mondo romano cristianizzato e noi, ci sono state svariate dominazioni straniere: dalle popolazioni germaniche ai Bizantini, dagli Arabi ai Normanni, dai Tedeschi ai Francesi, dagli Spagnoli agli Austriaci. In fondo, basterebbe leggere un manuale scolastico si storia per saperlo.
In secondo luogo, quando si parla di valori per i quali “vivere e morire”, si dovrebbe rendere esplicito il sottotesto e cioè che il concetto di Nazione su base biologico-identitaria tanto caro al generale, oltre che razzismo e xenofobia, porta con sé l’idea che la comunità – cioè lo Stato – venga prima della vita individuale dei suoi membri: detto diversamente, bisogna essere pronti a morire per la patria. Alias, se il governo decide di entrare in guerra, noi cittadini dobbiamo essere pervasi dall’orgoglio patriottico nel veder morire i nostri figli-fratelli-amici per il bene italico.
Che tutto questo apparato ideologico fascistoide risulti “vecchio” mentre si spaccia per nuovo e che nel secolo scorso sia stato foriero di esiti tragici, probabilmente sfugge all’elettore medio di Futuro Nazionale, tenendo conto che nei sondaggi il partito di Vannacci è in continua crescita, certamente aiutato dal dato che indica come purtroppo un italiano su tre rasenta l’analfabetismo funzionale (dati Ocse 2024).
Il testo prosegue, in spregio al senso del ridicolo, menzionando Pasolini come esempio di intellettuale libero, in un tentativo di appropriazione tanto goffo quanto balordo. Il senso implicito del riferimento a Pasolini sembrerebbe riguardare le critiche alla società capitalistica, il che è a dir poco grottesco, dal momento che poi la sezione economica del programma è ovviamente tutta articolata intorno al neo-turbo-liberismo proprio di tutte le estreme destre mondiali.
Indifferenti al senso della realtà, della storia e del decoro, gli intellettuali vannacciani che hanno scritto il programma si sono perfino arrischiati a citare Dante – non è uno scherzo – per avvalorare la loro concezione di patria basata sulla terra e sul sangue. L’affermazione secondo cui “per fare un italiano non ci vuole un corso di educazione civica: ci vogliono secoli” sfida la comicità involontaria.
Al generale e ai suoi, infatti, l’Illuminismo è passato inosservato: la nozione di cittadinanza giuridica, il principio di legalità contro ogni forma di ius sanguinis, l’idea che la patria si strutturi intorno al diritto e non alla biologia o a una presunta comunanza spirituale, sono concetti forse troppo complessi per Vannacci, Pozzolo, Ravetto, Furgiuele, Alemanno e gli altri raffinati pensatori che popolano Futuro Nazionale.
Molto preoccupante è l’affermazione “Viene prima l’Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio”, il cui senso si aggira fra l’apologia della tirannide – “l’Italia” sarebbe evidentemente incarnata dalla volontà del generale (o chi per lui), in quanto tale superiore alla legge – e l’eversione.
Peraltro, non si capisce come si possano conciliare la retorica nazionalista sulla terra e sul sangue, per di più mista a un attivismo machista e guerrafondaio che in certi passaggi sembra evocare direttamente il Futurismo, con lo spirito del Cristianesimo che, secondo il programma, appartiene a tutti i veri italiani. Ma non si sta a guardare il dettaglio, anche perché probabilmente né Vannacci, né i suoi seguaci sono in grado di distinguere il riconoscimento storico delle radici cristiane dell’Europa, che nessuna persona raziocinante metterebbe mai in discussione, dall’adesione individuale a una fede religiosa nell’ambito di uno stato laico e democratico.
A tratti sembrerebbe perfino che Futuro Nazionale auspichi uno stato confessionale, anche se non viene esplicitato in modo chiaro. Fatto sta che la difesa della famiglia tradizionale e della “vita” – come se ci fossero partiti a favore della morte o che intendano perseguitare le famiglie tradizionali – vengono citati come valori non negoziabili in nome della rigenerazione morale della Nazione. In sintesi, no ai diritti civili, no alla tutela delle minoranze, messa in discussione dei diritti acquisiti come quello all’interruzione volontaria di gravidanza e promozione del patriarcato.
Impagabile il rimando alle “quote azzurre” riservate nei concorsi pubblici per favorire l’assunzione di genitori di famiglie numerose (dal colore, presumibilmente più i papà che le mamme). Rimane incomprensibile, se non a fini propagandistici, la costante menzione di una non meglio identificata minaccia che incombe sulla famiglia tradizionale e sui cristiani, da cui la necessità di una sorta di Kulturkampf da ingaggiare verosimilmente contro i principi democratici della tolleranza, dell’integrazione, del multiculturalismo e del rispetto del prossimo. Non si capisce quale Spectre nazionale o internazionale di lobbisti Lgbtq+ o islamici (o Lgbtq+ e islamici insieme) stia insidiando i cittadini italiani eterosessuali e cattolici che intendono sposarsi e avere dei figli.
Anche la dottrina economica è un misto di propaganda e contraddizioni, la più lampante delle quali riguarda la possibilità di conciliare la flat-tax, la progressività delle imposte e l’indiscriminata diminuzione dell’Irpef. Né si comprende con quali coperture si possano mettere in atto queste riforme. Ma, anche in questo caso, non stiamo a guardare il dettaglio.
Insomma, il programma di Futuro Nazionale appare come un’accozzaglia di fascismo, fanatismo cattolico, ignoranza, errori e propaganda, il tutto imbevuto di un tono enfatico che può impressionare solo chi sia del tutto sprovvisto di qualsiasi strumento culturale e critico con cui guardare il mondo.
Solo chi rifiuta la complessità a favore di una concezione elementare e rozza della realtà può trovare conforto ai problemi veri che affliggono l’Italia – dal debito pubblico ai salari, dal lavoro alla scuola, dalla sanità alla giustizia, dal programma di riarmo alla morte del welfare – in un nazionalismo ingenuo quanto antistorico, in qualche slogan xenofobo contro i migranti o qualche altra minoranza, nella promessa di una catarsi morale o nell’identificazione col capo, nello specifico il generale Vannacci.
C’è da sperare che l’anno prossimo, alle elezioni politiche, il pensiero vinca sulle viscere, la razionalità sull’insensato, la riflessione sulla semplificazione, perché le uniche vittime dell’eventuale exploit di Futuro Nazionale, in seno a quella destra che ha già dato pessima prova di sé in questi cinque anni di governo, saremo noi cittadini.

