Ceuta, emergenza a orologeria
A distanza di giorni, l’ingresso di decine di migliaia di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta continua a essere strumentalizzato politicamente dalle destre europee e dai governi di Stati Uniti e Israele. L’attacco incrociato contro il premier spagnolo, Pedro Sanchez, e alcuni particolari dei fatti di giovedì e venerdì scorso hanno sollevato molti sospetti circa la possibilità di un’operazione orchestrata ad arte in conseguenza delle posizioni eterodosse tenute da Madrid su questioni come Gaza e Iran. Di certo, quella che è stata caratterizzata quasi universalmente come una “invasione” è stata sfruttata senza nessuno scrupolo dai detrattori del gabinetto socialista. Allo stesso modo, l’Unione Europea ha cavalcato la finta indignazione propagatasi nel vecchio continente al fine di promuovere un’ulteriore stretta sui flussi migratori.
Molti osservatori indipendenti hanno fatto notare varie anomalie nell’assalto al confine che separa il territorio marocchino da quello spagnolo affacciato sulla costa nordafricana. La maggior parte dei migranti che ha attraversato la frontiera non aveva ad esempio nessun bene personale con sé, mentre, in maniera altrettanto insolita, quasi tutti sono rientrati in Marocco dopo poche ore in modo spontaneo o, comunque, senza resistere né protestare. Altri hanno fatto notare l’atteggiamento passivo degli agenti di frontiera marocchini, nonostante ci siano precedenti anche sanguinosi che testimoniano di uno zelo indiscutibile in caso di necessità. La stampa spagnola ha inoltre citato fonti dell’intelligence e della Guardia Civile che hanno rivelato la presenza di agenti dei servizi segreti marocchini tra la folla entrata a Ceuta nei giorni scorsi.
Il parallelo con i fatti accaduti nel 2021 contribuisce a rafforzare i sospetti oggi in circolazione. Nel maggio di quell’anno, il Marocco allentò deliberatamente i controlli, favorendo il passaggio di circa diecimila migranti verso Ceuta nell’arco di due giorni. La vicenda si inseriva nel contesto di una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat, esplosa dopo che il governo spagnolo aveva consentito l’ingresso di un leader indipendentista del Sahara Occidentale per essere curato dal COVID-19. Oggi, invece, commentatori e analisti sembrano concordare sul fatto che, probabilmente, la ragione alla base della condotta delle autorità marocchine sia dovuta al recente riavvicinamento diplomatico tra Spagna e Algeria, tradizionale nemico di Rabat proprio per via delle vicende legate al Sahara Occidentale.
Rispetto al 2021, in ogni caso, quello che è cambiato è l’atteggiamento dell’Europa che in quell’occasione aveva espresso un sostegno compatto al governo spagnolo. Oggi, al contrario, svariati paesi hanno sfruttato l’occasione per denunciare Pedro Sanchez a causa di quelle che sono state descritte come politiche troppo permissive in ambito migratorio. L’esempio più lampante è quello del governo Meloni. Roma ha reintrodotto nel fine settimana i controlli alle frontiere per coloro che provengono dalla Spagna, nonostante, come dovrebbe essere ovvio, l’Italia non condivida alcun confine fisico con Ceuta. Il governo italiano ha ricevuto l’appoggio di quello danese della premier nominalmente socialdemocratica, Mette Frederiksen, e di qualche altro governo.
A questi attacchi strumentali, Sanchez ha risposto con una dura denuncia dei suoi accusatori, rilevando come i numeri relativi agli ingressi “irregolari” in Europa raccontino una realtà diversa da quella delineata da quanti denunciano i metodi troppo “soft” di Madrid. Lunedì, la presidente della Commissione UE von der Leyen ha indirizzato a sua volta una lettera a Sanchez, nella quale ha elogiato la gestione della crisi sia da parte del Marocco sia della Spagna. La strumentalizzazione politica dell’accaduto non si è però fatta attendere. La von der Leyen ha affermato che i fatti di Ceuta dimostrano come sia necessario un ulteriore rafforzamento delle frontiere europee e l’imposizione di procedure di ingresso molto più rigide. L’Europa, in definitiva, non intende perdere una sola occasione per spostare sempre più a destra il proprio baricentro in tema di immigrazione, anche se non un solo “irregolare” ha lasciato il Nordafrica in seguito agli eventi dello scorso fine settimana.
La stessa retorica è riapparsa nel vertice straordinario dei ministri degli Interni dei paesi membri convocato martedì a Bruxelles. Piantedosi, da parte sua, prima dell’apertura dei lavori ha sollecitato l’accelerazione delle operazioni per creare hub anti-migranti in paesi terzi per processare (respingere) le richieste di asilo sul modello-Albania dell’Italia, sostanzialmente fatto proprio dal recente nuovo piano europeo malgrado i fortissimi dubbi di legalità che continua a sollevare.
Tornando alle speculazioni su una possibile regia esterna nei fatti di Ceuta, se ciò corrispondesse al vero, ci sono pochi dubbi che le motivazioni andrebbero ricercate nelle posizioni tenute recentemente dal governo Sanchez su varie questioni di politica estera e in materia di difesa. Il governo spagnolo è stato ad esempio uno dei pochissimi in Occidente a denunciare apertamente il genocidio palestinese e ad adottare alcune misure concrete per punire il regime di Netanyahu. Sanchez si è anche opposto all’assurdo progetto NATO di alzare la quota delle spese militari dei paesi membri al 5% del PIL. Ciò ha provocato le ire di Donald Trump, il quale si è risentito anche per il rifiuto esplicito da parte di Madrid di concedere l’uso delle basi spagnole per la guerra di aggressione contro l’Iran. Washington e Tel Aviv si sono scagliati prevedibilmente e in più occasioni contro la Spagna e anche nei giorni scorsi non hanno mancato di puntare il dito contro Madrid per l’invasione di migranti a Ceuta.
Ad alimentare i sospetti che USA e Israele abbiano in qualche modo orchestrato la crisi migratoria è anche il fatto che il Marocco negli ultimi anni è entrato in una partnership molto stretta con lo stato ebraico, diventando anzi un vero e proprio alleato. Questa realtà è stata ratificata dalla firma degli Accordi di Abramo nel 2020 in cambio del riconoscimento da parte americana della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, in violazione del diritto internazionale e di quanto stabilito dalle Nazioni Unite sulla questione.
La tesi del complotto è rafforzata anche dal fatto che nei mesi scorsi era partita una sorta di campagna coordinata da alcuni “think tank” americani e da media ufficiali israeliani per promuovere un cambio di prospettiva sullo status delle due exclave spagnole in Nordafrica: Ceuta e Melilla. A marzo, ad esempio, l’American Enterprise Institute aveva invitato il segretario di Stato USA, Marco Rubio, a riconoscere le due località come “territori marocchini occupati”. Poche settimane più tardi, la testata israeliana Ynet aveva dato spazio a un editoriale dell’analista marocchino Amine Ayoub, nel quale spiegava come Israele avrebbe potuto aiutare il suo paese a rientrare in possesso di Ceuta e Melilla.
L’improvvisa indignazione per i residui coloniali spagnoli da parte di ambienti legati a doppio filo allo stato ebraico occupante e genocida è a dir poco ridicola, oltre che scandalosa. Questa campagna dimostra tuttavia come fosse da tempo in atto una qualche macchinazione per far pagare al governo Sanchez la sua opposizione all’asse israelo-americano e ai suoi crimini. Come minimo, perciò, la galassia sionista e il regime marocchino del sovrano Muhammad VI non hanno perso tempo a sfruttare politicamente il massiccio e improvviso flusso migratorio verso Ceuta.
Un articolo pubblicato martedì dalla Associated Press introduce cautamente qualche altro dubbio. L’assalto ha avuto origine da un post pubblicato su un profilo Instagram che avvertiva come la Spagna avesse aperto la frontiera con il Marocco. Su altri social sono poi apparse informazioni pratiche per aiutare i migranti a raggiungere Ceuta, come i movimenti della guardia costiera marocchina, così da sfruttare il momento migliore per coprire a nuoto i circa 5 chilometri che separano la città di Fnideq dall’exclave spagnola. In poco tempo, autobus affollati e numerosi taxi sono arrivati a ridosso del confine. Sempre secondo la Associated Press, molti dei profili su Facebook e TikTok che hanno fatto da punto di riferimento per le decine di migliaia di persone che sono riuscite a entrare a Ceuta sono stati cancellati dopo i fatti, senza che fosse stato possibile risalire agli amministratori.
Secondo la versione ufficiale, ad attrarre i migranti, oltre all’appena ricordato annuncio apparso su Instagram, sarebbero stati i recenti sviluppi legali registrati in Spagna in questo ambito. Il primo è rappresentato dalle misure introdotte dal governo Sanchez per regolarizzare alcuni stranieri senza documenti. La misura riguarda però prevalentemente migranti sudamericani e si applica solo a coloro che risiedevano in Spagna prima di inizio anno. Il secondo fattore è invece una sentenza della Corte Costituzionale spagnola che ha limitato il potere delle autorità di rimpatriare in tempi brevi i migranti che arrivano a Ceuta.
Alla campagna diretta contro Sanchez ha preso parte infine anche l’opposizione politica in Spagna. I toni del Partito Popolare e dell’estrema destra di Vox sono stati virtualmente indistinguibili. Le immagini che sono arrivate da Ceuta sono state rilanciate dai rispettivi leader, dando l’impressione di una “invasione” in atto e del tracollo di fatto dei confini spagnoli ed europei. La responsabilità di ciò, a loro dire, è da ricondurre ovviamente alle politiche ultra-permissive del governo socialista. Un’operazione politica attentamente coordinata all’interno e all’esterno del paese, diretta appunto a colpire Sanchez e la sua maggioranza, allo scopo di promuovere la destra in vista delle elezioni della prossima primavera.
In tutto questo caos sono passati come sempre in secondo piano i morti e le tragedie personali dei disperati che hanno cercato o sono riusciti a raggiungere Ceuta. Secondo i dati ufficiali, finora le vittime sarebbero 72 dal lato spagnolo del confine e 11 da quello marocchino. Le cause della morte sono l’annegamento durante la traversata a nuoto e lo schiacciamento tra la folla che si è ammassata alla frontiera. Se la maggior parte dei migranti, come accennato all’inizio, è alla fine rientrata in Marocco, ad oggi resterebbero tra le tremila e le cinquemila persone a Ceuta, di cui poco meno di 900 minori. Le condizioni di questi ultimi restano molto precarie, anche perché le strutture destinate all’accoglienza dei migranti nel territorio spagnolo grande meno di 20 chilometri quadrati hanno una capienza non superiore alle 600 unità.

