The Social: Il Prezzo della Verità
Con The Social: Il Prezzo della Verità, Aaron Sorkin torna nell’universo di The Social Network per raccontare le responsabilità di Mark Zuckerberg e di Facebook nella radicalizzazione politica degli Stati Uniti.
Al centro della storia c’è Frances Haugen (Mikey Madison), dipendente di Facebook che decide di denunciare le pratiche dell’azienda, convinta che la piattaforma abbia contribuito a creare le condizioni per le rivolte del 6 gennaio 2021. Le sue rivelazioni arrivano a Jeff Horwitz (Jeremy Allen White), giornalista del Wall Street Journal incaricato di indagare sui rapporti tra tecnologia e politica. Attraverso il loro lavoro emerge il ruolo degli algoritmi nella diffusione di contenuti estremisti: non tanto il risultato di una precisa adesione ideologica di Zuckerberg, quanto una conseguenza di scelte aziendali dettate da interessi economici e dalla convenienza politica.
Sorkin ricostruisce una vicenda complessa con una narrazione scandita da salti temporali, accompagnati da una linea cronologica sullo schermo. Una soluzione essenziale, non sempre elegante, ma efficace nel tenere insieme fatti, testimonianze e responsabilità. Il film conserva i tratti distintivi della scrittura di Sorkin: dialoghi serrati, ironia pungente e personaggi capaci di trasformare ogni confronto in una sfida verbale. L’umorismo alleggerisce il racconto senza cancellarne la gravità, rendendo accessibili questioni politiche e tecnologiche tutt’altro che semplici.
Jeremy Strong offre una nuova interpretazione di Zuckerberg, distante dal giovane brillante e sarcastico incarnato da Jesse Eisenberg in The Social Network. Qui il fondatore di Facebook appare come un uomo sempre più potente e isolato, quasi un principe shakespeariano corrotto dal proprio potere. Il suo pallore, lo sguardo duro e il ghigno impassibile contribuiscono a delineare una figura inquietante, vicina a quella di un antagonista da anime.
Pur evitando in gran parte il tono intellettuale e condiscendente che talvolta ha penalizzato il cinema di Sorkin, il film non rinuncia a qualche battuta discutibile. Più convincente è invece il richiamo alla commedia brillante americana, con personaggi dalla parlantina inesauribile che si affrontano a colpi di ironia e argomentazioni. Questa energia dialogica si inserisce in una tradizione di cinema civile che rimanda a Stanley Kramer e ai suoi film dedicati ai conflitti morali e politici.
La riflessione finale riguarda il potere dell’informazione in una società in cui, secondo il film, il 43% degli americani si informa principalmente attraverso Facebook, oggi Meta. In un ambiente dominato da notizie allarmanti e indignazione continua, The Social: Il Prezzo della Verità propone un’alternativa capace di unire intrattenimento, ironia e attenzione ai fatti.
Il successivo cambio di nome da Facebook a Meta, avvenuto dopo la testimonianza di Haugen davanti al Congresso, diventa infine il simbolo di una possibilità, per quanto limitata: anche una singola persona può contribuire a mettere in discussione strutture di potere apparentemente inattaccabili. È questo il messaggio più incoraggiante del film: anche quando cambiare le cose sembra difficile, vale comunque la pena provarci.
The Social: Il Prezzo della Verità (USA, 2026)
Regia: Aaron Sorkin
Cast: Mikey Madison, Jeremy Allen White, Jeremy Strong, Wunmi Mosaku, Betty Gilpin, Billy Magnussen, Bill Burr, Patrick Fischler, Gbenga Akinnagbe, Portia Doubleday, Nelson Franklin, Sierra Capri, Crystal Balint, Aidan Laprete, Tehmina Sunny, Erin Boyes
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Jeff Cronenweth
Produzione: Alcon Entertainment, Columbia Pictures, Escape Artists, Gotham Group
Distribuzione: Eagle Pictures

