BRICS, la marcia verso il Nuovo Ordine Mondiale
Al 18° Summit BRICS, tenutosi a New Delhi, in occasione del 20° anniversario della cooperazione del blocco, oltre all’India, anfitrione dell’evento (ma che ha scelto un profilo meno eclatante) Cina e Russia sono state, insieme all’Iran, protagoniste assolute sul piano politico, diplomatico e mediatico. Il vertice ha rappresentato un indubbio salto di qualità nella proposta politica ed economica del Sud Globale i cui effetti saranno l’aumento della sua influenza sullo scenario internazionale da parte di un blocco che rappresenta il 50% dell’umanità e il 43% della ricchezza prodotta, ovvero del PIL globale.
Il Presidente della Cina, Xi Jinping, ha esortato i BRICS a prendere la parte giusta della storia e a svolgere un ruolo pionieristico nel mantenere la pace e la stabilità. Per Xi il meccanismo di cooperazione BRICS è continuato a crescere e si è trasformato nella piattaforma più influente al mondo per la cooperazione tra mercati emergenti e paesi in sviluppo. Ha sottolineato che il Sud Globale si sta rafforzando e un mondo multipolare sta diventando una tendenza inarrestabile. I BRICS hanno esplorato percorsi di sviluppo adattati alle proprie condizioni nazionali e, in un’epoca di cambiamenti senza precedenti, hanno risposto alle principali sfide globali e salvaguardato gli interessi comuni del Sud Globale. Per il presidente cinese questo meccanismo di cooperazione è diventato la piattaforma più influente per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo e i BRICS vanno affermandosi come motore fondamentale dell’economia globale.
Xi ha proposto cinque iniziative chiave per la cooperazione del “BRICS allargato” in settori strategici quali l’intelligenza artificiale, la facilitazione del commercio e degli investimenti, l’industria digitale, la produzione intelligente e lo sviluppo delle competenze. Per Xi, i BRICS devono contribuire alla costruzione di un sistema di governance globale più equo e più equilibrato, difendendo l’autorità delle Nazioni Unite e sostenendo il sistema commerciale multilaterale, con l’Organizzazione Mondiale del Commercio come asse centrale, rifiutando tutte le forme di protezionismo.
Particolarmente significativa è stata la partecipazione del presidente russo Vladimir Putin, che ha raccolto molti consensi nell’evidenziare come il mondo governato da un sistema unipolare sia ormai entrato nell’ultima fase della sua storia e che il multilateralismo sia la via d’uscita per un mondo più giusto, più stabile e responsabile. Per Putin, il gruppo BRICS funge da forza trainante del multilateralismo e della crescita economica e dispone di meccanismi finanziari e commerciali propri e indipendenti che gli consentono di operare senza cedere alle pressioni esterne, promuovendo lo sviluppo sostenibile e l’equità globale.
Il vertice di Delhi ha approvato una dichiarazione congiunta di 140 punti che in sintesi dice una cosa molto semplice: il monopolio politico, finanziario e diplomatico dell’Occidente non è più considerato l’ordine naturale delle cose. Non comporta giustizia, non porta equilibrio e nemmeno efficienza. Serve una terapia per il mondo. I BRICS chiedono la rimozione delle sanzioni occidentali unilaterali contrarie al diritto internazionale e spingono per sistemi di pagamento transfrontalieri alternativi. Rivendicano un maggiore utilizzo delle valute nazionali. Contestano dazi e barriere commerciali imposti unilateralmente. Rifiutano modifiche arbitrarie alla composizione del G20. Chiedono una governance globale nella quale il Sud del mondo non sia più chiamato soltanto a obbedire alle decisioni prese altrove. Difendono Cuba dall’aggressione economica statunitense.
Mentre l’Europa continua a raccontarsi che il pianeta gira intorno a Bruxelles e a Washington, sta crescendo un sistema internazionale diverso. Una parte enorme del pianeta non accetta più che un gruppo ristretto di Paesi stabilisca chi può commerciare, con quale valuta, sotto quali sanzioni e dentro quale ordine politico. E quando cambia il modo in cui il mondo paga, commercia e decide, prima o poi cambia anche il modo in cui viene distribuito il potere.
A Delhi è apparso un altro punto di vista sul mondo e del mondo. Giustificato dai numeri e dal divenire dei processi. Che sarebbero stati naturali in un’ottica si sviluppo condiviso ma che sono stati resi inevitabili proprio dalla cecità e ottusità criminale di un Occidente che ritiene di poter governare l’intero globo terracqueo pur essendo una minoranza demografica, territoriale ed ora anche economica. Pensando di costringere ad uno stato permanente d’arretratezza l’intero Sud globale e schiacciando l’Est con la destabilizzazione permanente, la compressione del loro sviluppo attraverso sanzioni, operazioni di regime-change e guerre.
Convinti di possedere tutt’ora una superiorità politica, militare e finanziaria, i paesi occidentali – che hanno la loro economia di riferimento (quella USA) gravemente ammalata da un debito impagabile di 40 trilioni di Dollari ed una crisi industriali di enormi proporzioni – hanno visto anche le loro avventure militari risolversi in altrettante sconfitte e produrre un boomerang per i loro stessi interessi, UE in prima fila. Le stesse sanzioni economiche, illegali, che colpiscono 24 paesi e il 73% della popolazione mondiale, non vedono risultati nell’induzione di crisi economiche e politiche verso i paesi che ne sono vittima mentre comprimono pesantemente l’export occidentale, aggravando la salute delle sue bilance commerciali.
Infine, l’utilizzo piratesco delle risorse dei paesi allocate nelle banche occidentali, dal loro utilizzo arbitrario fino al sequestro o alla rapina totale, hanno contribuito ad innescare un processo di ritiro graduale delle riserve di valore dei paesi non occidentali, che le dirigono ormai verso la Banca Internazionale dei BRICS o verso altre forme di investimenti, ma al riparo dalle mani cleptomane degli Stati Uniti e dell’Europa. È venuta meno la sacralità della intoccabilità del denaro dei rispettivi investitori, a maggior ragione delle riserve valutarie, aurifere e minerarie degli stati. Il pilastro fondamentale del capitalismo è stato colpito da fuoco amico. Non a caso le ultime aste per i Buoni del Tesoro USA, che di solito erano acquistati dai diversi governi stranieri, che a prezzo di interessi alti garantivano comunque una liquidità di cassa agli States per le spese correnti, sono andate deserte. Non c’è solo una valutazione di mercato che sconsiglia i prodotti di uno Stato con numeri da default, ma anche una risposta politica e finanziaria all’operare con modalità banditesche con fini politici sui conti e sui depositi che dovrebbero essere intoccabili.
Da parte dell’Occidente a trazione angloamericana siamo di fronte ad un combinato a diversi strati di stupidità politica, nel non comprendere e non accettare un processo di trasformazione che genera lo spostamento di capitali da Nord verso Sud e verso Est. Non si sono resi conto della forza e del dinamismo crescente del 88% del pianeta. Il quale possiede la maggior parte delle risorse alimentari, energetiche e minerarie, che dispone ormai di un veicolo certo di scambi interni attraverso sia le organizzazioni a carattere regionale che con i rapporti bilaterali. Che sta via via escludendo l’utilizzo del Dollaro nelle transazioni internazionali e, con esso, anche l’intercettazione dei suoi commerci tramite le rotte del Pacifico.
I BRICS scommettono sul fatto che la crescente riduzione d’influenza dell’Occidente e degli USA, in particolare sui mercati, porterà ad una crescita della loro osmosi politica, che si misurerà attraverso le nuove architetture regionali che si vanno formando e sulle nuove rotte – come quelle nascenti dall’Artico – che stanno disegnando uno schema di assetti internazionali diverso da quello passato e ogni volta più minaccioso per l’egemonia statunitense.
La portata politica
La ricerca di un terreno comune sul commercio e sulla finanza è accompagnata da altrettanta sintonia sul piano politico, nonostante sia tutt’altro che semplice, vista l’estrema eterogeneità dei paesi componenti, associati ed aspiranti membri. Le obiezioni ricorrenti circa la capacità di trasformare i BRICS in un asse politico globale sono fondate, pur tuttavia una dichiarazione conclusiva del Vertice basata su 140 punti, rappresenta una capacità di sintesi politica di ampiezza sconosciuta anche in blocchi di potere consolidati come l’Occidente Collettivo, che mai riuscirebbe a parlare con una sola voce su 140 temi globali. Tra questi, il superamento dello Swift con un nuovo sistema di messagistica internazionale per le transazioni finanziarie; l’installazione di una nuova rete di cavi sottomarini che si renda indipendente da quelli situati in Cornovaglia e Virginia, con cui l’Occidente controlla il traffico internet; l’istituzione di una Borsa dei cereali situata non più a Chicago. E infine la condanna della spesa militare che affossa quella sociale, unico strumento per lo sviluppo.
Lungi dall’essere dichiarazioni d’intenti prive di concretezza operativa, rappresentano invece una rotta precisa sulla quale viene intrapresa la navigazione. È di fatto un’agenda politica completa che poggiandosi sui postulati principali del Diritto Internazionale e sulle esigenze di crescita del multipolarismo, sfida in forma aperta e decisa lo strapotere di un ordine unipolare su tutti i terreni dove si manifesta.
Il Sud Globale non bussa alla porta del Nord per chiedere, umilmente, un accesso ai mercati. Entra, li resetta e li ridisegna in favore di un multipolarismo che coincide perfettamente con l’esigenza di un nuovo ordine mondiale basato sulla collaborazione di tutti con tutti e non più col dominio dei pochi sui molti. C’è una accelerazione decisiva sulla de-dollarizzazione e sull’uso delle monete nazionali nel commercio internazionale. Si esige l’immediata riforma dell’ONU e del FMI e il Sud globale reclama un potere decisionale reale e commisurato alla sua dimensione territoriale, demografica ed economica planetaria. Si sta organizzando il Nuovo Ordine Mondiale Multilaterale. Il dado è tratto.

