Vannacci: libertà e diritti sconosciuti
La seconda parte del programma di Futuro Nazionale, in perfetta continuità con la prima, è un coacervo di corbellerie, anacronismi e tirate retoriche che rasentano la comicità involontaria. Ma andiamo per ordine. L’esordio fa subito riferimento ai “valori tradizionali e naturali”, con particolare “enfasi” rivolta alla difesa della famiglia naturale – insidiata da non si sa quale lobby Lgbtq+ finanziata probabilmente dal Partito Democratico – e della vita dal concepimento alla fine (come se ci fosse qualche partito a favore della morte). E subito dopo si cita quale fonte di ispirazione ideologica nientemeno che Tommaso D’Aquino, difensore della legge naturale, garantita da Dio ma anche dall’evidenza razionale, contro il relativismo etico e contro l’ideologia woke. Se Futuro Nazionale non fosse quasi al 10% nei sondaggi – cioè se la prospettiva non fosse tragica – ci sarebbe da ridere.
Innanzitutto, bisognerebbe spiegare a Vannacci che l’omosessualità esiste appunto in natura, fra gli esseri umani e anche fra gli animali: purtroppo per lui, la natura è dannatamente relativista. Chissà che penserebbe il Generale se sapesse che i Greci davano all’omosessualità addirittura un valore educativo e che i Romani la praticavano serenamente, lui che sente scorrere nelle sue vene il sangue di Giulio Cesare. E come spiegargli che proprio Giulio Cesare era bisessuale?
Cartesio avrebbe da ridire sull’ardita allusione all’evidenza razionale, allusione che spazza via in una riga l’intera storia della filosofia occidentale, ma non stiamo a guardare i dettagli.
Non è chiaro cosa significhi che Futuro Nazionale persegue come valore non negoziabile la libertà “in senso classico”, dal momento che ci sentiamo di escludere qualsiasi riferimento alla riflessione filosofica antica e moderna sul tema della libertà umana: sarebbe interessante chiedere a Vannacci e agli altri raffinati pensatori che lo circondano – da Alemanno a Ravetto, da Furgiuele a Pozzolo – quale significato conferiscano all’attributo “classico”. In effetti, visto che ogni due righe viene scagliato un anatema contro la libertà di scelta, i diritti civili e il relativismo etico, non si capisce a quale libertà si possa fare appello.
A Vannacci&Co, inoltre, sfugge completamente il principio illuministico e soprattutto costituzionale (art. 3,7,8 e 19) della laicità dello Stato: a quanto pare, infatti, vorrebbero tornare al Regno sabaudo poi diventato Regno d’Italia. D’altronde, ispirare il sistema valoriale di un partito a Tommaso D’Aquino, di cui Vannacci è certamente appassionato lettore, evoca lo stato confessionale previsto dallo Statuto Albertino. In realtà, il Generale e i suoi sono lievemente più retrogradi e antiliberali di Carlo Alberto, visto che legittimano la presunta inclinazione dell’Occidente romano e cristiano “a permeare di sé tutti i popoli del globo”.
Il richiamo alle “alle piaghe dell’ideologia giacobina e di quella marxista”, di cui non si fa fatica a immaginare Vannacci dissertare in cenacoli filosofici di prim’ordine, nonché quello alle “ideologie disumane del gender e dell’odio per la famiglia e per la vita” sfidano apertamente il senso del ridicolo. D’altronde, il povero Generale non può sapere che la sua concezione autoritaria e confessionale dello stato è molto più vicina proprio alla repubblica giacobina francese del 1793-94, che non alle democrazie liberali nate dopo la Seconda guerra mondiale.
Né si può pretendere che conosca la differenza fra il marxismo teorico in tutte le sue varie declinazioni e la dittatura sovietica, inopinatamente spacciata per “comunista”. Sull’ideologia gender, si deve ammetterlo, il programma di Futuro Nazionale è capace di strappare un sorriso, in primis perché non esiste alcuna ideologia gender – esistono piuttosto persone il cui genere biologico è distonico rispetto a quello psichico – e poi perché non si comprende in che senso siano “disumane”, o contro la vita. Forse il Generale è a conoscenza di una rete clandestina di terroristi dall’identità di genere fluida che progetta attentati contro gli italiani eterosessuali, vai a sapere.
D’altra parte, l’ossessione per la famiglia naturale prescritta dalla natura oltre che da Dio è del tutto ingiustificata: la famiglia è un prodotto storico, come qualsiasi istituto umano, tanto che fino alla rivoluzione industriale le famiglie non erano affatto composte da genitori e figli, ma erano ben più allargate. Lo stesso ruolo della donna evidentemente cambia a seconda del periodo storico e della società cui appartiene. Il senso della storia è proprio ciò che dovrebbe indurre a evitare qualsiasi rimando a una presunta assolutezza di valori, di assetti sociali, di modi di vita.
Perfino la certezza granitica che un padre e una madre crescano i figli meglio di una coppia omosessuale è destituita di qualsiasi fondamento, infatti, nessuno psichiatra, né psicoterapeuta, né pedagogista ha mai preso questa posizione in senso assoluto. Anche le scienze della psiche e la pedagogia, con buona pace di Vannacci, sono terribilmente relativiste.
Il divieto delle unioni civili, dell’adozione del figlio del partner nell’ambito di coppie omosessuali e della gestazione per altri, insieme al ridimensionamento del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/1978), sono i capisaldi di un indirizzo ideologico da fare invidia alle repubbliche islamiche.
Il non plus ultra dell’intolleranza si esprime nella rivendicazione della libertà di esprimere opinioni omofobiche, alias di offendere persone non eterosessuali, purché si eviti la violenza fisica, bontà loro. L’Italia dovrà anche rifiutarsi di applicare eventuali direttive europee in favore delle minoranze di genere, nientemeno che per rispettare “l’oggettività del reale e dei valori fondanti la natura e la civiltà”.
Il delirio identitario di Futuro Nazionale arriva perfino a proporre il voto plurimo per i genitori di famiglie numerose, in barba all’articolo 48 della Costituzione che stabilisce l’eguaglianza del voto per ogni cittadino.
In sostanza, Vannacci vorrebbe lo stato etico, esattamente come aspirava a essere lo stato fascista, cioè uno stato che incarni lo Spirito del popolo che lo esprime, su base etnico-biologica e culturale, autoritario, fonte di regole morali e religiose da seguire, nemico delle libertà civili (di fatto alle minoranze non eterosessuali viene conculcata la libertà di espressione garantita a tutti i cittadini dall’articolo 21 della Costituzione). Da questo punto di vista, gli mancano proprio i fondamentali dello stato di diritto: un governo che aspira a dirigere la vita privata dei cittadini, decidendo cosa sia morale e cosa no, che bandisce per legge pluralismo, inclusione e multiculturalismo è un governo illiberale che nega di fatto l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Il capolavoro mediatico che però va riconosciuto a Vannacci è quello di essere riuscito a spacciare idee così vecchie e già tristemente messe alla prova dalla storia per nuove e rivoluzionarie. L’esito finale di una visione politica come questa purtroppo lo conosciamo ed è che noi cittadini diventeremmo molto meno liberi e molto meno felici. Speriamo che a proteggerci dal Generale bastino la Costituzione e il buonsenso degli elettori.

