Whatever works – Basta che funzioni
di Roberta Folatti
Cinismo zuccherato
Anche il suo nuovo film ha diviso la critica, una metà lo giudica una stramasticata riproposizione dei soliti temi, l’altra un ritorno ai fasti comici del passato, dopo la polvere che aveva coperto i suoi ultimi lavori europei.
Io propendo per il primo partito, non a caso Woody Allen è andato a recuperare una sceneggiatura scritta trent’anni fa, e sono tra le estimatrici della fase europea del regista, avendo amato sia “Match point” che “Vicky, Cristina, Barcelona”. In quest’ultimo avevo trovato uno sguardo sorprendentemente moderno, come se l’ultrasettantenne Woody fosse riuscito a vedere il mondo attraverso gli occhi delle sue giovani protagoniste.
In Whatever works – Basta che funzioni, l’aria, le battute, le situazioni risultano un poco stantie, anche se si tratta pur sempre di una commedia firmata Allen, quindi di una spanna più elegante e intelligente della media delle commedie americane.
Però con i suoi due film precedenti l’autore aveva affrontato anche il lato oscuro della mente, quello più inquietante che non si può liquidare con una risata. Si rideva anche lì ma con i chiaroscuri che accompagnano qualunque vicenda umana. Forse con “Match point” e “Vicky, Cristina, Barcelona” aveva scontentato i suoi fans più legati all’Allen commediografo puro, che ritrovano ora il suo tocco leggero e un protagonista più facilmente identificabile col suo autore. Il sesso fatto e descritto in “Whatever works – Basta che funzioni” è sì libero, giocoso, sfrontato, con la signora che si scioglie dai complessi e va a vivere con due amanti e suo marito che rivendica felice la sua omosessualità, ma così annacquato nei buoni sentimenti perde la sua trasgressività. Si ride delle battute (non di tutte) con un vago senso di déjà vu.
Il protagonista è un uomo scorbutico e solitario che si reputa un genio e si sente superiore ai suoi simili in quanto a comprensione del mondo e delle sue dinamiche. Data la sua scarsa considerazione verso gli esseri umani, tende a maltrattarli, forse per impedire che si avvicinino troppo e che scoprano cosa c’è dietro quella cortina di aggressività. Ma sarà proprio un tipo così alla fine l’artefice di una sorta di grande famiglia che comprende la sua ex giovane moglie, la sua nuova fiamma, i genitori di lei e le strane coppie scaturite da una serie di improbabili intrecci. Insomma l’apparente asociale che aborriva sentimenti e sdolcinatezze e snobbava la compagnia dei suoi simili, finisce – indirettamente – per risolvere i problemi esistenziali (e sessuali) di tutti coloro che vengono a contatto con lui. Non lo fa di proposito, si tratta di un curioso effetto a catena che include il suo stesso tentato suicidio trasformatosi in felice fidanzamento.
La verve di Allen non si discute, guardare un suo film mette comunque di buonumore, certo i personaggi di “Whatever works – Basta che funzioni” sono un tantino stereotipati: lo scettico dal cuore d’oro, la signora frustrata e pia che si trasforma in bomba sexy, la ragazza bella anche se non troppo arguta destinata al grande amore, l’uomo coi pregiudizi sugli omossessuali che nasconde un’anima gay. Si ritorna anche ad una ambientazione cara all’Allen vecchio stile, la sua New York un po’ intelletuale, un po’ decadente resa mitica dall’indimenticabile “Manhattan”.
Whatever works – Basta che funzioni (Usa/Francia, 2009)
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Ed Begley
Distribuzione: Medusa


