di Roberta Folatti

L'assoluta ottusità del male

Un’altra civiltà. Tra quelle cattedrali in rovina, spaventosi monumenti allo spreco e al malaffare, in quelle piazze assolate, desolanti, adatte solo allo spaccio, vive una razza che non sembra più umana. Esseri che popolano la periferia della periferia, oltre i confini del mondo civile. Che hanno creato una società con regole proprie, ribaltando i valori consueti: premiata è la ferocia e il denaro è divinità da adorare, ciò che giustifica qualunque bassezza, qualunque orrore.

di Roberta Folatti

La vita che sorprende

E’ tratto da un bestseller e questo potrebbe non essere un punto a suo favore. Ma Quando tutto cambia è il frutto di un lavoro di riscrittura durato quasi cinque anni, nato dalla collaborazione tra Alice Arden, Victor Levin e la stessa Helen Hunt, anche regista e interprete principale del film: il risultato è una sceneggiatura dotata di una sua specificità e di un ritmo che non concede cadute di tono. Insomma una commedia frizzante, mai banale, con un mix riuscito di buona recitazione e dialoghi ben calibrati.

di Roberta Folatti

E se il potere logorasse anche Andreotti?

Mi sono piaciuti i dettagli più che il film nella sua complessità. Quegli spiragli d'umanità nella freddezza raggelante del personaggio, quei lampi di diabolico cinismo che lo inchiodano in eterno alle sue responsabilità. E poi i particolari a metà tra il grottesco e il tenero. Come quando incrocia lo sguardo del gatto bianco immacolato e batte stiticamente le mani per farlo scappare via. O quando confessa all'amico/nemico Francesco Cossiga il suo amore adolescenziale per la sorella di Vittorio Gasmann, sua compagna di scuola.
Per la prima volta nella sua lunga vita Giulio Andreotti si ritrova protagonista di un film e il trattamento che gli riserva il regista Paolo Sorrentino non è esattamente di favore. Non a caso sembra che la sua patina di impermeabile ironia si sia un poco alterata dopo aver assistito alla pellicola...

di Roberta Folatti

La violenza dei “buoni”

Non essendoci grandi film in giro, “Gomorra” a parte, ho scelto un piccolo film messicano, già in sala da un po’, una pellicola che non può lasciare indifferenti. In tempi di ronde e intolleranza, La zona è un accorato grido d’allarme e dimostra che il problema della convivenza fra ricchi e poveri, fra residenti e gente venuta da fuori è comune a tutto il mondo. Il film di Rodrigo Plà si sviluppa come un thriller, accumulando motivi di tensione sino alle drammatiche sequenze finali.

di Roberta Folatti

Sulle strade sofferenti del Libano

Sotto le bombe tutti sono uguali, tutti sono inermi.
Si annulla la distinzione tra buoni e cattivi ed è soprattutto la popolazione civile a pagare prezzi altissimi. In qualunque guerra, a qualunque latitudine.
Ma ci sono zone del mondo in cui i bambini di dodici anni hanno già assistito a tre guerre e sanno bene cos'è un bombardamento. Sanno che rovine lascia, fuori - tra le abitazioni, nei villaggi e nelle città - e dentro la testa delle persone.
Philippe Aractingi ha girato il film Sotto le bombe quasi in contemporanea con l'ultimo attacco israeliano in Libano, quando, nell'estate del 2006, fu dichiarata una flebile tregua. Il film è costruito in modo da incastonare fiction e immagini reali, gli attori si muovono circondati da comparse che recitano se stesse, che hanno vissuto davvero i drammi e le angosce di cui si parla. Si respira forte quest'autenticità e luoghi e volti ripresi dal regista trasmettono una muta protesta.


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