Pasolini e i furbetti della Torre
“La casa di Pasolini l’ho salvata io. Necessitava di cure immediate, nessuno la voleva, io l’ho trovata su Immobiliare.it, l’ho acquistata, restaurata a mie spese e aperta al pubblico e adesso l’ente privato – vincolato ad attività agro-silvo-pastorale – che ne chiede l’esproprio parla di “fruizione e tutela del complesso”? Non l’hanno voluta le Istituzioni quando per un anno Graziella Chiarcossi, cugina erede di Pasolini, ha provato ad interessarle e non è stato esercitato il diritto alla prelazione quando si poteva farlo. Non l’hanno voluta altri privati dal momento che è rimasta in vendita per mesi e non ha rivendicato nulla l’università agraria (l’ente privato di circa 120 iscritti che ora fa guerra sui presunti usi civici del terreno) in tutti questi anni, né quando era in vendita né prima. Nessun contenzioso con gli eredi nel 2018 come affermato recentemente dal Presidente dell’ente”.
È lo sfogo di Gabriele Gallinari, attore palermitano e proprietario della storica e ultima dimora di Pierpaolo Pasolini, la Torre di Chia, che si ritrova al centro di un vero e proprio giallo giudiziario che sui social in un video appello ha definito “incubo”. Perché dopo tutti i soldi spesi per una casa che rischiava di andare in rovina, oltre un milione di euro tra acquisto e lavori, dopo aver siglato protocolli con il comune e il ministero dei beni culturali per mantenere garantita l’apertura al pubblico per visite culturali, il proprietario si ritrova sotto esproprio gratuito e costretto addirittura a pagare un indennizzo.
A muovergli guerra l’Università di Chia, un soggetto privato, che nel bosco adiacente alla Torre, quello delle scene memorabili del Vangelo secondo Matteo ha messo su un “parco” con attrazioni e sbigliettamento, mentre ha avuto l’ordine del Comune di demolire 28 manufatti abusivi, statue giganti che avrebbero dovuto richiamare l’immagine di Pasolini.
Al centro della contesa giudiziaria gli usi civici che renderebbero la dimora di Pasolini, secondo questo ente privato, un abuso a tutti gli effetti. Eppure, quando Gallinari compra, il notaio fa le verifiche dovute, il Comune di Soriano rilascia la certificazione che esclude la presenza di usi civici, lo Stato non esercita la prelazione; nessuno rivendica nulla, la vendita è regolare. In primo grado lo conferma anche la relazione del Tecnico di fiducia del Giudice dando ragione al proprietario: non ci sono usi civici. Ma il Giudice si discosta totalmente dalle conclusioni del CTU senza motivarne il perché. In secondo grado la Corte d’Appello deciderà nel 2028, ma intanto dalla Regione è arrivato circa un mese fa il provvedimento di reintegra: un esproprio senza indennizzo. L’attore rischia quindi di perdere la sua prima casa senza ricevere nulla dei soldi spesi.
“La reintegra, ovvero l’esproprio gratuito di terreni e fabbricati – ha denunciato Gallinari – arriva quindi sulla base di una sentenza non definitiva che ha considerato la casa di Pasolini costruita su un terreno gravato da usi civici, discostandosi totalmente dalle conclusioni della CTU. Un esproprio a titolo gratuito è incostituzionale. Ho 30 giorni di tempo per lasciare la mia prima casa regolarmente acquistata e sono stato condannato a pagare un indennizzo di occupazione. Il notaio ha eseguito tutte le verifiche del caso e il Comune ha certificato che non vi fossero usi civici. L’ho restaurata per quattro anni sotto la guida della Soprintendenza e l’ho riaperta al pubblico. Un ente agrario privato che conta circa 120 iscritti che gestisce il bosco adiacente la proprietà, dopo 200 anni di silenzio ha rivendicato un uso civico, definendo Pasolini a tutti gli effetti abusivo a casa sua e usando intanto la sua immagine come attrazione del Parco a pagamento proprio fuori dalle mura di casa”.
Quest’estate il caso è rimbalzato sui media, tante le testimonianze di solidarietà a Gallinari dal mondo della cultura, artisti e intellettuali, è scesa in campo di nuovo la cugina di Pasolini e l’appello è arrivato al ministro della cultura Alessandro Giuli, perché in gioco c’è la vita e la prima casa del nuovo proprietario di Chia e del patrimonio che ha investito, ma anche la memoria di Pasolini che continua ad essere violata anche post mortem: nessuna verità per il suo assassinio, nessuna tutela della sua ultima dimora amatissima e tanto voluta e che oggi viene presentata come un abuso e una pratica taroccata.
Ci sono state anche due interrogazioni parlamentari del PD sulla vicenda, ma invitano all’attenzione sulla fruizione del bene da parte dei cittadini. Vale la pena ricordare che Gallinari ha già aperto la casa al pubblico, stipulando una convenzione con il Comune di Soriano del Cimino, accettando la manifestazione di interesse dell’Istituto Ministeriale Ville Colossali della Tuscia e con molte altre iniziative culturali a titolo gratuito. Forse senza il restauro e abbandonata dalle Istituzioni oggi sarebbe stato davvero difficile visitare la Torre di Pasolini mangiata dal tempo e dalle acque di un fiume. “La certificazione del Comune esclude usi civici. Il CTU del Giudice esclude usci civici. 200 anni di silenzio e adesso l’ente privato con vincolo agro-silvo-pastorale rivendica gli immobili residenziali, senza aspettare una sentenza definitiva” scrive ancora lapidario Gallinari sul suo profilo fb.
Intanto sulla pagina facebook dell’ente privato (https://www.facebook.com/UniAgrariaChia.SorianonelCimino), un lungo comunicato stampa recita: “Per il futuro della Torre chiediamo un lavoro comune fra Ministero, Soprintendenza, Regione Lazio, Comune di Soriano nel Cimino e Università Agraria di Chia: accompagnare la reintegrazione e definire un programma di conservazione, manutenzione e fruizione compatibile con la tutela del complesso” e viene adombrato il fatto che Gallinari conoscesse le rivendicazioni esistenti. “Se lo vorrà, potrà esercitare le azioni e far valere i propri diritti nei confronti di chi risulterà responsabile dei pregiudizi che lamenta. Le eventuali responsabilità devono essere accertate nelle sedi competenti. Non possono essere riversate sulla comunità per il solo fatto di avere difeso il proprio patrimonio”. La domanda è perché per 200 anni non abbiano fatto valere le proprie rivendicazioni, se ritenevano di averne. Pasolini si scopre abusivo nel 2026? È una strana storia o forse una damnatio memoriae.

