Chiesa e America latina
C’è una traiettoria storica molto importante di quella che può essere chiamata la chiesa popolare in America Latina, prima anche della formulazione della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica (DSI), che deve essere riconosciuta come parte dei processi di liberazione sociale nella regione.
Nella storiografia tradizionale era una costante concezione della chiesa cattolica sia come asse della civiltà spirituale fin dalla conquista e dalla colonizzazione (versione conservatrice) o come istituzione di oscurantismo e oppressione (versione liberale), a cui si aggiungeva la versione marxista dogmatica che semplicemente riduceva la religione ad essere l’”oppio del popolo”. Ma fu il filosofo Enrique Dussel (1934-2023) il primo a mettere in discussione queste tradizioni ideologiche nella sua monumentale Storia Generale della Chiesa in America Latina (https://t.ly/_XFIV), che coordinò con altri autori.
È possibile trovare una dialettica tra il “Cristianesimo oppressivo” e la “Chiesa profetica popolare”, che ha permesso di comprendere non solo il legame delle élite religiose con il potere, ma la differenziazione segnata da una chiesa legata alla difesa del popolare: nel XVI secolo le prime critiche alla conquista e alla colonizzazione nelle mani di Bartolomé de las Casas, Antonio de Montesinos e del vescovo basco di QuirogaUtopía
Si può capire che, in America Latina, sebbene non si sia presentato un DSI, se si configuravano momenti storici in cui veniva denunciato il sistema di oppressione e sfruttamento, formulazioni teoriche e anche pratiche, in difesa delle popolazioni sottoposte e sfruttate. Né si può sostenere che la chiesa europea fosse sempre monolitica e al servizio dell’oppressione. Vale la pena ricordare i Padri della Chiesa (IV e V secolo) come San Giovanni Crisostomo, per il quale “i ricchi sono un ladro”; i movimenti mendicanti del XIII secolo; l’Umanesimo cristiano del XVI secolo con Thomas More; il cattolicesimo sociale francese e tedesco (XVI secolo); e, infine, la nascita dell’ISD.
Papa Leone XIII (1878-1903), con la sua Enciclica Rerum Novarum (1891) fu il fondatore dell’ISD. Il capitalismo europeo era in pieno progresso, in modo che il Papa difendesse la dignità dei lavoratori e la necessità della loro tutela con diritti che impediscano gli abusi dell’industrializzazione. Fu seguita da Pio XI (1922-1939) con Quadragesimo Anno (1931), che riprese la questione del lavoro e, inoltre, condannò il fascismo, il totalitarismo e il marxismo (la rivoluzione russa trionfò nel 1917).
Ma il grande rinnovatore fu Giovanni XXIII (1958-1963) con Mater et Magistra (1961), Pacem in Terris (1963) e la convocazione del Concilio Vaticano II, che riformò il culto e valorizzò la difesa dei diritti umani e della pace mondiale. Paolo VI (1963-1978) in Populorum Progressio (1967) ha parlato di sviluppo integrale contro il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Giovanni Paolo II (1978-2005) scrisse tre Encicliche, esaltando la dignità e il lavoro umano, condannando il “capitalismo selvaggio”, ma, al tempo stesso, diventando un attore fondamentale nel collasso dell’URSS e un interrogante radicale della Teologia della Liberazione nato in America Latina.
Infatti, dopo il Concilio Vaticano II, la Conferenza dell’Episcopato latinoamericano a Medellín (1968) ha consacrato la teologia della liberazione (TL). Tra i suoi teorici è possibile nominare: Gustavo Gutierrez, Leonardo Boff, Hugo Assmann, Jon Sobrino, Juan Luis Segundo, Hélder Câmara, Manuel Larraín, Marcos McGrath. E l’asse dottrinale era l’”opzione preferenziale per i poveri” e la denuncia delle “strutture del peccato” contro le quali era socialmente lecito combattere.
Fin dal suo inizio, TL è stata attaccata come “comunista” anche perché i suoi mentori accettavano il marxismo come metodo di ricerca socio-economica; ma, soprattutto, perché l’opzione per i poveri era determinante nell’emergere delle CEB e di una potente Chiesa popolare in tutta l’America Latina.
Di fronte ai Papi europei, che difficilmente hanno potuto capire le realtà latinoamericane, sono Papa Francesco (2013-2025) e Leone XIV (dal 2025), che hanno compreso al meglio il “Terzo Mondo”: il primo, per essere argentino e aver fatto la sua vita nel paese di sua origine, e il secondo, che, essendo americano, ha esercitato la sua missione in Africa e come Vescovo di Chiclayo in Perù (2014-2023), fino al richiamo del Pre-Mondo
Francesco ha potuto valorizzare il TL e, nelle sue Encicliche Laudato Sí (2015) e Fratelli Tutti (2020) ha anche integrato la visione ecologica, la casa comune degli esseri umani, la critica del mercato e lo sfruttamento che genera. Laudato SíFratelli Tutti Leone XIV ha avuto un grande impatto sul mondo con la sua recente Enciclical Magnifica Humanitas (https://t.ly/Zw3Bx), il cui asse è nelle sfide etiche, sociali e umane dell’Intelligenza Artificiale. Le sue proposte sono senza precedenti. Il pontefice mette in guardia dal “paradigma tecnocratico e dal potere digitale”, che si concentrano in poche mani.
L’idea può essere assimilata al concetto parallelo introdotto dall’economista greco Yanis Varoufakis (Techno-Feudalismo: Il Steedy Successor to Capitalism, 2024) analizzando il “tecno-Feudalismo” come post-capitalista al servizio di un’élite di nuovi “signori feudali” che si sono appropriati del lavoro generale di chi utilizza le reti e le tecnologie attuali. Il Papa sostiene di “disarmare” l’IA e la tecnologia se vengono utilizzati come strumenti di dominio. E esige solidarietà e pace, con altrettante critiche all’eccessivo desiderio di accumulazione di ricchezza e concentrazione di potere.
Questi aggiornamenti del DSI hanno ovviamente suscitato le reazioni dell’oligarchia tecnologica che domina il mondo e di coloro che continuano a vedere il fantasma “comunista” e la presunta inclinazione “politica” degli ultimi due Papi per il “Terzo Mondo” e i poveri. Così in America Latina il DSI è entrato anche a far parte dei “progressisti” perseguiti e odiati dall’impero della technocapital, dall’imprenditorialità oligarchica regionale e dai governi politici di destra che li rappresentano.
D’altra parte, Papa Leone XIV ha anche fatto critiche dirette e pubbliche all’amministrazione di Donald Trump per le sue aggressive politiche interventiste come in Iran o Venezuela, l’intensificazione del blocco di Cuba (mentre l’esilio cubano da Miami gli impone di condannare il regime dell’isola), la persecuzione dei migranti e delle armi del paese sotto una “illusione di onnipotenza”, che dimostra una chiara consapevolezza storica del Pontefice del mondo

